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Sat, Jan

Riapre al pubblico, dopo oltre un anno e mezzo di lavori, la passerella sulla sponda settentrionale del lago di Toblino, un percorso di particolare bellezza paesaggistica che si snoda lungo una delle più conosciute e apprezzate aree naturali protette del Trentino. L'opera, della lunghezza di circa un chilometro, è stata inaugurata nella mattina di oggi alla presenza dell'assessore provinciale all'agricoltura, promozione dei prodotti trentini, ambiente, difesa idrogeologica ed enti locali e del sindaco di Madruzzo. Rispetto al tracciato precedente, l'attuale percorso permette anche il transito in sicurezza delle biciclette, mentre la presenza di diversi punti panoramici rendono più suggestiva la passeggiata sul lago.

Il costo complessivo dell'intervento è stato di circa 900.000 euro, in parte finanziati nell'ambito dell'accordo di programma per lo sviluppo locale e la coesione territoriale della Comunità di valle, con il contributo del Bim Sarca Mincio Garda, Rete riserva del Sarca e Comune di Madruzzo e in parte finanziati dalla Provincia autonoma di Trento (che ha delegato il Comune alla realizzazione dell'opera).

Per l'assessore all'ambiente, l'apertura della passerella rappresenta un importante punto di arrivo per la comunità locale e per i tanti turisti che nella bella stagione affollano la zona. Si tratta infatti, a quanto precisato dall'esponente dell'esecutivo provinciale, di un'infrastruttura su cui la Provincia ha investito con convinzione dall'inizio, quale tassello di un quadro più grande per qualificare ulteriormente un territorio dal forte richiamo turistico.

L'iter progettuale per l'intervento di sistemazione della passerella è iniziato nel 2018, mentre l'affidamento del progetto è avvenuto nel 2019. Il nuovo percorso ricalca quello esistente, che necessitava di un risanamento a causa del grave stato di degrado degli elementi strutturali. Per il completamento della passerella, la cui sezione è stata allargata dal metro e venti centimetri precedente agli attuali due metri e dieci centimetri, sono stati rimossi i sostegni in legno presenti, con il posizionamento di oltre 1.200 nuovi pali appositamente trattati per essere collocati nel contesto lacustre. Considerata poi la rilevanza ambientale della zona, l'intera infrastruttura, sia nella parte portante, sia negli elementi di sicurezza per i fruitori, è stata realizzata in legno. A quanto specificato dal sindaco di Madruzzo nel corso della cerimonia inaugurale, l'80% dei lavori è stato appaltato ad aziende della zona, mentre il restante 20% a società con sede in provincia di Trento.

 

Nella serata di lunedì scorso il direttore Carlo De Biasi ha confermato al Cda l’irrevocabilità delle proprie dimissioni, a cui hanno fatto seguito anche quelle di sette consiglieri.

 

 

Questa crisi del consiglio non pregiudicherà le attività di vendemmia, – sottolinea il presidente Federico Sommadossi in una lettera scritta oggi ai propri soci – che proseguiranno come da previsioni. Inoltre, l’operatività della direzione verrà garantita fino a fine ottobre 2022 per assicurare il corretto svolgimento della raccolta delle uve”.

Dopo la recente decisione del direttore, anche 7 membri del consiglio di amministrazione (su 15) hanno comunicato la volontà di dimettersi dal Cda, come risultato delle divergenze esistenti tra le varie sensibilità che lo compongono. Una situazione innescata anche dal cambio di presidenza e vicepresidenza del 9 febbraio scorso, che non ha aiutato a migliorare i rapporti tra i consiglieri in carica.

Il direttore De Biasi aveva già deciso di terminare il suo rapporto di lavoro lo scorso il 31 luglio, a seguito della chiusura del bilancio 2021/2022 e, nel consiglio di ieri sera, ha confermato l’irrevocabilità delle sue dimissioni, dando però la disponibilità a svolgere un ruolo di servizio fino a fine ottobre 2022.

