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Mon, Mar

 

MADONNA DI CAMPIGLIO. Operatori della Polizia Locale di Pinzolo, nei giorni scorsi, procedevano a denunciare all’Autorità Giudiziaria un noto imprenditore di Madonna di Campiglio per abbandono di rifiuti.

 

Il fatto veniva accertato a seguito della segnalazione da parte della squadra del cantiere comunale che rinveniva all’interno di un isola ecologica di Madonna di Campiglio una notevole quantità di rifiuti derivanti da attività d’impresa tra cui anche residui edili. I sacchi, ben sei e di grosse dimensioni, venivano conferiti nei cassonetti deputati alla raccolta della carta.

 

Grazie al supporto del sistema di video sorveglianza comunale è stato accertato che l’imprenditore campigliano si portava nei pressi dell’isola ecologica con un furgone, in orario serale, e dal quale scaricava i sacchi per abbandonarli poco dopo.

 

L’attività posta in essere dagli agenti di Polizia Locale ha quindi permesso di risalire all’autore del fatto che per quanto previsto dalla Legge in materia di tutela ambientale  è stato denunciato alla Procura della Repubblica in quanto appurato che i rifiuti provenivano da attività d’impresa.

 

L’attività di controllo e repressione delle violazioni in materia di abbandono di rifiuti ha subito un notevole aumento nel corso del 2020 in tutto il territorio gestito dalla Polizia Locale di Pinzolo anche grazie al potenziamento degli impianti di video sorveglianza.

Se ne è andato oggi all'età di 91 anni Cesare Maestri, una delle figure che hanno scritto la storia dell'alpinismo. Un uomo di successo, dalla forte personalità. Un uomo apprezzato, amato, invidiato, contestato. Un uomo che ha parlato al mondo attraverso i suoi libri, ma ancor più con le sue memorabili e straordinarie imprese. 

  Nato a Trento il 2 ottobre 1929, conosciuto con l’appellativo di “ragno delle Dolomiti” Cesare Maestri – guida alpina, maestro di sci, giornalista e scrittore – è considerato uno tra i più forti alpinisti solitari del mondo; caposcuola e massimo esponente della arrampicata artificiale.

 

E’ stato fra i primi alpinisti al mondo a realizzare in solitaria vie di estrema difficoltà come la Soldà alla Marmolada; è stato il primo a scendere in arrampicata libera vie di VI grado (via delle Guide al Crozzon) senza l’ausilio di assicurazioni.

 Al suo attivo Maestri conta oltre tremila ascensioni, un terzo delle quali realizzate in solitaria, e circa cento vie nuove aperte con compagni e da solo in Africa, Argentina e sulle Dolomiti. Nel ’56 scese in solitaria la via delle guide sul Crozzon di Brenta, gettando nel vuoto la corda «perché non doveva servirgli».

 

 Tra gli exploit della carriera alpinistica di Cesare meritano un rilievo particolare le innumerevoli performance inedite: ha salito la normale del Basso in 17 minuti scendendo per la Preuss in nove e mezzo; dopo aver realizzato la prima solitaria della via Dibona sul Croz dell’Altissimo ( V+, 1000 metri) l’ha ripetuta in due ore. La direttissima sulla “parete rossa” della Roda di Vael – classificata VI grado A4 – è stata realizzata da Maestri e Baldessari nel 1960, dopo 177 ore in parete, sette bivacchi, 350 chiodi normali e 60 a pressione. L’anno successivo Maestri – ancora per primo al mondo – ha ripetuto la via in discesa adottando soluzioni alpinistiche innovative.

 

 Tra le innumerevoli imprese ha firmato la solitaria della Solleder sulla Nord Ovest della Civetta nel 1952, la Soldà alla Sud Ovest della Marmolada (una delle più dure vie dolomitiche d’anteguerra) e la prima salita solitaria della via delle Guide sul Crozzon di Brenta nel 1953, la via Oppio sul Croz dell’Altissimo nel 1955 e – sulla stessa montagna – in discesa la via Detassis nel 1956. Nel settembre del 1953 Cesare ha compiuto la traversata del Brenta lungo tredici cime (Cima d’Ambiez, Cima Tosa, Cima Margherita, Brenta Bassa, Brenta Alta, Campanile Basso, Campanile Alto, Sfulmini, Torre di Brenta, Cima degli Armi, Cima Molveno, Spallone dei Massodi, Cima Brenta) per un totale di 6.200 metri di dislivello con passaggi di V grado, in due sole giornate.

 

 Cesare ha diretto varie spedizioni alpinistiche in Africa e in Argentina; ha conquistato il Cerro Torre, una delle vette più difficili al mondo. Per meriti alpinistici il CAI gli ha conferito l’onorificenza di “socio onorario”. Per meriti umanitari e sportivi gli sono state conferite le onorificenze di Cavaliere della Repubblica, dell’Ordine del Cardo, e una medaglia di bronzo al Valore Civile. Nel 2011 gli è stata conferita la Targa d’Argento per la Solidarietà Alpina a Pinzolo. Trento, la sua città natale, lo ha premiato con la massima onorificenza cittadina.

 

 

 Membro del gruppo scrittori della montagna, ha pubblicato diversi libri di successo come “Lo spigolo dell’infinito” (1956), “Arrampicare è il mio mestiere” (1964), “A scuola di roccia” (1970), “Il ragno delle Dolomiti” (1973), “2000 metri della nostra vita” (1974) e “Se la vita continua” (1996). Collabora tutt’ora con varie testate locali e internazionali. Tra gli ultimi riconoscimenti ottenuti, il premio “Una vita per lo Sport” conferitogli dalla Città di Parma; la cittadinanza onoraria della località di San Leo e la qualifica di “socio onorario” del Film Festival della montagna di Trento.

