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Sat, Apr

In una giornata di cielo azzurro ho appreso della scomparsa di un amico carissimo

Pinzolo
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  Proprio in una giornata di cielo azzurro (come scrive l’autore citato), scandagliando i siti di facebook, ho appreso – del tutto impreparato – la SCOMPARSA di un amico carissimo, che è morto molto più giovane di me a soli 76 anni, mentre a me mi è stato concesso di compierne ben 102. Mistero della vita! Sono rimasto attonito, incredulo, incapace di dovermi adeguare ad una PERDITA che per me sembra tuttora surreale e impossibile. Infatti, specie dopo aver superato i cent’anni, mi accade di sentirmi assai scosso e avvilito dalla PERDITA di persone più giovani di me e che, spesso, io ho visto nascere, crescere, sposarsi, darsi da fare per tutta la vita, e che poi SCOMPAIONO e tutto il loro vissuto, magari anche soffrendo, va a finire nel dimenticatoio. Ed è proprio nel momento del DISTACCO di persone conosciute e care, che ribolle in me non soltanto il ricordo di ciò che tali persone hanno fatto e di come sono vissute, ma di come erano nella loro identità, lasciando in me un’impronta per cui mi sembra di rivivere come erano, come sentivano, come vedevano la propria vita e la vita degli altri. Rimangono in me come belle e care persone, indipendentemente da che cosa abbiamo fatto e lasciato.

 

 

          Credo di poter ricordare che la persona a me cara e appena scomparsa si chiamava Luciano Imperadori, persona conosciuta e di cui anche i giornale ne hanno fatto memoria, ricordando la sua intraprendenza e l’incidenza da lui avuta nella società trentina, nella quale era stato inviato dalla sua terra lombarda, per dare il suo apporto di conoscenza e di entusiasmo alla nostra società nei non facili anni della ripresa. Io ho avuto la fortuna di collaborare con lui, e sento di doverlo ricordare come era e come si comportava, tralasciando di elencare tutto ciò che Egli è riuscito a fare ed a scrivere. Secondo me, la sua presenza fra noi è stata maggiormente significativa dal “come era” più che da ciò che è riuscito a realizzare nei vari compiti impegnativi che gli sono stati assegnati sia nel campo del sindacalismo che della cooperazione. Mi ritorna alla mente il sostanziale vocabolo ESSERCI trattato analiticamente dal filosofo Martin Heidegger (1889-1976) che dava proprio a questo particolare atteggiamento dell’individuo tutta la potenzialità propria dell’essere umano che incide più con la sua PRESENZA che suo darsi da fare. E Luciano ha fatto sentire che ERA PRESENTE e che ora incide ancora ricordando che È STATO PRESENTE:

          Del mio Amico, di cui già sento l’incolmabile mancanza, mi è rimasto dentro il come pensava, il come discuteva, il come vedeva le cose, il come intendeva modificare il modificabile, il come percepiva se stesso e gli altri, il come sceglieva di stare in mezzo alla gente, sia in famiglia che in ufficio e in società. In più… il come sapeva essere nei suoi scritti mai vergati con superficialità e con secondi fini o per interesse, ma sempre intesi ad inserirsi nella scia del meglio possibile. Il suo ESSERCI ti faceva sentire che nella vicendevole collaborazione vi era l’istanza di intravedere ogni pur minima possibilità di migliorare il migliorabile, di dare luce alle ombre, di cancellare le macchie, di sforzarsi di intravedere anche nelle più infime fessure la possibilità di inserirsi per far germogliare quelle trasformazioni di cui si sentiva l’estremo bisogno per correggere o per rendere migliore e perfezionabile ciò che sembrava appena adombrato.

Infatti abbiamo vissuto insieme un periodo che, all’inizio, sembrava proteso alla realizzazione di chissà quali miglioramenti ed, invece, si stava inceppando in difficoltà impensabili. Ci siamo trovati insieme su sentieri che, invece che portarci all’autostrada, si sono incespugliati su un terreno sassoso e impervio che ha frenato e rallentato il nostro tentativo di correre. Non è stato facile districarsi tra le forze che spingevano in avanti e quelle che frenavano; la lotta era ed è stata impari perché non tutti avevano a disposizione gli stessi strumenti e le stesse possibilità. Tuttavia, credo che nei nostri limiti siamo riusciti a difendere il difendibile con onestà di pensiero e retta intenzione, nella certezza di saper vedere il meglio delle cose, anche se contrastanti e diversificate da quelle realizzate con altra mentalità e con altre potenzialità di potere.

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Tutto questo cumulo di parole vorrebbero, unicamente, rimarcare il fatto che le persone care vanno ricordate per il loro ESSERCI STATE indipendentemente dal loro operato, ossia da quello che hanno fatto o non fatto. Ovviamente il ricordo di qualcuno di loro è legato a qualche spiacevole evento o a qualche singolare invenzione o emblematico scritto od opera artistica, ma specie le persone care vanno portate con noi e in noi, anche dopo la temporanea SCOMPARSA, col ricordo vissuto come sono STATE CON NOI e come sono rimaste incise nella nostra intimità. Un ricordo che è conforto e gratificazione e che sollecita all’imperitura riconoscenza.

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Mario Antolini Musón