La maggioranza del Cda rimasto in carica, attualmente operativo con 8 consiglieri, ha espresso piena fiducia e supporto al direttore De Biasi per il periodo rimanente, e ha avuto modo di ringraziarlo sentitamente per il lavoro fatto in questi anni.

Il nuovo Cda, in carica da quando sono presidente, – aggiunge nella lettera ai soci il presidente Sommadossi – aveva confermato la totalità dei progetti in corso, con una accelerazione su lavori necessari in cantina e con una maggior attenzione alla programmazione e all’uso delle risorse. Ma questo non è bastato per mantenere in carica consiglieri e direttore”.

L’attuale Cda sottolinea come l’attenzione della Cantina vada ora rivolta alla vendemmia, il momento più importante dell’anno per questo tipo di impresa. Per questo si inizierà già stasera con le serate pre-vendemmiali, dove si incontreranno i soci per spiegare nel dettaglio l’organizzazione della raccolta, così come è sempre accaduto. Al suo termine l’obiettivo sarà quello di condividere con la propria base sociale le scelte politiche e strategiche per il futuro.

La Federazione Trentina della Cooperazione, in questa fase di transizione, proseguirà nell’offrire sostegno tecnico alla Cantina attraverso i propri uffici, per supportare al meglio la continuità delle attività gestionali.

 

 

L’edizione del Vinitaly che oggi chiude i battenti ha incoronato sul podio più alto una cantina cooperativa, che si è aggiudicata anche il premio come miglior vino bianco. Numerosi i riconoscimenti internazionali per le etichette delle cantine cooperative.

 

Nel dettaglio, ad aggiudicarsi lo speciale Trofeo “Gran Vinitaly 2022 – Cantina dell’anno” è stata la cooperativa marchigiana Terre Cortesi Moncaro. È andato ad un vino cooperativo anche il Premio Banco Bpm per il miglior vino italiano, che è andato alla Cantina della Vernaccia, con l’etichetta Vernaccia di Oristano Doc Riserva “Judikes” 2008.

 

È cooperativo anche il miglior vino bianco, il Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico Superiore “Fondiglie” 2021 di Terre Cortesi Moncaro.

 

Il riconoscimento come miglior vino dolce è stato infine assegnato alla Cantina Toblino, con il Trentino DOC Vino Santo “Puro” 2000.

 

 

Ammontano infine a più di 150 le etichette di cantine cooperative che sono entrate nella prestigiosa selezione enologica di Veronafiere, la 5StarWines & Wine Without Walls.

 

Nella selezione, suddivisa in due sezioni – una dedicata ai vini convenzionali e l’altra ai vini certificati biologici, biodinamici o prodotti da aziende con protocolli di sostenibilità – sono rientrati i vini che hanno ottenuto un punteggio pari o superiore a 90/100. La degustazione alla cieca è stata realizzata alla vigilia del Vinitaly dalla giuria internazionale dell’evento, composta da circa 70 esperti – scelti tra Master of Wine, Master of Sommelier, diplomati WSET, Italian Wine Ambassador e Expert certificati dalla Vinitaly International Academy, enologi e giornalisti. Tutti i vini selezionati nella 5StarWines hanno beneficiato di una promozione che è iniziata a Vinitaly e proseguirà tutto l’anno. Saranno inoltre inclusi nella sesta edizione della guida ufficiale 5StarWines – the Book.

 

Il coordinatore di Alleanza Cooperative Agroalimentare Luca Rigotti ha così commentato: “La cooperazione vitivinicola non rappresenta solo quantità – il 58% circa del vino prodotto in Italia – ma è anche qualità, distintività e territorialità, un modello capace di condurre al meglio un percorso di valorizzazione, a partire dalle uve conferite da oltre 110 mila soci viticoltori”.

