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Fri, Apr

 

Nel pomeriggio di ieri la Squadra Mobile e le Volanti della Questura di Trento, d’intesa con il magistrato di turno della Procura della Repubblica del capoluogo trentino, hanno arrestato in flagranza per il reato di stalking, un cittadino bosniaco di trentaquattro anni, residente da anni a Trento.

L’uomo, scarcerato a luglio al termine di una pena detentiva di quattro anni, comminata per una rapina commessa nel 2016 ai danni di un tassista trentino, ha ripetutamente minacciato la ex moglie di morte, provocando alla donna forti stati di ansia e paura.

In passato, l’uomo è stato ammonito dal Questore di Trento per violenza domestica. Inoltre, per fatti diversi, su disposizione del il Tribunale di Trento, gli è stato anche imposto il divieto di avvicinamento alla moglie, vittima di atti persecutori da parte dell’ex marito.

Mercoledì e giovedì, l’uomo, separato dalla moglie, è andato a bussare violentemente alla porta dell’abitazione di quest’ultima. La donna impaurita dall’atteggiamento violento ed aggressivo dell’uomo, risultato, anche per sua stessa ammissione, sotto l’effetto di stupefacenti, non ha voluto aprire la porta.

A questo punto l’ex marito ha inveito contro la donna e l’ha minacciata di ucciderla con un coletto. La donna, sebbene spaventata, ha comunque tentato di calmare l’ex coniuge dialogando con quest’ultimo, stando dietro la porta d’ingresso della ex casa famigliare. Resasi conto che l’aggressività dell’ex marito aumentava, anziché diminuire, ha detto al figlio minore di chiamare la Polizia.

Immediatamente, nella serata di mercoledì un equipaggio della Volante è arrivato in prossimità dell’abitazione nel quartiere Madonna Bianca. Alla vista degli agenti della Questura di Trento, l’uomo si è calmato, mostrando un’apparente tranquillità ed ha deciso di allontanarsi. Nel corso dell’intervento è stato anche verificato che non avesse armi con se.
L’indomani mattina, ovvero giovedì, con ancor più virulenza, il cittadino bosniaco è andato nuovamente sotto casa della ex moglie. L’ha chiamata per telefono, minacciandola nuovamente di accoltellarla, una volta che fosse uscita per andare a lavorare e proferendo nei confronti della ex coniuge epiteti offensivi ed ingiuriosi.

La donna, ed anche il figlio minore della coppia, terrorizzati dalla recrudescenza dell’inusitata violenza verbale dell’uomo, hanno chiamato nuovamente la Polizia. Sul posto sono giunti immediatamente un equipaggio della Squadra Mobile e delle Volanti della Questura di Trento che hanno bloccato lo stalker ed arrestato.

La donna ha dichiarato agli agenti intervenuti che, sebbene scossa e prostrata psicologicamente dal comportamento dell’ex marito, tale per cui avesse deciso di separarsi, non ha inteso denunciarlo. Ma si è comunque proceduto d’ufficio, prescindendo dalla volontà punitiva della donna, perché l’uomo era già stato colpito da precedenti provvedimenti per fatti analoghi di atti persecutori e violenza domestica.
In materia di contrasto alla violenza di genere, dall’inizio dell’anno, sono stati ventotto i provvedimenti di ammonimento del Questore di Trento per violenza di genere e stalking.

 

Prevenzione valanghe, accordo tra Aineva e Soccorso alpino. Oggi a Trento la firma di un’intesa che mira a favorire lo scambio di informazioni e lo studio della neve e, più in generale, della montagna.

Aineva, punto di riferimento in Italia nello studio della neve e delle valanghe, stringe un accordo strategico con il Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico (Cnsas) del Club alpino italiano per garantire una montagna sempre più sicura e sempre più consapevole. L’intesa, che ha valenza nazionale, è stata sottoscritta nella mattina di stamani presso la sede di Aineva a Trento. Al tavolo era presente anche l’assessore provinciale al turismo, Roberto Failoni, nelle vesti di presidente di Aineva.

