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Sun, Feb

Biker soccorso sulle piste del Bike Park Ponte di Legno Tonale (Val di Sole): elitrasportato all’ospedale Santa Chiara di Trento.

 

Un biker di Lovere (BG) del 2005 è stato elitrasportato all’ospedale Santa Chiara di Trento per i possibili politraumi riportati dopo essere caduto dalla sua mountain bike mentre stava facendo downhill sulle piste del Bike Park Ponte di Legno Tonale, in Val di Sole, nella zona di Valbiolo (Vermiglio). L’allarme al Numero Unico per le Emergenze 112 è arrivato verso le 15.25.

Il Tecnico di Centrale Operativa del Soccorso Alpino e Speleologico, con il Coordinatore dell’Area operativa Trentino occidentale, ha chiesto l’intervento dell’elicottero che ha sbarcato sul posto in hovering il Tecnico di Elisoccorso e l’equipe medica. L’infortunato è stato stabilizzato, imbarellato e, con il supporto di un operatore della Stazione di Vermiglio, recuperato a bordo dell’elicottero, per il trasferimento all’ospedale Santa Chiara di Trento.

 

 

Altri interventi di giornata in soccorso a biker

Poco prima delle 12 la Centrale Unica Emergenza è stata allertata per un biker di Trigolo (CR) del 1999, infortunatosi ad un arto superiore sulla pista Willy Wonka del Paganella Bike Park a una quota di circa 1.600 m.s.l.m. Sul posto la Guardia attiva del Soccorso Alpino e Speleologico di turno a Fai della Paganella e l’elicottero. L’infortunato è stato stabilizzato, imbarellato e trasportato fino al punto dell’imbarco, per poi essere trasferito all’ospedale Santa Chiara di Trento.

 

Intorno alle 13.30 e alle 14.20 altri due infortuni sulla pista Willy Wonka del Paganella Bike Park. Nel primo caso, il biker è stato raggiunto a una quota di circa 1.300 m.s.l.m. dalla Guardia attiva del Soccorso Alpino e Speleologico di turno a Fai della Paganella e consegnato all’ambulanza in località Rindole. Nel secondo caso, un biker di Pederobba (TV) del 1989, infortunatosi nella parte finale della pista a una quota di circa 1.200 m.s.l.m., è stato soccorso dalla Guardia attiva di Fai della Paganella. Considerati i dolori a schiena e torace accusati dall’infortunato, è stato chiesto l’intervento dell’elicottero, che è atterrato poco lontano ed ha poi trasferito il biker all’ospedale Santa Chiara di Trento.

Infine, poco dopo le 14.30 la Centrale Unica Emergenza è stata allertata per un biker del 1990 di Padova con un possibile trauma cranico a causa di una caduta dalla mountain bike nei pressi di Malga Campo (Luserna). Un operatore della Stazione Altipiani del Soccorso Alpino e Speleologico ha raggiunto l’infortunato e lo ha accompagnato fino a Luserna, dove è stato consegnato all’ambulanza.

 



Uno “scudo” in larice e metallo per allontanare gli orsi dai rifiuti. I primi modelli sono stati posizionati dal Servizio faunistico a Dimaro Folgarida.

Prosegue l’impegno dei Servizi faunistico e foreste della Provincia autonoma di Trento nel potenziare la rete dei cassonetti anti-orso presenti sul territorio. Alle centinaia di bidoni dell’umido dotati di apertura rinforzata per impedire ai plantigradi di cibarsi degli avanzi di cucina, si aggiungono ora veri e propri “scudi” in larice e metallo all’interno dei quali vengono posizionati i cassonetti. I primi due prototipi – frutto di una rielaborazione del modello sloveno – sono stati posizionati in località Bonetei, nel comune di Dimaro Folgarida. L’insegna gialla apposta sui contenitori è sintetica ed esplicativa: “Contribuisci a tenere gli orsi fuori dai centri abitati”. Un’iniziativa realizzata in collaborazione con la Comunità della Valle di Sole.

 

 

Da diversi anni i bidoni anti-orso sono stati dislocati in particolare sull’altopiano della Paganella e in Valle dei Laghi. Nelle scorse settimane, la presenza di esemplari problematici che si avvicinano ai paesi in cerca di cibo aveva spinto il presidente della Provincia Maurizio Fugatti a firmare un’ordinanza per la collocazione urgente di campane metalliche anti-orso, ancorate nel terreno nei comuni di Cavedago, Fai della Paganella, Andalo e Molveno. L’Azienda speciale per l’igiene ambientale (Asia), in collaborazione con le Amministrazioni comunali interessate e il servizio faunistico, ha già avviato la sostituzione di tutti i cassonetti per l’organico da 120 litri con le grandi campane metalliche da oltre 3.000 litri di capienza, risultanti molto più efficienti in funzione di incursioni anti orso.