 

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La cooperazione vitivinicola di Alleanza

Oltre 9mila addetti in 379 cantine cooperative, 110mila soci aderenti, una produzione pari al 58% del vino italiano, un giro d’affari di 4,8 miliardi di euro, il 40% del totale del fatturato del vino nazionale. Sono i numeri della cooperazione vitivinicola, un comparto particolarmente performante che vede ben 8 cooperative con fatturati superiori a 100 milioni di euro nei primi posti della classifica delle società vinicole per fatturato. Il fatturato aggregato derivante dall’export delle cantine cooperative è pari a 2 miliardi di euro, pari a circa un terzo di tutto il vino italiano commercializzato all’estero, che ha raggiunto la quota record di 7,1 miliardi di euro (dicembre 2021, +12,4% rispetto al 2020).

La valorizzazione dei soci è garantita da un livello medio di prevalenza mutualistica che si attesta ben oltre l’82%. In termini occupazionali, la cooperazione vitivinicola associata dà lavoro a oltre 9.000 persone, di cui il 67% è impiegato a tempo indeterminato.

 

 

Gli effetti del cambiamento climatico stanno colpendo da anni il settore vitivinicolo europeo, da qui nasce l’urgenza di trovare soluzioni efficaci, che sappiano adattarsi alle nuove sfide imposte da ecosistemi in continua evoluzione. Cantina Toblino, cooperativa di produttori con sede nella Valle dei Laghi in Trentino, da sempre attenta alla tutela del territorio, prende parte al progetto IMPETUS per incentivare una viticoltura lungimirante e rispettosa dell’ambiente. IMPETUS – Turning climate commitments into action affronta il tema della sostenibilità con azioni concrete per rispondere in modo efficiente ed efficace all’emergenza climatica e ambientale.

 

 

Il programma lanciato dall’Unione Europea, nei prossimi quattro anni, coinvolgerà sette aree bioclimatiche: dalle coste spagnole della Catalogna, alle spiagge artiche del Troms in Norvegia, per poi passare a territori mediterranei, continentali e atlantici, fino ad arrivare alle pendici del Monte Bondone in Trentino, nella Valle dei Laghi. L’obiettivo è analizzare e proporre metodologie e tecniche adattabili in tutte le sette regioni selezionate, dando da un lato un contributo a viticoltori e agricoltori europei e fornendo dall’altro modelli di gestione del territorio agli enti e alle autorità locali.

 

La viticoltura è una risorsa economica e culturale da preservare: per questo la Valle dei Laghi, zona vocata alla produzione di uve e vini d’eccellenza, diventa la protagonista di un progetto di studio che va a testare modelli di simulazione, governance e supporto alle decisioni, nuovi vitigni e spostamento delle aree coltivabili, gestione e valutazione integrata del rischio, attivazione del patrimonio culturale materiale e immateriale. Eurac Research, centro di ricerca con sede a Bolzano, curerà l’indagine ideando, provando e implementando soluzioni capaci di gestire in modo ottimale la risorsa più preziosa, l’acqua. Proprio questo fattore ha coinvolto due importanti partner, essenziali per la riuscita del progetto e per la gestione sana e responsabile in viticoltura dell’elemento: il Bacino imbrifero montano (BIM) Sarca-Mincio-Garda e MobyGIS, azienda trentina che si occupa di modellazione e ottimizzazione del ciclo dell’acqua.

 

Il tema della sostenibilità e del cambiamento climatico verrà inoltre trattato da Carlo De Biasi, direttore generale di Cantina Toblino e vice presidente di Lien de la Vigne – Vinelink international, al prossimo convegno dell’Associazione internazionale nata nel 1992 per la ricerca e l’innovazione vitivinicola. L’intervento, in programma venerdì 1° aprile a Parigi presso la Maisons des Arts e Metiers, dal titolo How to try to mitigate the effects of climate change for the production of Trento DOC sparkling wine, tratterà gli effetti del cambiamento climatico sulle coltivazioni viticole montane dedicate alla produzione di spumanti Trento DOC. Al Convegno saranno presenti numerosi produttori vitivinicoli, europei e non solo, che condivideranno le proprie esperienze sul campo.