 

 Per Cesare la montagna è stata al contempo ragione di vita e mezzo di realizzazione sociale, dove poter interpretare la parte che più gli si addiceva: quella del protagonista sempre e comunque, ammirato, invidiato, discusso, ma sempre rispettato.Nel 2002, anno internazionale della montagna, ha tentato senza successo di scalare il Shisha Pangma in Tibet (quota 8014) per portare sulla vetta una bandiera multicolore con la scritta “pace”.

 

 Oggi Cesare se ne è andato ma rimarranno indelebili le sue tracce sulle montagne, le sue imprese nel mondo dell'alpinismo, le sue parole, i suoi consigli e il suo carisma per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo. Un abbraccio ai familiari e a chi gli ha voluto bene.

 

(Le notizie della biografia di Cesare Maestri sono state tratte dal libro Epopea delle Guide di Montagna in Val Rendena - di Paolo Luconi Bisti e Matteo Ciaghi)

 

 

 

"L'alpinista più bravo è quello che diventa vecchio", disse Cesare Maestri il 29 aprile 2019, quando ricevette la Genziana alla carriera del Trento Film Festival, davanti a un pubblico che lo ascoltava in religioso silenzio. “Cesare Maestri era un bravo alpinista, uno dei migliori della storia, ed è riuscito nella sua impresa, quella di invecchiare tra le sue montagne senza perdere la vita sopra di esse. Una vita così lunga è un grande dono, che ci ha permesso di amarlo e apprezzarlo a lungo: ma la sua scomparsa lascia comunque un vuoto incolmabile”, dice il Presidente del Trento Film Festival, Mauro Leveghi. “Lo ricordiamo commosso, lui così forte, ringraziarci per il premio ricevuto, abbracciato all’amico di sempre Carlo Claus: era tosto e tenace, la vita lo aveva forgiato, ma non aveva mai perso la sua tenerezza, il suo amore per l’umanità e la fiducia in un futuro migliore”. 

Il Trento Film Festival, di cui Cesare Maestri era socio onorario, si stringe alla famiglia, alle Guide Alpine di Madonna di Campiglio, a tutte le persone che hanno amato un uomo che ha lasciato un segno indelebile sulla storia dell’alpinismo internazionale, prima con le sue imprese su roccia e ghiaccio, poi con i suoi libri, infine con il suo esempio di uomo libero e coerente, figlio di una terra che non lo potrà mai dimenticare

 

Nel centro di Madonna di Campiglio si replica il magico scatto realizzato da Giovanni Battista Luconi (Bisti) nel febbraio 1951.

Passato e presente. Febbraio 1951: la seconda guerra mondiale si era conclusa da pochi anni e a Madonna di Campiglio, sommersa dalla neve nell’inverno più nevoso del Novecento (24 i metri di coltre bianca arrivata dal cielo), si guardava con speranza e positività al futuro. Gennaio 2021: il mondo sta lottando contro una subdola pandemia e a Madonna di Campiglio la vita è sospesa nel tempo dell’incertezza, ma sempre vissuta con l'ottimismo per il tempo che verrà.

“Quando arrivò l’inverno 1950/51 – come si legge e si vede nelle splendide pagine di “Nevicate, disgeli, fatti e personaggi” (autore Paolo Luconi Bisti, Antolini Editore, 2004) – il “Bisti”, fotografo di Venezia, era arrivato a Campiglio da poco più di un paio d’anni. Fu una fortuna: durante quell’indimenticabile inverno Campiglio fu letteralmente sommersa dalla neve. La strada per Pinzolo rimase chiusa 47 giorni. Un evento tanto unico (mai più ripetuto) quanto effimero come la sostanza che lo creò, la neve appunto. Con la sua inseparabile Leica 35 mm il “Bisti” lo fermò per sempre, cogliendo alcune tra le più straordinarie immagini mai realizzate della località, in breve diventate a tutti gli effetti una parte imprescindibile del suo patrimonio storico. Una fra tutte: il Fino Serafini – maestro di sci e nota guida alpina – che scende dal tetto dello Chalet Ferrari”.

Complice la grande nevicata di questa prima parte dell’inverno, con oltre 6 metri di neve finora caduta (ad oggi, al rifugio Graffer si misurano al suolo 2 metri e 7 centimetri di neve, in centro a Campiglio 1 metro e 60 centimetri), si è colta l’occasione per documentare la straordinarietà delle nevicate susseguitesi una dopo l’altra attraverso la riproposta della stessa fotografia, scattata settant’anni dopo.

Sul tetto dello chalet della famiglia Zanon-Ferrari, Fino Serafini, con i suoi sci di legno e una discesa tanto lineare quanto semplice, ha lasciato il posto a tre giovani professionisti del freestyle e della tavola: Luca Girardi, Alessandro Bonapace Andrea Conci. In piazza Righi, non c’è più Giovanni Battista Luconi (il “Bisti”), il fotografo di Venezia arrivato a Madonna di Campiglio nel secondo dopoguerra, ma una nuova generazione di fotografi e videomaker che immortala i giovani riders saltare dal tetto dello Chalet Ferrari sui metri di soffice neve accumulatasi nella piazza al centro della località. (AV)

 

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