Intanto, prosegue il lavoro per rendere i contenitori dei rifiuti organici inaccessibili ai plantigradi. Si guarda a tutte le zone del Trentino occidentale che sono interessate in maniera crescente dalla presenza di questo animale ed in particolare agli abitati che nel periodo estivo vanno incontro a una massiccia presenza turistica. Si tratta dunque di contesti in cui esistono difficoltà oggettive nel mantenere i rifiuti fuori dalla portata degli orsi. A questo fine – spiega il responsabile del settore grandi carnivori del Servizio faunistico, Claudio Groff – sono stati messi a punto dei nuovi sistemi di schermatura e chiusura dei cassonetti esistenti. I primi prototipi, come detto, sono stati posizionati a Dimaro-Folgarida. Li ha progettati l’operaio coordinatore Mattia Piva dell’Ufficio amministrazione e lavori forestali del servizio foreste. Per il conferimento basta tirare un pomello per l’apertura della struttura in legno e metallo, che si chiude automaticamente rendendo impossibile l’accesso all’orso. Una soluzione guardata con interesse dal primo cittadino Andrea Lazzaroni.

 

Soccorso Alpino – Servizio Provinciale Trentino. Doppio intervento in montagna in Val di Sole.

Si è concluso verso le 21.30 un intervento in aiuto a un biker belga del 1980. L’uomo era partito da solo nel pomeriggio da Malè in mountain bike con l’obiettivo di andare sul monte Peller. In fase di rientro, quando si trovava in Val dei Cavai (Dimaro), è stato sorpreso dal buio e, trovandosi in difficoltà nello scendere lungo il sentiero impervio e a tratti innevato, ha preferito chiamare il Numero Unico per le Emergenze 112 verso le 18.40.

Il coordinatore dell’Area operativa Trentino occidentale del Soccorso Alpino e Speleologico ha chiesto l’intervento degli operatori delle Stazioni Val di Sole e Rabbi. Tredici soccorritori sono partiti a piedi e in circa 45 minuti hanno raggiunto il biker, localizzato grazie al gps, a una quota di circa 1.900 m.s.l.m. L’uomo, incolume ma infreddolito, è stato accompagnato in sicurezza a valle. Per lui non è stato necessario alcun ricovero in ospedale.

Nel pomeriggio, la Stazione Val di Sole è stata impegnata in un altro intervento in soccorso di una escursionista della Val di Sole del 1978 che, in seguito a una caduta, lamentava dolori alla schiena. L’infortunio è avvenuto sopra l’abitato della frazione di Carciato (comune di Dimaro Folgarida, val di Sole), lungo la strada per malga Selva Nera. La donna, raggiunta da cinque operatori della Stazione Val di Sole, è stata stabilizzata, trasportata a spalla con la barella portantina per una decina di minuti e consegnata all’ambulanza, per essere trasferita all’ospedale di Cles per gli accertamenti medici.

L’Azienda provinciale per i servizi sanitari sta assistendo da questa notte un centinaio  di ragazzi per una sospetta intossicazione alimentare che ha colpito parte di un gruppo di studenti della scuola secondaria di primo grado in vacanza a Folgarida di Dimaro, in Val di Sole.

Il  gruppo, formato da circa 200 ragazzi, proviene dall’Emilia-Romagna e dalla Toscana. Undici ragazzi sono al momento sotto osservazione, e trattati con terapia idratante, all’ospedale Valli del Noce di Cles mentre due sono stati trasferiti al Santa Chiara di Trento per non sovraccaricare il presidio di Cles. Si tratta comunque di casi non gravi e che presumibilmente saranno dimessi nel pomeriggio.

I ragazzi si sono sentiti male durante la notte e sono stati subito soccorsi dal sistema di Trentino Emergenza e dalle strutture territoriali dell’Apss. Sul posto sono intervenuti i medici e gli infermieri del 118, i medici dell’assistenza territoriale e i volontari della Croce Rossa Provinciale, di Dimaro e di Malè.

All’interno dell’albergo che ospita le comitive è stata allestita un’astanteria per curare direttamente sul posto le persone che mostravano sintomi gastrointestinali.

Grazie alla professionalità degli operatori del sistema di emergenza e dei diversi professionisti del territorio e grazie anche alla collaborazione del sistema ricettivo di Folgarida e dell’albergo dove alloggiano i ragazzi è stato possibile quindi limitare i disagi per i ragazzi e gli accompagnatori e contenere gli inevitabili timori.

Le comitive si stanno preparando per partire nel pomeriggio e trascorrere la convalescenza a casa.