 

Chi lavora quotidianamente la vigna – dichiara Carlo De Biasi – nei prossimi anni dovrà compiere scelte decisive per affrontare al meglio le conseguenze del cambiamento climatico. Oggi abbiamo strumenti che ci permettono di mitigare gli effetti ambientali negativi sulla qualità di uve e vini. Possiamo fare analisi e studi di vocazionalità con strumenti all’avanguardia che permettono di sviluppare, ad esempio, la viticoltura in aree a quote altimetriche superiori alla media, al fine di preservare l’eleganza e la fragranza dei vini. Tutto questo ci permetterà nel prossimo futuro di migliorare la qualità delle uve attraverso una viticoltura innovativa, attenta, rigorosa e sostenibile”.

 

 

Riaccensione forni Italcementi Sarche – Ambrosi (FdI): “La coltre nera che si è alzata lo scorso mercoledì fa temere per la salute dei cittadini e per la tutela del Biotopo e del Biodistretto”.

 

 

Mercoledì scorso, durante la fase di riavvio dell’impianto di cottura del cementificio del gruppo Italcementi – Heidelberg di Sarche di Calavino si è verificata un’anomalia impiantistica che ha causato una densa nube di fumo nero che si è diffusa verso l’alta Valle dei Laghi, ingrigendo il cielo e creando allarme e sconcerto tra gli abitanti, le Associazioni e i Comitati spontanei che da mesi contestano il riavvio del cementificio in un’area ormai vocata all’agricoltura biologica e a un turismo lento e sostenibile.

 

Noi di Fratelli d’Italia, attraverso alcuni documenti a prima firma della sottoscritta sollecitata in tal senso da molti cittadini, negli scorsi mesi avevamo impegnato la Giunta provinciale a sostenere una politica industriale votata alla riconversione degli stabilimenti presenti in Valle dei Laghi, favorendo la transizione a un modello sostenibile a basse emissioni che sia compatibile con la presenza del Biotopo del Lago di Toblino ed il Biodistretto della Valle dei Laghi in un’ottica di tutela ambientale e sviluppo turistico della zona.

 

Oltre a ciò abbiamo tenuto costante l’attenzione sul tema attraverso atti ispettivi, nell’ottica di proteggere la salute e la sicurezza dei cittadini della Valle dei Laghi, consci della possibilità che la riaccensione dell’impianto di cottura del cementificio potesse avere impatti negativi sul particolare microclima della zona e sulle condizioni di salute dei cittadini.

 

E’ importante quindi che le strutture provinciali agiscano al più presto al fine di ottenere le dovute garanzie e rassicurazioni da parte del gruppo Italcementi – Heidelberg circa la salubrità dell’attività dell’impianto di produzione di clinker e che si continui a monitorare la zona per evitare pericolose ripercussioni dal punto di vista della salute pubblica e della tutela ambientale e paesaggistica.

 

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Cons. Alessia Ambrosi

 

 

Nella mattina di venerdì 20 marzo, sulla S.S. 45 bis che collega il capoluogo alla Valle dei Laghi, i Carabinieri della Sezione Radiomobile della Compagnia di Trento hanno arrestato un 30enne di origini romene, colto nella flagranza del reato di maltrattamenti in famiglia.

 

La moglie dell’arrestato, dal quale è in fase di separazione, si è messa in contatto con la centrale operativa dei Carabinieri per il tramite del Numero Unico di Emergenza 112 e, in preda al panico, ha riferito di trovarsi in auto e di essere inseguita a breve distanza dal marito a bordo di un’altra macchina e che a più riprese aveva tentato di speronarla.

