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Sun, Feb

Nel corso di una serie di controlli nei pressi dello scalo ferroviario, disposti dal Questore di Trento, la Polizia di Stato ha individuato un spacciatore nigeriano di ventitreenne anni, scarcerato lo scorso mese di maggio, dopo essere stato arrestato dalla Polizia di Trento alla fine dell’anno 2019, nel corso dell’operazione denominata “Sommo Poeta”, dal luogo, piazza Dante, ove erano soliti spacciare la droga i pusher.

Il giovane spacciatore è stato visto dall’unità crimine diffuso della Squadra Mobile, cedere una dose di droga ad un tossicodipendente italiano, proprio all’ingresso del sottopasso che dalla stazione porta verso corso Michelangelo Buonarroti.

A questo punto di agenti in borghese della Questura di Trento si sono avvicinati al pusher nigeriano per bloccarlo e sequestrate lo stupefacente. Ma il cittadino straniero, appena si è reso conto che la Polizia stesse piombando su di lui, ha deglutito, ingerendo alcune dosi di eroina custodite nella bocca. Successivamente è stato verificato che fossero 29.

A questo punto, d’accordo con il magistrato di Turno presso la Procura della Repubblica, l’uomo è stato portato presso l’Ospedale Santa Chiara per essere sottoposto ad una T.A.C. che confermasse, così come è stato, la circostanza paventata nel momento in cui è stato fermato dagli agenti della Squadra Mobile e potesse essere sottoposto alle cure del caso.

Perché se si fossero frammentate nell’apparato digerente le dosi ingerite, la droga, una volta entrata nell’organismo, avrebbe potuto scatenare un’overdose, letale per il giovane nigeriano.
Una volta terminato l’esame strumentale, il pusher è stato ricoverato in una stanza singola posta al secondo piano del reparto di medicina generale dell’ospedale di Trento, in attesa che espellesse dal proprio organismo la droga, non ancora in stato di arresto proprio perché non aveva ancora evacuato la sostanza psicotropa.

Approfittando del fatto che, a causa del pericolo di contagio da coronavirus, una delle finestre fosse stata lasciata aperta per areare l’ambiente, con un balzo fulmineo dal letto, il giovane spacciatore si è lanciato nel vuoto dal secondo piano del reparto ove era ricoverato, nel tentativo di sfuggire all’arresto da parte della Polizia di Stato, che sarebbe scaturito una volta espulse le dosi ingerite.

 

Il giovane cittadino extracomunitario è atterrato su di una piattaforma di lamiera, posta a circa 10 metri dal punto da cui si è lanciato, che ha attutito la caduta, riportando una frattura di una vertebra lombare. Attualmente è an cora ricoverato presso il nosocomio di Trento, perché necessita di cure adeguate ed è stato anche sottoposto ad un intervento chirurgico per ridurre la frattura. Ma non versa in pericolo di vita.
Considerato che non può muoversi, gli agenti della Squadra Mobile hanno denunciato alla Procura della Repubblica di Trento lo spacciatore e sequestrato le 29 dosi, nel frattempo espulse dal pusher.

 

 

Accoglienza invernale, 132 i posti letto. I 38 riservati alle donne coprono la totalità delle richieste, 94 quelli per uomini. Trattativa con la Provincia per destinare ai senza dimora parte della “Fersina”.

Parliamo di emergenza freddo in modo improprio, perché il problema dei posti letto per i senza dimora si presenta puntuale ogni inverno, dunque non si tratta di emergenza. Per questo è tempo di pensare a soluzioni strutturali”. Così il sindaco Franco Ianeselli ha introdotto, durante la conferenza stampa post Giunta del lunedì, l’illustrazione dei numeri e delle strutture destinate all’accoglienza invernale. “Stiamo lavorando con la Provincia per recuperare nuovi spazi – ha annunciato il sindaco –  Abbiamo avuto un confronto con il Commissariato di Governo qualche giorno fa sull’ipotesi di utilizzare alcuni spazi disponibili alla Residenza Fersina: verificheremo quanto prima se la strada è percorribile”. Il sindaco ha inoltre ringraziato il vescovo Lauro Tisi e la Caritas per il loro impegno: “So che anche la Caritas sta lavorando per mettere a disposizione nuovi posti letto. Ringrazio don Lauro per la grande sensibilità. Certo è che Trento è una città che non dimentica gli ultimi, dunque contiamo di trovare a breve una soluzione insieme alla Provincia”.