 

La scambio di conoscenze e competenze tra due realtà così importanti porta un vantaggio concreto per chi opera e studia la montagna e ma anche per chi in montagna ci va per passione e divertimento. E’ una giornata importante perché è la dimostrazione che fare sistema apre nuove opportunità con benefici generalizzati”. Una posizione condivisa anche dal presidente del Soccorso alpino e speleologico, il trentino Maurizio Dellantonio: “L’accordo con Aineva è importante per proseguire nel lavoro di prevenzione del rischio legato alle valanghe. La consapevolezza del pericolo, le attrezzature personali di sicurezza e la cultura della prevenzione sono aumentate negli ultimi anni, anche grazie alle campagne informative del Soccorso Alpino e di Aineva”. Il protocollo d’intesa avrà una la durata di 3 anni.

L’accordo, sottoscritto nella mattinata di oggi, consentirà di sviluppare tra Aineva e Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico del Club alpino italiano una collaborazione che porterà alla condivisione di documentazione, alla raccolta e allo scambio dei dati, e la formazione nel campo della prevenzione del pericolo di valanghe.

Secondo l’intesa, Aineva e Soccorso alpino potranno, anche su base territoriale, stipulare accordi così migliorare ed implementare la collaborazione tra le due realtà, oltre a promuovere attività rivolte all’informazione e prevenzione verso il grande pubblico.

In particolare, Aineva promuoverà corsi di formazione, aggiornamento e certificazione professionale a favore del Soccorso alpino per le tematiche connesse alla neve, alle valanghe e alla meteorologia o per altre iniziative specifiche nel campo della prevenzione.

Dal canto suo, il Corpo nazionale di soccorso alpino si renderà disponibile, in caso di emergenza di protezione civile o incidenti di valanga, a trasmettere osservazioni, misure puntuali nivo-meteorologiche o riprese fotografiche/video agli Uffici neve e valanghe.

Un gruppo di lavoro congiunto lavorerà da subito per garantire concreta applicazione all’accordo e avviare la collaborazione già dalla stagione invernale prossima.

I dati dell’attività del Soccorso alpino nazionale sono molto importanti. Il 2019 si è registrato un incremento significativo dell’attività di soccorso rispetto all’anno precedente, passando da 9.554 a 10.234 interventi (+7,1%), e che ha fatto superare per la prima volta nella storia del CNSAS la quota psicologica di 10.000 missioni di soccorso. I soccorritori impiegati sono stati 41.666, le giornate/uomo 28.458 per un totale di 187.504 ore di effettivo utilizzo. Mediamente i soccorsi riferiti a valanghe sono circa una quarantina a stagione invernale, sull’arco alpino ed appenninico.

Di 10.073 persone tratte in salvo, ben 3.376 (33,5%) sono stati gli illesi, i feriti complessivamente hanno raggiunto la quota di 6.190 (61,4%), suddivisi in feriti leggeri 4.501 (44,7%), feriti gravi 1.425 (14,1%). Le persone che hanno subito traumi tali da compromettere le funzioni vitali, cioè in imminente pericolo di vita, sono state 264 (4,4%). Ferma allo 0,6% la percentuale dei dispersi, mentre si registra un leggero calo dei morti, passati 458 a 446, ovvero il 4,4% del totale.

Ancora il presidente nazionale Cnsas, Maurizio Dellantonio: “Registriamo una crescita costante della frequentazione invernale delle nostre montagne e degli appassionati di sport sulla neve, anche al di fuori dei comprensori sciistici. E quest’anno, dopo il Coronavirus, ci aspettiamo che aumentino molto gli utenti dello scialpinismo e delle ciaspole, potendo contare su un ambiente meno frequentato. La prevenzione del rischio valanghe e le tecniche di soccorso, grazie a questo accordo, potranno ulteriormente migliorare”.

La chiusura val all’assessore provinciale al turismo e presidente nazionale Aineva, Roberto Failoni: “La montagna è un patrimonio collettivo, la cui frequentazione è resa più sicura grazie al lavoro di questo persone che durante l’intero arco dell’anno lavorano con professionalità e cognizione per approfondire tematiche importanti per la sicurezza e la tutela della montagna, soprattutto nella stagione invernale. A loro va il nostro ringraziamento”.



Dall’immigrazione al reddito di cittadinanza, dal Recovery fund alla situazione della pandemia al piano sul cashback. Molti i temi trattati dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, intervenuto in videoconferenza nel pomeriggio al Festival dell’Economia di Trento, intervistato da Tito Boeri e Tonia Mastrobuoni.

