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Sat, Apr

Stamattina ho fatto due passi da casa mia fino alla passerella sulla Sarca. La vista della nuova sistemazione data a quella che in passato era “la pineta” mi ha prodotto una stretta al cuore, un magone. Come se gran parte della mia vita, e quella di tante persone del mio tempo, se ne fosse andata, cancellata da un colpo di spugna. Sono vissuto e ho vissuto quell’angolo di paradiso da quando arrivai a Pinzolo. Vi ho giocato a calcio nel piccolo campetto e, più tardi, in quello più grande; nel tempo libero vi ho portato i miei figli, dove sono “venuti grandi”, a rincorrersi tra gli alberi, ad ascoltare la “musica” della Sarca, a respirare l’aria profumata dai pini, dai larici e dagli abeti, a raccogliere spugnole, funghi della saetta e del sangue, mazze di tamburo, coprini, fragole e more nelle diverse stagioni, e, con le prime piogge autunnali, le noci cadute dalle numerose piante situate al limitare di una vera e propria selva. Vi ho accompagnato i miei nipoti a divertirsi nel parco giochi attrezzato con cura e rispetto dell’ambiente nelle piccole radure tra gli alberi.

 

 

Ora si è voluto trasformare in un giardino di città, quella che era stata “ab immemorabili” un’area di resinose piene di aromi e di frescura, una “paghèra,” come troviamo scritto nelle vecchie pergamene custodite nell’archivio  del comune di Pinzolo, una fascia che correva in fregio alla Sarca, sulla sinistra orografica a partire da Carisolo, un’area caratteristica, originale, peculiare della località. Il toponimo, tuttora vivo, viene dal latino “picaria” e indicava una zona di “pécci”, di aghifoglie con resina, che si erano insediati di qua del fiume perché sul lato opposto, tutto sassi, canaloni e frane come documentano antiche cartoline, per loro era stato impossibile attecchire e resistere alle intemperie. Percorrendo le sponde della Sarca si possono cogliere ancora oggi i diversi passaggi, i processi di trasformazione del suolo: dalla golena coperta di ginepri a creare il primo humus, all’arrivo del pino, e poi a quello del larice e dell’abete, che, prepotente, pian piano ha fatto scomparire le altre specie. Così si era formata un’area speciale, tipica, che caratterizzava anche l’offerta turistica di un ambiente di montagna. La si è voluta distruggere per far posto, per “costruire” in maniera artefatta, un giardino di città, con piante di latifoglie, zone a prato, a parco giochi e quant’altro pensando di andare incontro alle esigenze e ai gusti della clientela. Si è voluto portare la città in un paese di montagna, snaturandolo, senza pensare che chi va in montagna pensa di trovarvi qualcosa di diverso dal luogo dove vive il resto dell’anno.  I lavori, costati anche qualche euro, sono frutto di scelte amministrative decise da persone scelte dai cittadini, quindi più che legittimi. Speriamo diano i risultati sperati. Di sicuro cancellano un pezzo di storia di Pinzolo, ed è un peccato. Secondo me se fossero stati fatti dalla passerella della Sarca in su fino al ponte di San Rocco avrebbero avuto più senso, avrebbero potuto valorizzare e rendere fruibile alla comunità una zona oggi semi abbandonata a se stessa, salvando un “unicum” come quello appena scomparso: il tutto senza recitare il De profundis alla “pineta”.

C’è voluto un mese intero di cure ma ieri un bellissimo esemplare maschio adulto di gufo reale è potuto tornare a volare nel Parco naturale Adamello Brenta.

Il rapace notturno era stato trovato ferito il 29 marzo a bordo strada sulle montagne di Carisolo da alcuni privati che hanno subito contattato la stazione forestale di Pinzolo. Come da protocollo, i forestali hanno consegnato l’animale al centro recupero Lipu di Trento per le cure del caso. Gli operatori della Lipu hanno quindi accertato le gravi condizioni dell’animale causate da un investimento, malgrado il traffico quasi inesistente.

Sergio Merz, responsabile del centro Lipu di Trento, racconta che l’animale presentava ferite agli arti, oltre a un trauma cranico e lesioni ad un occhio: “Per almeno dieci giorni non è stato in grado di stare sulle zampe né di alimentarsi. Fortunatamente le radiografie eseguite dalla clinica veterinaria Animal care del dott. Diego Sebastiani, che ci affianca in materia di fauna selvatica, hanno escluso fratture e questo ci ha dato la fermezza di proseguire con i tentativi per salvarlo.”.

Dopo venti giorni di cure farmacologiche e alimentazione forzata perché potesse acquisire una posizione stabile e dopo altri dieci giorni di riabilitazione nel tunnel di volo, il gufo è stato ritenuto nelle piene condizioni di salute per tornare in natura. Ieri una piccola squadra, composta dagli operatori Lipu e dai forestali della stazione di Pinzolo, lo ha liberato nei pressi della zona del suo ritrovamento.