 

I militari, in base alle indicazioni fornite dalla vittima, sono riusciti a intercettare le due autovetture improvvisando un posto di blocco sul tratto di strada che da lì a poco sarebbe stato percorso dalla donna e dal suo inseguitore.

 

Foto dall'Archivio

 

Sin da subito ai militari è apparsa chiara la situazione, infatti la donna, aveva raggiunto il Trentino da poche settimane, assieme ai propri figli, per sottrarsi alle violenze e alle angherie dell’uomo, che nel frattempo aveva anche denunciato, trovando ospitalità presso alcuni parenti.

 

I militari, considerata l’ingiustificata presenza dell’uomo -residente fuori regione- in questo capoluogo, constatando lo stato d’ansia e di paura in cui versava la donna, ma soprattutto tenendo conto della pericolosità della condotta posta in essere dall’uomo alla guida della propria auto durante l’inseguimento della moglie, hanno ritenuto doveroso procedere all’arresto del 30enne. L’arrestato è stato sottoposto sabato al giudizio per direttissima.

 

 

Ieri sera (25 gennaio) si è tenuto il secondo incontro pubblico – dopo quello dell’11 dicembre al teatro di Calavino –, organizzato dal “Comitato salviamo la Valle dei Laghi” per informare la popolazione riguardo la riaccensione dei forni del Cementificio di Sarche. L’incontro – questa volta su piattaforma on-line per rispetto dell’emergenza covid – era programmato da una settimana, in vista delle importanti novità che si stavano concretizzando. Il Comitato ha riferito a un centinaio di partecipanti della presentazione alla Terza Commissione (tenutasi nel pomeriggio del 25) di un documento tecnico, in cui emergono novità rimaste sottotraccia.

 

Come quelle riguardanti i limiti di emissioni inquinanti, che per quanto riguarda la concessione al Cementificio di Sarche sarebbero i più alti nel range consentiti per legge. Il documento stilato da Vittorio Ubezio – ingegnere specializzato nel settore ambientale e cementiero – si compone di sei punti, con altrettante richieste. Il Comitato chiede (punto 1) di effettuare uno studio preventivo di ricaduta al suolo degli inquinanti prima dell’avviamento del forno in modo da poter confrontare i dati con quelli ad impianto avviato (dunque la riaccensione dei forni dovrà essere rinviata di almeno sei mesi per consentire la campagna di misura).

 

Chiede (2), un piano di monitoraggio permanente della qualità dell’aria con delle stazioni mobili prima e dopo che le ciminiere riprenderanno a fumare, inserendone alcune nei punti più critici come indicato nel D. Lgs.vo 155/2010 e SME. Chiede (3) che i dati misurati a camino siano resi pubblici utilizzando un tabellone elettronico posto in un luogo da individuarsi. Chiede (4 e 5) di rivalutare i limiti imposti sugli inquinanti allineandosi con le regioni più virtuose (es. Toscana) alla luce di quanto disposto dal D. Lgs.vo 152/2006 art. 29 octies, comma 4, lettera a. Chiede, infine (6), che venga istituito un tavolo permanente, composto dal Comitato, dalla Provincia e dai Comuni della Valle, incentrato sul controllo delle garanzie richieste e sullo studio multi criteriale con finanziamento concesso dalla Provincia nella finanziaria di fine anno.

 

All’incontro pubblico on-line hanno parlato numerosi cittadini, esponenti di associazioni ambientaliste (Italia Nostra) e politici (Alessia Ambrosi, Fratelli d’Italia). Significativo l’intervento del Consigliere Alex Marini (Cinque Stelle) che ha sottolineato con forza l’incongruenza delle politiche dell’amministrazione provinciale, che da un lato si è impegnata in sedi ufficiali a ridurre drasticamente le emissioni seguendo le direttive europee, e dall’altro non si spende, per ora, a contrastare quelle ingenti che saranno prodotte dallo stabilimento della Heidelberg Cement.