 

Nessuno può pensare che la gestione dei flussi migratori, un fenomeno così complesso e da gestire con approccio multilivello, possa essere risolto da un mese all'altro – ha detto Conte. E' un percorso che stiamo facendo e che già ha segnato una prima tappa nell'estate 2018 quando maturò la consapevolezza che Dublino dovesse essere superato. La proposta della Commissione europea è un passaggio non trascurabile, ma sicuramente non è l'approdo di una politica europea efficace di gestione dei flussi migratori, che deve fondarsi sul principio di solidarietà".

Parlando del Recovery fund il premier ha evidenziato che “non risulta ci siano paesi più avanti di noi sul Recovery fund. E' l'Unione europea ci ha chiesto per il 15 ottobre delle linee guida e non dei progetti, che arriveranno a gennaio. Non possiamo consentirci progetti parcellizzati, aggregheremo i singoli progetti che saranno in numero molto più ridotto e forniranno una visione di Paese, in linea con le indicazioni Ue".

Meno male – ha aggiunto Conte parlando del reddito di cittadinanza – che avevamo una misura di protezione sociale come il reddito di cittadinanza a cui abbiamo aggiunto il reddito di emergenza. Certo si possono sempre migliorare in fase di attuazione. In due anni introdurre una misura così complessa in un tessuto sociale che presenta criticità strutturali, non era affatto semplice. Il progetto di inserimento nel mondo del lavoro collegato al reddito di cittadinanza ci vede ancora indietro. Ho già avuto alcuni incontri con i ministri competenti: dobbiamo completare quest'altro polo e dobbiamo riorganizzare anche una sorta di network per offrire un processo di formazione e riqualificazione ai lavoratori. Dobbiamo cercare di costruire un percorso coordinato. E’ nostra intenzione, nei primi mesi del 2021, presentare l'altro progetto, quello che incrocia l'attuazione del reddito di cittadinanza con l'inserimento nel mondo del lavoro". "Tra le riforme che ci aspettano – ha proseguito – possiamo anche lavorare su quella delle pensioni. Dobbiamo metterci attorno a un tavolo: ad esempio fare una lista dei lavori usuranti mi sembra la prospettiva migliore”. 

In merito al Covid, “io escludo pubblicamente un nuovo lockdown nazionale – ha ribadito il presidente – perché siamo in una situazione diversa rispetto a quella di inizio anno. Se si svilupperanno dei cluster potremo intervenire in modo circoscritto, perché abbiamo un sistema sofisticatissimo per incrociare i dati. Ai cittadini dico: riprendiamo la vita sociale con cautela, ma con fiducia. Se dovesse interrompersi il rispetto di minime regole è chiaro che i numeri potrebbero salire, ma se continueremo come adesso sono molto fiducioso". 

Infine in merito al piano sul "cashback", "è l'occasione per un mutamento delle abitudini degli italiani – ha sottolineato Conte. Passando ai pagamenti digitali contrastiamo il sommerso, creiamo le premesse per recuperare denaro e per far e pagare meno tasse. Inoltre, in tempi di pandemia da Covid-19, se non tocchiamo il denaro c’è meno occasione di contagio. Dal 1° dicembre chi pagherà in tutte le modalità elettroniche e digitali, se farà almeno 50 transazioni in 6 mesi potrà recuperare il 10% - ha spiegato il presidente. Ma abbiamo anche creato un meccanismo a premi in cui ci sarà solo da guadagnare con tanti incentivi. Stiamo ragionando inoltre con gli operatori del settore per ottenere l'abbassamento delle commissioni agli esercenti”.

 

 

Università, il nuovo Atto d’indirizzo per il triennio 2020-2022. Approvato in via preliminare dalla Giunta provinciale.

Continuare sulla strada delle sinergie e collaborazioni sia con gli organismi di ricerca del Trentino (Fondazione Bruno Kessler, Fondazione Edmund Mach, Fondazione HIT), sia con il tessuto economico e sociale al fine di contribuire allo sviluppo della società nelle sue varie componenti. É questo uno dei principali obiettivi stabiliti dal nuovo Atto d’indirizzo per il triennio 2020-2022 dell’Università d Trento, approvato in via preliminare dalla Giunta provinciale su proposta dell’assessore all’Università.

La principale novità del nuovo atto d’indirizzo è, però, l’avvio del corso di laurea magistrale a ciclo unico in medicina e chirurgia. Le risorse provinciali previste per finanziare il nuovo corso di laurea ammontano a 4,8 milioni di euro annui mentre l’Università di Trento garantirà un co-finanziamento di circa 1,4 milioni di euro destinato al personale. L’Atto fissa inoltre i risultati attesi, le risorse attribuite dalla Provincia e i criteri e le modalità di erogazione delle risorse e di rendicontazione delle spese. Il finanziamento ordinario provinciale, ovvero la quota base, garantito all’Ateneo per il triennio 2020-2022 ammonta a 111 milioni di euro.