I Nas di Trento e i tecnici Apss dell’igiene pubblica hanno prelevato campioni di alimenti e stanno lavorando in queste ore sulle indagini epidemiologiche per individuare le cause.

Soccorso Alpino – Servizio Provinciale Trentino. Intervento di soccorso nei boschi sopra località Stavel (Vermiglio, Val di Sole).

 

Un escursionista di Vermiglio del 1969 è stato elitrasportato all’ospedale Santa Chiara di Trento per i politraumi riportati dopo essere scivolato sulla neve ed essere ruzzolato per diversi metri lungo un canale. Soltanto dopo un salto di roccia l’uomo è riuscito a fermarsi, finendo tra la roccia e un muro di neve. Al momento dell’incidente, l’escursionista stava camminando da solo nel bosco, a una quota di circa 1.500 m.s.l.m., nei pressi della strada forestale che da località Stavel sale fino al rifugio Denza. È stato lui stesso ad allertare il Numero Unico per le Emergenze 112 poco prima delle 11.30.

 

 

Il Tecnico di Centrale Operativa del Soccorso Alpino e Speleologico, con il Coordinatore dell’Area operativa Trentino occidentale, ha attivato la Stazione di competenza di Vermiglio e l’elicottero. Mentre due soccorritori della Stazione Vermiglio si portavano sul luogo dell’incidente, il Tecnico di elisoccorso e l’equipe medica sono stati verricellati vicino all’infortunato. Dopo aver ricevute le prime cure mediche, l’uomo è stato stabilizzato, imbarellato e verricellato a bordo dell’elicottero per il trasferimento all’ospedale Santa Chiara di Trento. Non è stato necessario l’intervento degli altri soccorritori della Stazione Vermiglio, pronti in piazzola per dare eventuale supporto.

Prestigioso primato per il polivalente atleta della Val di Rabbi Gil Pintarelli: insieme al bergamasco William Boffelli, compagno di squadra del Crazy Idea Team, ha infatti centrato il cosiddetto “record delle 13 cime”, soffiandolo ai fortissimi valtellinesi Robert Antonioli e Stefano Confortola. I due affiatati skyrunner hanno realizzato nei giorni scorsi una straordinaria performance, facendo segnare  il nuovo record della traversata delle 13 cime del Gruppo dell’Ortles Cevedale: una classica dell’alpinismo lombardo-trentino, molto nota anche a livello europeo. Una lunga cavalcata sullo spartiacque tra Lombardia e Trentino, inaugurata ancora nel 1891, immersa nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio e che consente di aggirare da nord verso sud e rientrando ad ovest, uno dei maggiori complessi glaciali d’Italia: dalla vedretta del Cevedale, alla vedretta de la Mare, vedretta Rossa e l’imponente ghiacciaio dei Forni, che costituisce la più estesa colata glaciale di tipo himalaiano delle Alpi italiane. Il trentino Gil Pintarelli (nato in Svizzera da genitori valsuganotti ma da molti anni residente in Val di Rabbi) ed il bergamasco di Roncobello, in Val Brembana, William Boffelli, hanno corso nel teatro della terribile Guerra Bianca, il conflitto della neve e dei ghiacciai,  fissando il nuovo limite in 7h50’ e polverizzando quindi il precedente tempo di Antonioli e Confortola (9h52’).

Le 13 cime toccate dai due corridori delle vette sono il Pizzo Tresero, Punta Pedranzini, Cima Dosegù, San Matteo, Monte Giumella, Punta Cadini, Rocca Santa Caterina, Cima di Pejo, Punta Taviela, Monte Vioz, Palon de La Mare, Monte Rosole e Cevedale. Un percorso da puri skyrunner, con uno sviluppo di 37 km ed un dislivello positivo di 4000 m su montagne tutte superiori ai 3400 m, con la cima più alta rappresentata dal Cevedale (3769 metri di quota). "L’idea di tentare il record delle 13 cime dell’Ortles Cevedale è nata a maggio” – dice Pintarelli –.” Mi trovavo sullo splendido San Matteo per fare scialpinismo e mi sono detto: sarebbe bellissimo correre qui e tentare le 13 cime“. Su internet ho trovato dei bellissimi filmati prodotti da Antonioli e Confortola in occasione del record fatto segnare nel 2018. E proprio guardando queste immagini mi sono riproposto di provare a battere questo primato. Ne ho parlato con William Boffelli, mio compagno alla Crazy, e subito ha sposato l’idea con grandissimo entusiasmo… a dire il vero si è appassionato al fatto di percorrere le 13 cime e di tentare il record più di me". E così nella notte di mercoledì 8 luglio, alle ore 1.22, i due atleti sono partiti dalla piazza centrale di Santa Caterina Valfurva, salendo verso il Pizzo Tresero; la lunga traversata di corsa si è conclusa dopo 7 ore e 50 minuti,  transitando alla fine per il Rifugio Pizzini in Val Cedec, ai piedi dell'imponente sagoma del Gran Zebrù, stringendo i denti  poi con l’ultimo tratto di 10 km su strada carreggiabile per rientrare nel noto borgo lombardo. Un ennesimo record da battere, a cui stanno già pensando vari atleti delle discipline degli sport di resistenza, ma che dovranno trovare coraggio e condizioni ideali indispensabili per poter competere su percorsi di alta montagna, incantevoli scenari che attraggono ogni estate numerosi alpinisti ed appassionati.