La delicata operazione è stata eseguita senza alcuna difficoltà e il gufo reale si è innalzato in quota mostrando una magnifica apertura alare di 180 centimetri.

Questo è il periodo della nidificazione per questa specie che vive in coppia, quindi è ipotizzabile che l’animale sia volato alla ricerca della propria “compagna”.

Si tratta di una specie molto carismatica e caratteristica del Trentino, per nulla aggressivo nei confronti dell’uomo.

 

È di ieri la notizia che una messa si è celebrata presso l'antica Chiesa di San Vigilio.  La Polizia locale di Pinzolo Madonna di Campiglio sta facendo accertamenti sui fatti che si sono svolti alla Chiesa cimiteriale di Pinzolo. Il loro intervento è stato richiesto dai Carabinieri allertati tramite il 112 da alcuni cittadini.  Vi avrebbero partecipato un gruppo di persone (circa una dozzina) ma visti i tempi, "clandestinamente" e fuori dalle regole imposte da decreti e ordinanze.  Le restrizioni imposte non ci permettono di condurre una vita normale. E questo da 40 giorni. 

Alcuni giorni fa sanzionato un signore ripreso con le telecamere mentre correva in Val Rendena... e di episodi simili se ne potrebbero riprendere a bizzeffe.  

Premesso che hanno tutti infranto le regole e che quindi sono o saranno sanzionati giustamente, rimane il fatto che la gente anche nelle nostre vallate inizia a risentire il peso delle restrizioni alle proprie libertà. 

E se è forte per qualcuno il desiderio di ritrovarsi per pregare in un luogo di culto anche se vietato, per altri è quasi impossibile frenare l'istinto di fare movimento e di fare sport. Per non parlare dei bambini, costretti a cambiare totalmente le proprie abitudini, senza forse capirne fino in fondo il perché.  

La quarantena è stata fatta rigorosamente da quasi tutti. Era il 9 marzo il giorno del Decreto "Io resto a Casa". Ora la situazione in generale è migliorata anche se vi sono ancora delle situazioni di criticità. 

Tenendo conto che la tutela della salute di tutti debba essere sempre al primo posto, forse è arrivato il tempo di valutare qualche alleggerimento delle restrizioni soprattutto per quelle attività e per quelle situazioni per le quali non ci sono aumenti per il rischio di contagio. 

Anche perché o alleggeriscono le restrizioni personali che questa epidemia ci ha imposto o il rischio è che si diventi tutti "fuorilegge" per aver fatto cose "normali".

 

 

Cari concittadini di Pinzolo, S.Antonio di Mavignola, Madonna di Campiglio
Cari ospiti presenti sul nostro territorio

E’ passata solo una settimana dall’ultima volta che mi sono rivolto a voi. Le cose, in questo clima emergenziale, cambiano in maniera repentina e ritengo mio dovere aggiornarvi con questa nuova nota.

Io resto a casa: non è ancora il momento di abbassare la guardia! Il Presidente del Consiglio dei Ministri, con proprio decreto del primo aprile scorso, ha stabilito una sostanziale proroga delle misure restrittive sui movimenti al fuori della propria abitazione fino al 13 aprile. Si tratta di un provvedimento che era da giorni nell’aria e che doveva essere adottato per evitare una nuova impennata dei contagi. Allargare i cordoni adesso, con un numero ancora consistente di persone che si ammalano e muoiono di COVID-19 ogni giorno e con l’Italia che occupa il secondo posto al mondo per numero di contagi nella triste classifica delle nazioni più colpite dal virus, sarebbe un errore fatale che vanificherebbe in pochi giorni tutti i sacrifici fatti fino ad ora. In attesa di un farmaco specifico contro questa patologia e di un vaccino che protegga l’intera popolazione, l’unica arma a nostra disposizione è il distanziamento sociale. È assolutamente necessario per tutti rimanere a casa, uscendo solo per le poche motivazioni indicate in maniera specifica nel decreto.

Per ragioni connesse all’incarico che svolgo, mi muovo sulle tre frazioni e devo dire che molti concittadini, forse non consci dei rischi che corrono e che fanno correre agli altri, trovano – con la fantasia tipica di noi italiani – motivazioni frivole per giustificare la loro presenza fuori di casa.

Mi duole osservare che qualcuno, probabilmente, considera un sacrificio insopportabile restare tutto il giorno in casa. Forse non si rende conto che oggi, anche un’innocua passeggiata, può portare al rischio di ammalarsi o di diffondere il contagio. Invito caldamente queste persone che, ahimè, con l’arrivo delle belle giornate sono aumentate parecchio di numero, a rendersi conto che dobbiamo stare a casa adesso se vogliamo tornare a uscire quanto prima.
A queste persone voglio rivolgere una semplice domanda, nella speranza che dove non riescono le ordinanze ministeriali riesca l’empatia: non vi fa alcun effetto pensare alla tristezza delle persone che non possono nemmeno salutare i loro morti, allo sconforto dei sanitari che sopportano turni massacranti di lavoro per salvare vite umane, alla preoccupazione di quanti con il loro lavoro ci forniscono i beni e i servizi indispensabili alla vita quotidiana?
Vorrei che ognuno di noi, prima di uscire di casa, rivolgesse un pensiero a tutti quelli che, se potessero, scambierebbero volentieri il loro posto di “combattenti” con il nostro di “imboscati”! Vorrei ancora che ognuno di noi, prima di ordinare al telefono o via email
beni sicuramente non essenziali pensasse ai rischi che fa correre a chi gli porta a domicilio il capriccio del momento!