Sempre per quanto riguarda la parte finanziaria alla quota base pari a 111 milioni di euro si aggiungono una quota premiale (500 mila euro annui), una quota programmatica destinata al sostegno di progetti specifici (corso di laurea medicina, Ausilia, il laboratorio di quantistica quantum@trento, DRLab ed il centro studi di geocartografico).

Infine vi è una quota per il programma di edilizia universitaria che vede nel 2023 la conclusione degli interventi avviati con i precedenti accordi, per una spesa di circa 30 milioni di euro nel periodo 2020-2023. Si ricorda che dal 2004 al 2019 sono stati mobilitati circa 308 milioni di euro.

 

Si sono svolte nel pomeriggio di ieri le audizioni ed a seguire l’esame del disegno di legge 66 dell’assessore Mattia Gottardi che reca disposizioni straordinarie in materia di esenzione Imis per il periodo d’imposta 2020 in conseguenza dell’emergenza sanitaria da Covid-19. Le norme sono state approvate con 4 astensioni e 5 voti favorevoli. Respinto un emendamento di Rossi che voleva l’estensione delle norme a tutte le categorie del settore ricettivo.

In particolare, l’assessore Mattia Gottardi, ha spiegato che la politica espansiva proposta dalla Pat, del valore di un milione di euro, prevede l’estensione dell’esenzione dell’Imis ad altre categorie e attività rispetto a quelle già individuate dal Governo. Si tratta del recepimento di una politica nazionale a favore degli immobili turistici per far fronte all’emergenza, ha aggiunto, con esenzione per le strutture dove c’è identità tra proprietà e gestione.

 

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Grosselli e Cigil: selettività degli interventi e ricadute professionali
Per la Cgil, Andrea Grosselli ha chiesto, come per gli altri interventi di sostegno, che ci sia selettività nell’attribuzione delle agevolazioni e si introducano vincoli legati alle ricadute professionali o quanto meno all’utilizzo di eventuali ammortizzatori. Inoltre, a margine e a titolo di promemoria, Andrea Grosselli ha chiesto ci sia attenzione anche nei confronti dei proprietari degli immobili che si possono trovare a non ricevere quanto pattuito dagli inquilini in difficoltà.

Michele Bezzi (Cisl) ha rimarcato come il documento sia arrivato in tempi stretti, aspetto che non ha permesso un approfondimento adeguato. In ogni caso, ha ribadito il criterio della selettività e dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali: il territorio ha bisogno di tutelare le attività, ma anche il lavoro, ha detto. Infine, ha affiancato il collega di Cigil nella richiesta di attenzione, con un intervento di aiuto a chi è in difficoltà nel pagare l’affitto, ma anche a chi affitta ed ha affittuari insolventi.

 

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Imprenditori: attenzione all’equità
Alberto Pontalti per Confcommercio, ha espresso apprezzamento per un ulteriore aiuto alle imprese disposto dalle norme, nonostante ci sia qualche appunto in tema di equità: visti gli ultimi dati emersi che rivelano il consistente calo di fatturato delle imprese trentine, non solo del settore turistico, si ritiene infatti che le misure dovrebbero essere estese anche al settore della ristorazione, bar e commercio al dettaglio e all’ingrosso. Infine, ha aggiunto, si auspica l’estensione delle misure anche alle agenzie di viaggio, interconnesse con il settore turistico, che da questa contingenza hanno registrato cali pari al 90%.

Per Asat Davide Cardella ha salutato con favore le norme che si vogliono introdurre con il ddl oggetto della consultazione. Ha comunque illustrato alcune criticità, come l’esclusione dagli aiuti in caso di coincidenza tra gestore e proprietario dell’immobile, quando molte delle strutture ricettive sono a gestione famigliare ed ha auspicato che la Giunta voglia includere questo tipo di casistica.