 

Di seguito la situazione delle strutture di accoglienza ad oggi nel territorio comunale.

Sono 132 i posti letto per senza dimora attivi attualmente nel territorio del Comune di Trento. Di questi, 38 sono riservati alle donne e coprono la totalità delle richieste di alloggio femminile. I restanti – 94 in tutto – sono riservati agli uomini. Ai 63 posti attivi tutto l’anno offerti da Bonomelli (31, gestione Caritas), Villa Sant’Ignazio (2 per persone vulnerabili) e Casa della Giovane (30), ne sono stati aggiunti dunque 69, dedicati specificatamente all’accoglienza invernale: 10 alla Casa San Francesco (Astalli, per richiedenti protezione), 9 alla Bonomelli con l’utilizzo di un container chiamato “Presa”,  22 alla Casa Sant’Angela (Caritas), riservata ai non residenti e ai soggetti vulnerabili, 20 alla Casa Maurizio (Amici dei senzatetto), 8 alla Casa Paola (Amici dei senza tetto).

Si stima che attualmente siano un centinaio i senza dimora privi di un posto letto: visto il maltempo e il progressivo abbassarsi delle temperature, la risposta a questa richiesta è particolarmente urgente. È in corso un confronto con il Commissariato di Governo, che ha già dato il suo assenso, e con la Provincia, per destinare all’accoglienza invernale una parte della Residenza Fersina.

Accoglienza diurna al Punto d’Incontro: 130 persone accedono al Punto d’Incontro, ogni giorno da lunedì a venerdì dalle 9 alle 17, per fruire del pranzo e dei servizi di accoglienza, docce, segreteria, cambio abiti, lavanderia. Il sabato l’apertura è dalle ore 9 alle ore 14, domenica dalle 9 alle ore 13.30 per la colazione. L’apertura domenicale, durante la quale vengono accolte circa 70 persone, è possibile grazie a risorse provenienti da donazioni. La domenica le persone ricevono un pranzo d’asporto a Casa Baldé.

L’attività di sportello maschile di via Endrici è formalmente chiusa per l’accettazione delle domande di posto letto, che sono state raccolte fino al 18 novembre scorso. I nominativi delle persone che si rivolgono allo sportello dopo quella data vengono segnate in un elenco a parte e contattate una volta esaurita la lista definita il 18 novembre.

Il Servizio Attività sociali del Comune di Trento è membro del Tavolo Inclusione e si occupa della presa in carico individuale delle situazioni più fragili in collaborazione  con la Provincia, competente in materia di Servizi per senza dimora. Il Tavolo Inclusione, coordinato dalla stessa Provincia, è infatti un luogo  istituzionalizzato e permanente di lavoro sulle persone senza dimora che coinvolge tutti i soggetti, pubblici e privati, che partecipano all’organizzazione dei servizi per l’emarginazione grave.

 

Per le loro pubblicazioni si collocano nel due per cento degli studiosi e delle studiose più autorevoli nella comunità scientifica internazionale. Dalle neuroscienze alla sociologia, dalla fisica alla matematica e all’ingegneria. Lo rivela la banca dati “World Ranking of Scientist”, creata dalla Stanford University. Intanto Francesca Demichelis e Nicola Segata si confermano nell’uno per cento di “Highly Cited Researchers”, identificato dalla classifica del Web of Science Group.

Tempo di nuovi riconoscimenti per l’Università di Trento e la sua reputazione internazionale. E di ulteriori conferme per l’alta qualità della ricerca scientifica di studiosi e studiose delle varie discipline.

 

Di recente, infatti, è arrivata la conferma di Francesca Demichelis e Nicola Segata nella classifica “Highly Cited Researchers 2020” (HCR), stilata dal Web of Science Group – Clarivate Analytics. L’elenco identifica l’uno per cento dei ricercatori e delle ricercatrici con più citazioni e maggior influenza al mondo nel proprio settore nell’anno di riferimento. L’analisi, basata su dati bibliometrici, viene eseguita dall’Istituto di informazione scientifica del Web of Science Group. Demichelis e Segata compaiono assieme ad altri 83 esponenti di istituzioni italiane su 6.400 nomi complessivi in lista.