Se non vi fermano le norme stabilite dalle autorità spero vi fermi almeno la coscienza. Restare a casa non è solo un obbligo di legge, è un dovere morale nei confronti dell’intera società.

Obbligo Mascherine: la Giunta Provinciale ha deciso di distribuire a tutta la popolazione trentina  le mascherine chirurgiche che dovranno essere indossate quando usciremo di casa. Ho la sensazione che, analogamente a quanto accade in altre parti del mondo, anche da noi e almeno per qualche mese, l’uso della mascherina al di fuori delle mura domestiche diventerà abituale. Circa l’uso di questo presidio sanitario si è detto tutto e il contrario di tutto: serve, non serve a nulla, è indispensabile, serve ma solo in certe occasioni e chi più ne ha ne metta. Un punto fermo, però, sembra stabilito: la mascherina è utile soprattutto come misura di rispetto per le persone con cui veniamo in contatto.
A partire dalla prossima settimana e direttamente a domicilio ad ogni residente nel nostro Comune verranno consegnate due mascherine. Siete invitati ad indossarle quando uscirete di casa.

Per i non residenti che si trovano nel nostro territorio, il Comune ha già ordinato uno stock di mascherine che ci saranno consegnate nei prossimi giorni e distribuite immediatamente. Se i numeri ce lo consentiranno, potremo attingere – prima della consegna dell’ordine - ad una piccola giacenza di questi dispositivi già nella nostra disponibilità. Invito tutti i NON RESIDENTI a Pinzolo che si trovano, per qualsiasi motivo, sul territorio di competenza del Comune a segnalare, tramite Whatsapp al numero telefonico 339 2115912 o all’indirizzo email This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. o in qualsiasi altra modalità fosse ritenuta opportuna, la loro presenza, completa di indirizzo e numero di componenti del proprio nucleo familiare affinché queste protezioni vengano consegnate anche a loro.
L’Amministrazione Comunale è convinta del fatto che, se si tratta di un presidio sanitario importante,
nessuno deve esserne sprovvisto sia esso residente oppure no.
L’inizio della consegna sarà oggetto di un apposito comunicato ed avverrà per tutti (residenti e non) esclusivamente a domicilio.

Bonus Alimentari: tra le misure economiche varate per affrontare la crisi, il Governo ha introdotto i bonus alimentari, un sussidio destinato a persone che devono essere aiutate nell’acquisto di generi alimentari. La norma ha previsto che a ogni Comune italiano venga assegnata una somma da utilizzare per questo scopo specifico.
La Giunta Provinciale, con delibera n. 426 del 2 aprile 2020, ha stabilito che l’erogazione di questi aiuti avvenga non da parte dei singoli Comuni ma direttamente dalla Provincia, delegando una sua struttura (l’Agenzia Provinciale per l’assistenza e l’assistenza integrativa – in sigla APAPI) alla raccolta delle domande e al pagamento delle somme dovute.
Il sussidio spetta ai nuclei familiari residenti in Provincia di Trento la cui condizione economica si sia significativamente deteriorata a causa dell’epidemia da COVID-19 in quanto “negli ultimi due mesi immediatamente antecedenti la presentazione della domanda, non hanno conseguito entrate relative a redditi da lavoro, da pensione, da ammortizzatori sociali e prestazioni analoghe e il saldo complessivo dei depositi bancari o postali dei componenti il nucleo familiare del richiedente, risultante alla fine del mese antecedente la domanda, è inferiore ad euro 1.000,00”
oppure “nel caso in cui il nucleo familiare abbia percepito entrate relative a redditi da lavoro, da pensione, da ammortizzatori sociali e prestazioni analoghe e il saldo complessivo dei depositi bancari o postali dei componenti il nucleo familiare del richiedente, risultanti alla data dell’ultimo del mese antecedente la domanda, inferiori ad Euro 3.000,00”.
La modulistica per la richiesta del bonus dovrebbe essere disponibile già da lunedì. Tutti i soggetti potenzialmente interessati, contattando il numero telefonico 339 2115912, potranno avvalersi della struttura comunale, sia per la predisposizione della domanda che per l’inoltro telematico delle domande.
Il Comune, tramite l’Assessorato alle Politiche Sociali, si farà carico delle eventuali situazioni problematiche che non rientrassero nei limiti previsti dalla normativa.

Siamo in emergenza nessuno verrà lasciato solo. 

 

 

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