Fabrizio Pavan per Confesercenti ha sottolineato e condiviso il principio di equità richiamato da Pontalti: non si comprende l’esclusione dalle misure di sostegno del comparto ristorativo, tanto più che è stato uno dei più colpiti dall’emergenza tuttora in corso.
A nome dell’Associazione Artigiani Franco Grasselli ha osservato che queste norme riguardano la ricettività, ma per assoluta affinità si dovrebbero estendere ad altre tipologie sulle quali di fatto gravita la stessa clientela. L’esenzione andrebbe forse più tarata per zone, ha suggerito, ricomprendendo anche le aziende artigiane legate alla mobilità nelle aree turistiche, che vivono in gran parte di turismo.

 

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Rossi: occorre fare uno sforzo e allargare la platea dei beneficiari
Il consigliere del Patt Ugo Rossi ha esordito con una nota di carattere positivo, dando atto alla Giunta di essere riuscita a far pervenire le risorse e secondo una logica non dispersiva. Serve tuttavia una riflessione sull’allargamento dei beneficiari delle misure per colmare la disparità che si viene a creare con questa proposta, ha detto. Rossi ha riferito che a Bolzano alberghi, bar e ristoranti avranno totale esenzione Imis per tutto il 2020, anche se non è ancora chiaro chi si farà carico dello sconto (pare all’80% la Provincia e al 20% i comuni).

Ha dunque illustrato un emendamento all’articolo 1 della proposta (poi respinto) che chiede la stessa cosa per la Provincia di Trento, perché se la scelta nazionale è di stare in un certo comparto, ha detto, non si possono poi escludere alcune tipologie. Varrebbe la pena prevedere l’esenzione regolandone il relativo costo e chiedendo magari un piccolo sacrificio anche ai comuni, ha suggerito. La distinzione operata sul piano statale non regge infatti sul nostro territorio e produce disparità significative, ha osservato, ammettendo che l’impegno finanziario sarebbe piuttosto forte, pari a circa 20 milioni di euro. Consapevole che l’emendamento non sarà accolto, ha manifestato la speranza che si facciano delle valutazioni su una possibile compensazione in sede di finanziaria

 

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Gottardi: questa è una norma estensiva rispetto ad una legge dello Stato, avvieremo comunque uno screening di valutazione
L’assessore Gottardi ha replicato riportando alla ratio della norma che in realtà ricalca quella nazionale, non è inserita in un ddl più organico di misure anti Covid. Con questo non si vuole risarcire una categoria a discapito di un’altra ma si riporta nel nostro ordinamento giuridico una copertura già prevista dallo Stato. La necessità di mantenere ferma la previsione normativa, non certo esaurendo le tipologie, spiega le tempistiche e lo stringato testo normativo.

Gottardi ha precisato che rispetto alle fonti di entrata vincolate dallo Stato ad oggi non c’è margine per ottemperare alle richieste delle categorie a copertura aggiuntiva. Altre valutazioni potranno eventualmente essere fatte in sede di bilancio. Gottardi ha riferito di aver avuto un confronto informale anche con il Consiglio delle autonomie locali, che in questa fase ha scelto di non esprimersi se non dopo essere stato rinnovato nel pieno delle funzioni, ovvero dopo il 15 ottobre e dunque in tempo utile prima dell’esame in aula.

Infine, ha ringraziato la struttura tecnica perché rivendicare questi spazi di autonomia non è mai facile, sono passaggi che vanno gestiti con attenzione. Abbiamo fatto il nostro dovere, ha proseguito, anche se è evidente che sarebbe auspicabile un’estensione ad altre categorie perché di fatto tutte sono state colpite duramente dall’emergenza sanitaria. Avvieremo un primo screening per capire quante strutture all’interno di queste categorie non hanno accesso al beneficio, ha concluso, e si aprirà una seconda partita sull’anno di imposta prossimo, per correggere il tiro rispetto alle già numerose manovre messe a punto in questo periodo in tema anti-Covid.

L’emendamento del consigliere del Patt Rossi è stato respinto con 5 voti contrari e 4 favorevoli, gli stessi che hanno votato complessivamente il ddl, che è stato approvato con l’astensione di Ghezzi, Marini, Rossi e Tonini e i voti favorevoli di Savoi, Dalzocchio, Cia, Masè e Job.

Parcheggi: nuove tariffe in arrivo. Sperimentazione fino alla fine di febbraio.

In questi giorni Trentino Mobilità sta procedendo alla modifica delle impostazioni dei parcometri e della segnaletica verticale per adeguare le tariffe dei parcheggi a pagamento in città, con lo scopo di decongestionare e migliorare la fruibilità delle diverse aree urbane, favorendo la rotazione nelle aree più centrali durante la settimana.