In queste settimane, intanto, si è diffusa anche la notizia di una folta rappresentanza di docenti dell’Università di Trento nel due per cento degli studiosi e delle studiose che si distinguono a livello mondiale per autorevolezza scientifica sulla base del numero di pubblicazioni e di citazioni nelle relative aree disciplinari. In totale, l’Ateneo di Trento è presente con 64 tra professori, professoresse, ricercatori e ricercatrici. Seconda università Italiana (dopo Padova) nel rapporto tra docenti totali e autorevoli. È quanto emerge da un’analisi bibliometrica basata su dati Scopus, piattaforma di riferimento per le pubblicazioni scientifiche. La ricerca, condotta da John P. A. Ioannidis della Stanford University con Kevin W. Boyack e Jeroen Baas, è uscita nei giorni scorsi sulla rivista Plos Biology.

«Consideriamo questo risultato un’ulteriore conferma della qualità scientifica dei nostri studiosi e delle nostre studiose che con il loro lavoro contribuiscono allo sviluppo delle conoscenze nelle loro discipline. E danno prestigio all’Università di Trento e al Trentino nel mondo. Anche se questo, come ogni ranking, può essere criticato per i parametri e certamente non riesce a valutare in modo equo il lavoro in aree disciplinari diverse facendo torto a molti meriti, lo accolgo come un nuovo riconoscimento per l’Ateneo e la sua reputazione internazionale» commenta Paolo Collini, rettore dell’Università di Trento.

Il “World Ranking of Scientist” è una banca dati creata dalla Stanford University per provare a superare alcuni limiti dei ranking esistenti con una strategia diversa di calcolo. Per costruire uno strumento più affidabile, ad esempio, il database è stato elaborato sulla base di ben sei indici bibliografici standardizzati e con l’analisi di 22 settori disciplinari nel periodo 1996/2017. Il risultato è una fotografia di quasi 160 mila scienziati e scienziate più influenti al mondo, che rappresentano il due per cento di una platea totale di circa 6 milioni e 800 persone.

Tra ricercatori e ricercatrici citati/e, in servizio all’Ateneo di Trento, si trovano: Giorgio Vallortigara, Lorenzo Bruzzone, Davide Geneletti, Michael Dumbser, Nicola Pugno, Farid Melgani, Mario Diani, Vincenzo Casulli, Lorenzo Pavesi, Fulvio Mattivi, Stefano Giorgini, Davide Bigoni, Oreste Salvatore Bursi, Luca Zaccarian, Davide Brunelli, Dario Petri, Alessandro Pegoretti, Luca Lutterotti, Andrea Massa, Gian Pietro Picco, Alessandro Gajo, Gian Domenico Sorarù, Nicu Sebe, Roberto Battiti, Paolo Scardi, Gabriele Miceli, Giacomo Oliveri, David Melcher, Alessandro Moschitti, Manuela Piazza, Paolo Rocca, Nicola Segata, Massimo Donelli, Giovanni Straffelini, Fabio Casati, Luca Fiori, Fabio Massacci, Antonio Miotello, Guido Grandi, Matteo Leoni, Fausto Giunchiglia, Vincenzo Maria Sglavo, Alberto Montresor, Paolo Giorgini, Stefano Gialanella, Renzo Campostrini e Carlo Miniussi.

 

Promemoria_Auschwitz.Eu: il viaggio diventa virtuale.Le modalità d’iscrizione al progetto saranno comunicate nelle prossime settimane.

L’emergenza sanitaria internazionale “Covid-19” e la conseguente impossibilità di compiere il consueto viaggio formativo a Cracovia e ad Auschwitz-Birkenau hanno portato ad una ridefinizione del progetto regionale di educazione alla cittadinanza e alla memoria “Promemoria_Auschwitz.Eu” e all’elaborazione di scenari e strumenti alternativi ed innovativi. Lo ha deciso ieri la Giunta provinciale, su proposta dell’assessore alle politiche giovanili Mirko Bisesti.

L’esperienza di viaggio sarà dunque sostituita da un’esperienza virtuale, che permetterà ai giovani di “viaggiare” all’interno delle istituzioni museali e memoriali di Cracovia e di Auschwitz-Birkenau, grazie a delle visite virtuali curate dalle guide specializzate di quelle istituzioni. Prezioso sarà inoltre il contributo da parte di storici ed esperti nonché di istituzioni territoriali – quali università, associazioni, fondazioni, specialisti e formatori, al fine di valorizzare un progetto nuovo basato sull’esperienza digitale. Il progetto prevede inoltre la realizzazione di sei attività laboratoriali e, per la Provincia di Trento, anche del Memowalk, un percorso storico a tappe attraverso alcuni luoghi significativi per la storia e la memoria della città di Trento.