“Una serata sui progetti degli interventi già fatti e su quelli che verranno portati avanti in futuro, con l’ascolto comprensibile e legittimo di chi vuole fare domande e portare in evidenza criticità o preoccupazioni, ma nella direzione di dare maggiore sicurezza al territorio” così il presidente della Provincia autonoma di Trento ha definito l’incontro svoltosi ieri sera a Dimaro, in un affollato teatro comunale che ha visto sul tavolo dei relatori, oltre allo stesso presidente, l’assessore all’agricoltura e foreste, i sindaci di Dimaro e Commezzadura, il dirigente generale dell’Umst Grandi Opere e ricostruzione Raffaele De Col, i tecnici del servizio Bacini Montani Roberto Coali e Andrea Casonato. “Il vostro territorio, così duramente colpito, ha mostrato fin da subito la forza di rialzarsi – ha sottolineato il governatore – la comunità ha mostrato una grande capacità di reagire, mettendo in campo tutta la propria coscienza civica. Anche da parte dell’amministrazione è stato fatto il possibile per avviare in tempi brevi la ricostruzione, investendo risorse e con l’apporto di tutti, tecnici e rappresentanti istituzionali di maggioranza e di opposizione”. Un ringraziamento particolare è stato rivolto anche dall’assessore all’agricoltura e foreste ai servizi provinciali, ai Vigili del fuoco, alla Protezione civile. “Dimaro ha dato un grande esempio di comunità, affrontando una situazione drammatica. Adesso guardiamo al futuro, investendo in progetti di messa in sicurezza”, ha detto ancora l’assessore.

Come spiegato nel corso della serata, gli interventi per la messa in sicurezza del conoide del rio Rotian si suddividono in tre tranche: nella parte alta sono state trovate soluzioni per contrastare l’eventuale innesco di materiale, nella parte media per aumentare la capacità di laminazione dei detriti e nella parte bassa per l’adeguamento della deviazione del torrente, che si getta nel Noce proprio a fianco dell’abitato di Dimaro. Intanto, la buona notizia data agli sfollati è che potranno rientrare nelle loro case ragionevolmente nella prima estate prossima, a seguito di tutti i controlli necessari di sicurezza effettuati dalla Protezione civile.

Nel corso dell’incontro non sono solo state mostrate planimetrie, illustrate sezioni e profili del progetto, ma si è anche voluto ricostruire le drammatiche fasi del disastro. Nei giorni del 27 e 28 ottobre scorsi, quelli che precedono la terribile esondazione del Rotian, costata una giovane vittima e danni ingentissimi per la comunità di Dimaro, l’intensità delle piogge è stata tale da non essere mai stata registrata in precedenza, raggiungendo una media matematica che non si riscontrava da 150 anni. Con il passare delle ore il contenuto d’acqua nei terreni ha raggiunto in breve tempo la saturazione e lo scroscio continuo della pioggia, associato a fortissimi venti, ha innescato una colata di detriti alimentata dalla morena glaciale laterale al corso del fiume, dove sono immersi grossi blocchi di roccia sostenuti da sabbie e ghiaie. Le briglie degli anni '70 hanno ceduto alle spinte e agli urti, liberando grandi quantità di materiale e anche il più recente sistema di controllo delle colate è riuscito a contrastare il fenomeno solo parzialmente.

A seguire questi eventi calamitosi, i primi interventi di sgombro e messa in sicurezza, fino alla progettazione di più consistenti lavori che interessano il conoide del Rotian. L’intervento della parte alta, come è stato illustrato ieri, comprende le demolizioni e l’avvallamento di briglie residue, il deprezzamento dei massi presenti nell’alveo e sui versanti, il taglio della vegetazione instabile. Nella parte media verranno invece costruiti nuovi contrafforti per il rallentamento e l’arresto dei blocchi rocciosi e un secondo sistema, oltre all’esistente, di laminazione del trasporto solido. Nella parte bassa, che riguarda più direttamente l’abitato di Dimaro, si intende ricostruire e adeguare il canale deviatore, dimensionandolo dal punto di vista idraulico.

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