Il provvedimento, deciso dal Consiglio comunale, è sperimentale fino al 28 febbraio 2021.

A partire dalla installazione della nuova segnaletica le tariffe saranno modificate come segue:

sabato: sosta gratuita per i primi 30 minuti su tutti gli stalli a pagamento su strada

area di prima corona: le attuali due tariffe di 1,80 e 1,50 euro all’ora sono ricondotte a un’unica tariffa pari a 2,20 euro all’ora

area di seconda corona: l’attuale tariffa passa da 1,00 a 1,20 euro all’ora

area periferica urbana: l’attuale tariffa di 0,60 euro all’ora è ridotta a 0,50 euro all’ora; per le vie dell’area periferica gialla che mostrano un grado di occupazione elevato l’attuale tariffa passa da 1,00 a 1,20 euro all’ora.

Rimane inalterata l’attuale tariffa di 0,50 euro all’ora prevista per le aree ospedaliere.

 

Professore ordinario di Istituzioni di diritto pubblico per generazioni di studenti e studentesse. Direttore del Dipartimento di Scienze giuridiche e preside della Facoltà di Giurisprudenza e poi rettore dell’Università di Trento dal 1990 al 1996 e dal 2010 professore emerito dell’Ateneo. Per diversi mandati era stato inoltre presidente dell’Opera universitaria. Una delle sue ultime apparizioni pubbliche in città era stata nel novembre del 2014 quando, avendo lasciato da poco la guida dell’ente per il diritto allo studio, aveva ricevuto l’Aquila di San Venceslao dalla Giunta provinciale. Alle espressioni di stima e riconoscenza nei suoi confronti, aveva replicato: «Ho passato in Trentino molti anni, tutti dedicati agli studenti: sono loro la vera università». Con la scomparsa oggi a Trento di Fulvio Zuelli se ne va un personaggio di rilievo per la storia dell’Università di Trento e per lo sviluppo del dialogo con la città.

Nato a Reggio Emilia, ma trentino di adozione, Zuelli ha avuto, infatti, un ruolo attivo nell’intessere rapporti di conoscenza reciproca e di collaborazione con la comunità locale e nel far incontrare ateneo e città in anni in cui diffidenze e tensioni erano palpabili. Parlava con entusiasmo e orgoglio della trasformazione che aveva portato Trento a essere più aperta alle istanze studentesche, più bella negli arredi, più funzionale nei servizi. C’è chi ricorda la sua soddisfazione alla consegna delle prime biciclette universitarie, un’iniziativa che anticipò tanti altri progetti di mobilità sostenibile che sarebbero seguiti. Chi l’ha conosciuto descrive il suo tratto gentile, signorile, sobrio, la sua pacatezza, la capacità di ascolto, la sua dedizione al bene dell’istituzione.

«Con Fulvio Zuelli ho avuto fin da subito un rapporto positivo e cordiale» ricorda il rettore Paolo Collini. «Arrivato a Trento da poco, ero entrato nel consiglio dell’Opera universitaria ai tempi in cui lui era presidente, nei primi anni duemila. Da allora abbiamo collaborato su vari temi ed è maturato un rapporto anche personale. Senza dubbio l’Università di Trento gli deve molto. Durante il suo rettorato l’Ateneo è cresciuto, si è sviluppato e si è aperto alla comunità locale. Lui con l’Università aveva un rapporto speciale che ha mantenuto anche dopo la fine del suo mandato. Era sempre attento, vigile. Seguiva la vita dell’università quasi come un nonno, a distanza ma sempre presente, senza mai essere invadente, con grande rispetto. Il suo interesse era genuino. Teneva all’istituzione, al suo prestigio, alla sua reputazione. Aveva a cuore il suo futuro. Era una persona vivace, sempre attiva e dinamica anche se molto riservata. Ho seguito con tristezza i suoi ultimi anni, quando la salute lo stava abbandonando. Rimane nel ricordo di tanti di noi che lo hanno conosciuto e apprezzato. E nella storia dell’Università di Trento».