 

Promemoria_Auschwitz.Eu” mira a promuovere la partecipazione dei giovani e ad accompagnare questi nella comprensione del passato e nella lettura del presente. Il progetto è rivolto, oltre che a giovani altoatesini e nord-tirolesi, anche a 178 ragazzi trentini, seguiti da 18 tutor e da 4 membri dello staff.

Il progetto rientra nel quadro della Convenzione tra la Provincia autonoma di Trento e la Provincia autonoma di Bolzano “Progetti regionali per la promozione dell’impegno giovanile nella società” sottoscritta nel 2019. Il progetto è organizzato e curato dall’associazione Arciragazzi di Bolzano, in qualità di soggetto capofila, la quale a sua volta collabora con l’associazione Deina Trentino-Alto Adige e Arci del Trentino, in una dimensione pienamente regionale.

Qualora fossero possibili incontri in presenza ed esperienze di visita – anche in gruppi ridotti –, sarà cura delle associazioni partner promuovere tali momenti di incontro e approfondimento nel rispetto delle normative sanitarie vigenti. Qualora invece gli incontri si svolgessero tutti in modalità digitale (sincrona o asincrona), i contenuti della formazione verranno fruiti in simultanea dal gruppo, ma potranno anche essere rielaborati in autonomia dai ragazzi e dalle ragazze. Una selezione dei contenuti vivrà anche nei social network con eventi on-line organizzati in occasione delle ricorrenze più significative – come, ad esempio, nella Giornata della Memoria – e attraverso micro-pillole di approfondimento, che serviranno ad alimentare l’interazione con un pubblico più ampio, garantendo il coinvolgimento della cittadinanza. Nella fase di formazione e restituzione verrà dedicata, infine, particolare attenzione alla storia locale e si cercherà di valorizzare la sinergia tra le organizzazioni attive a livello regionale sul tema della memoria.

 

Uomo ed una donna, fratello e sorella, rispettivamente di 42 e 44 anni, residenti a Trento, si sono presentati presso l’ufficio denunce della Questura, raccontando di un furto avvenuto nell’abitazione della madre, ricoverata presso l’ospedale Santa Chiara a causa della pandemia da COVID 19 e successivamente deceduta per delle complicazioni polmonari.

I due si sono resi conto del furto, perché quando la madre è stata ricoverata avevano installato una telecamera all’interno dell’appartamento, lasciato incustodito dall’anziana donna, una a settantaquattrenne nata a Trento.

 

Con enorme stupore l’uomo e la donna, visionando le immagini dell’apparato di video sorveglianza, hanno scoperto che il furto era stata perpetrato dalla vicina e dal compagno di quest’ultima, una guardia giurata. A quest’ultimi, l’anziana donna deceduta aveva lasciato le chiavi della propria abitazione, ritenendo che fossero due persone affidabili.

La Squadra Mobile, a cui sono state affidate le attività investigative, ha richiesto, ed ottenuto, immediatamente dalla Procura della Repubblica di Trento, un decreto di perquisizione dell’abitazione dei due ladri nonché di altri luoghi che fossero ritenuti sospetti. All’interno della casa dell’uomo e della donna , non è stato trovato alcunché. Ma gli agenti della Questura di Trento, hanno scoperto che la guardia giurata avesse anche la disponibilità di un locale interrato nei pressi di Via Mazzini. Proprio nella cantina, è stata ritrovata la somma sottratta, circa 14.000 euro, restituti ai figli della vittima deceduta a causa del coronavirus.

I due ladri sono stati denunciati ed alla guardia giurata è stata ritirata l’arma nonché il porto d’armi. Toccherà ora al Questore di Trento decidere se revocare del tutto il titolo che consente di poter girare armato all’uomo nonché di esercitare la professione di vigilantes.

 

 

È aperto da oggi il nuovo parcheggio di attestamento realizzato nella zona ex Italcementi.

La decisione di adibire temporaneamente l’area a questa destinazione è legata all’attuale emergenza sanitaria che vede limitazioni alla mobilità in particolare sui mezzi pubblici per la necessità di garantire il distanziamento fisico. È stato dunque ritenuto opportuno aumentare gli stalli per parcheggio in città e in zone limitrofe. L’area ex Italcementi, ad ovest dell’abitato di Piedicastello e di proprietà di Patrimonio del Trentino spa, è stata considerata la più idonea per realizzare un’area parcheggio in breve tempo e a costi contenuti in proporzione al numero di posti realizzabili.