«Fulvio Zuelli è stato il protagonista di un pezzo importante della vita dell’Università di Trento» gli fa eco Daria de Pretis, chiamata alla Corte costituzionale durante il suo mandato di rettrice dell’Ateneo. «Lo ricordo come direttore del Dipartimento, preside della Facoltà di Giurisprudenza, rettore per due mandati e presidente dell’Opera universitaria, sempre impegnato nella cura degli interessi dell’istituzione e particolarmente attento alle persone, fossero i colleghi o il personale amministrativo, e soprattutto agli studenti. Ne ricordo il tratto straordinariamente garbato e l’attitudine innata alla composizione e alla ricerca della concordia in tutti i contesti». Riprende: «I miei ricordi personali del professor Zuelli si affollano in questo momento molto triste.

Per quasi quarant’anni è stato per me un mentore e un amico. Ci siamo conosciuti a Bologna quand’ero appena laureata e ho vissuto con lui i primi anni pionieristici e poi lo sviluppo della Facoltà di Giurisprudenza a Trento. Ricordo la sua vicinanza affettuosa e il suo sostegno nel momento in cui ho assunto a mia volta la carica di rettore; ricordo, dei suoi ultimi anni in Università, il giusto orgoglio con cui mi fece visitare il magnifico complesso di San Bartolameo che, come presidente dell’Opera, volle con forza e realizzò mirabilmente».
Fulvio Cortese, attuale preside della Facoltà di Giurisprudenza dell’Ateneo, commenta: «Non abbiamo perso soltanto un autorevole emerito e uno stimato rappresentante della nostra comunità, ma abbiamo perso soprattutto un esempio di dedizione istituzionale e di dialogo».

 

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Scheda

Fulvio Zuelli era nato a Reggio Emilia il 4 novembre 1941 e si era laureato all’Università di Bologna.
Aveva iniziato la sua carriera accademica nel 1971 alla Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna. Per molti anni aveva collaborato alle attività della Scuola di perfezionamento in scienze amministrative dell’Università di Bologna.

Nel corso dei propri studi si era prevalentemente dedicato a tematiche attinenti ai profili istituzionali ed organizzativi della pubblica amministrazione, oltre che allo studio di problemi riguardanti il diritto pubblico dell’economia, con particolare attenzione per l’attività imprenditoriale pubblica.

Era arrivato alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Trento nel novembre 1984 quale titolare del corso di Istituzioni di diritto pubblico. Qui era stato anche direttore del Dipartimento di Scienze giuridiche (dal 1987 al 1990) e preside della Facoltà di Giurisprudenza (dal 1 novembre 1989). Il 5 giugno 1990 era stato eletto rettore dell’Università di Trento per il triennio 1990/1993. Tale mandato era stato rinnovato il 2 giugno 1993 per il triennio 1993-1996.

Era stato membro del consiglio d’amministrazione della Fondazione Caritro nonché di quello della Fondazione Pezcoller. Nel 1993 gli è stata conferita l’onorificenza di commendatore della Repubblica italiana e nel 1995 è stato insignito con quella di grande ufficiale al merito della Repubblica italiana. Nel 1997 era stato nominato presidente del consiglio d’amministrazione dell’Opera universitaria della Provincia autonoma di Trento. Tale carica gli era poi stata rinnovata, tanto che aveva ricoperto quel ruolo fino al 2014.

Gli era stato conferito il titolo di professore emerito il 24 novembre 2010, durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico. Con questa motivazione: «Accanto ai meriti scientifici che risultano dal suo curriculum, ed ai meriti didattici sempre confermati da più che elogiative valutazioni degli studenti, desideriamo ricordare che Zuelli ha avuto un ruolo importante nella concreta attivazione della nuova Giurisprudenza, e più in generale nella vita del giovane ateneo trentino, sin dal 1984, quando da Bologna è passato a Trento. Ha svolto tutte le sue funzioni, da professore a rettore, in modo efficace ma sobrio e misurato, attento solo al bene dell’istituzione a lui affidata e della comunità che all’istituzione dà vita. I problemi, esterni o interni, che mano a mano sorgessero hanno sempre trovato attraverso di lui, dopo un ascolto attento, le migliori soluzioni possibili. Le stesse caratteristiche di capacità di comprensione, equilibrio e pacatezza hanno sempre fatto di lui un fondamentale punto di riferimento nella vita della nostra facoltà, anche al di fuori dei compiti istituzionali. Ci sembra dunque che la proposta di conferimento della qualifica di professore emerito potrebbe bene esprimere la gratitudine che la facoltà sente – e nella facoltà anche noi sentiamo – per il grande contributo che Zuelli ha dato al suo sviluppo e al suo funzionamento».

Nel 2014, infine, aveva ricevuto l’Aquila di San Venceslao

 

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