 

 

I lavori di allestimento, gestiti e diretti dall’ufficio Manutenzione aree demaniali (Strade), hanno suddiviso l’area in due porzioni quadrangolari, su cui sono state posizionate file regolari di stalli (5 metri per 2,50) per un totale di circa 430 posti auto.

Ingressi ed uscite per le auto sono garantiti da Lungadige San Nicolò, mentre i pedoni possono accedere e uscire dall’area o da un nuovo percorso protetto che dall’entrata veicolare porta all’attraversamento pedonale presente in Lungadige San Nicolò. Un secondo percorso pedonale sarà prossimamente realizzato verso via Papiria.

 

 

Con l’aumento dell’età, la memoria spesso subisce un declino marcato. Esiste la possibilità di migliorarla? Una risposta affermativa arriva dall’Università di Trento. L’Ateneo, infatti, ha coordinato una ricerca che descrive l’efficacia di alcuni semplici esercizi nel potenziare le performance mentali delle persone anziane. Compiti, insomma, che aiuterebbero chi ha oltre 65 anni a migliorare la capacità di concentrazione e di memorizzazione degli oggetti. I risultati sono stati pubblicati oggi sulla rivista scientifica Scientific Reports e rivelano potenziali misure di contrasto al decadimento cognitivo.

Lo studio è stato condotto da Chiara Tagliabue e colleghe del Centro interdipartimentale mente/cervello (CIMeC) dell’Ateneo di Trento in collaborazione con l’Università di Birmingham e con il supporto di un finanziamento della Fondazione Caritro (Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto). L’obiettivo era indagare la possibilità di potenziare la memoria negli anziani e nelle anziane. Il lavoro si inserisce inoltre in Rare-Net (“Reversing Age and Resilience in the Elderly”), progetto strategico per l’invecchiamento attivo promosso dall’Università di Trento e coordinato da Veronica Mazza, professoressa associata del CIMeC.

 

Ci si è concentrati, in particolare, sulla memoria di lavoro visuo-spaziale, quella che aiuta a ricordarsi “cosa” e “dove” sono gli oggetti, uno degli scomparti del magazzino della memoria che per primo rischia di deteriorarsi con l’età.

La ricerca descrive l’efficacia della ripetizione di un compito di memoria nel ringiovanire le performance mentali. Un gruppo di 24 anziani (età compresa tra i 65 e gli 80 anni) e un gruppo di controllo di giovani adulti si sono recati per quattro giorni consecutivi nei laboratori di Psicologia sperimentale (Experimental Psychology Labs) del CIMeC. Durante ogni giornata, è stato proposto loro il compito di memorizzazione un numero variabile di figure geometriche colorate. Nel corso della prima e dell’ultima giornata, mentre i partecipanti svolgevano tale compito di memoria, è stato registrato il loro elettroencefalogramma per valutare l’attività cerebrale.

«Anziani e anziane – riferisce Veronica Mazza, senior author dell’articolo – hanno migliorato la loro capacità di memorizzazione di oggetti dopo solo quattro sessioni di ripetizione del compito. L’utilizzo combinato di misure dell’accuratezza delle risposte e dell’attività cerebrale dei partecipanti all’esperimento ha messo in luce i meccanismi che portano a tale miglioramento. In particolare, le persone anziane migliorerebbero la loro abilità di prestare attenzione agli oggetti importanti (per esempio, quelli contenuti nella lista con cui si sta facendo la spesa), e questo permetterebbe successivamente loro di ricordarli anche meglio. Dunque, lo studio suggerirebbe che migliorare i meccanismi dell’attenzione (per esempio, riducendo le fonti di distrazione) porta a una serie di vantaggi per diverse funzioni mentali».

Per indagare il miglioramento delle performance e i principali meccanismi cerebrali coinvolti nel processo il gruppo di ricerca ha combinato misurazioni di accuratezza (comportamentali) e cerebrali (elettrofisiologiche).
Concludono: «I risultati suggeriscono l’importanza di approfondire le ricerche sull’efficacia delle diverse azioni messe in campo per migliorare le varie competenze cognitive nell’anzianità».

 

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L’articolo
L’articolo, dal titolo “Learning by task repetition enhances object individuation and memorization in the elderly”, è stato scritto per la rivista scientifica “Scientific Reports” da: Chiara Tagliabue, Giulia Cristoforetti e Veronica Mazza (Università di Trento, Centro interdipartimentale mente/cervello CIMeC) con Sara Assecondi (University of Birmingham, School of Psychology and Centre for Human Brain Health CHBH, ora ricercatrice di CIMeC grazie alle risorse del fondo Caritro).

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