 

In serata è arrivata la notizia, attraverso un comunicato stampa del Consiglio della Provincia, che il dirigente dell’Appa Enrico Menapace ha preannunciato l’accoglimento di una delle principali richieste del Comitato: di prevedere che le emissioni rispettino il limite minimo e non più il massimo consentito. E ha aggiunto che vi sarà anche una nuova procedura di Valutazione di impatto ambientale.
Si auspica infine la possibilità, per metà febbraio, di un incontro tra i vertici della Provincia i Sindaci della Valle, il Comitato e la proprietà Heidelberg Cement.

La serata può essere visionata nel nostro canale youtube: salviamolavalledeilaghi
Info alla pagina 
web: www.salviamolavalledeilaghi.it

 

 

Comitato Salviano la Valle dei Laghi – 25 gennaio 2022
Consulenza tecnica ing. Vittorio Ubezio

Richieste alle Autorità competenti

 

1.STUDIO PREVENTIVO RICADUTA INQUINANTI
Chiediamo che prima dell’avviamento del forno si vincoli Heidelberg Cement ad effettuare uno studio diffusionale di ricaduta al suolo degli inquinanti. La simulazione dovrà essere condotta su un’area baricentrica allo stabilimento (20 Km di raggio). I codici di calcolo utilizzabili dovranno considerare gli effetti dell’orografia e dei dati meteorologici storici del luogo (CALPUFF MODEL SYSTEM), fornendo come output le concentrazioni al suolo sia nel caso in cui al camino del forno vengano emessi i valori limite degli inquinanti, sia quelli attesi. In questo modo si otterrebbero i dati al suolo in tutta l’area oggetto di studio permettendo di capire quali saranno i luoghi più colpiti. In ogni caso il modello, una volta costruito, potrà essere utilizzato per simulazioni che forniscano mappe isoconcentrazione.

 

2.MONITORAGGIO PERMANENTE (CON AVVIO PRIMA DELL’ACCENSIONE)
In conseguenza dello studio “punto 1”, chiediamo che venga attuato un piano di monitoraggio della qualità dell’aria con delle stazioni mobili, inserendone alcune nei punti più critici come indicato nel D. Lgs.vo 155/2010 e smi. Particolare attenzione dovrà essere posta anche agli inquinanti non aeriformi, come i metalli pesanti che sono destinati col tempo ad incrementare la loro concentrazione nei suoli. Una campagna di misura va effettuata prima dell’eventuale avvio del forno, in modo da poter confrontare i dati con quelli ad impianto avviato. Il piano di monitoraggio consentirà anche di valutare l’efficacia del modello diffusionale costituito.

Elenco stazioni di monitoraggio presenti nella provincia di Trento

 

Per poter procedere con una valutazione attenta degli impatti è opportuno che una prima campagna di monitoraggio venisse effettuata nei luoghi più critici indicati dallo studio diffusionale preliminare, integrando i dati con quelli forniti da alcune stazioni della rete già presente. Per sviluppare questa fase si chiede di subordinare l’autorizzazione alla riaccensione del forno al completamento dell’indagine.

 

3.RENDERE PUBBLICI I DATI SULL’INQUINAMENTO PRODOTTO
I dati misurati a camino da Heidelberg attraverso lo SME dovranno essere acquisiti in tempo reale da APPA mediante collegamento in rete. Gli stessi dati dovranno essere resi pubblici utilizzando un tabellone elettronico posto in un luogo da individuarsi. Non si ritengono sufficienti inoltre le misure indicate da Heidelberg nel “Manuale di gestione dello SME” per la gestione dei guasti al sistema di misura. Si chiede che sia presente una seconda linea di misura posta in stand by e pronta ad intervenire in caso di guasti, in modo da non interrompere la raccolta dei dati. Si intenda doppie linee di campionamento più doppia strumentazione di analisi.

 

4.ALLINEAMENTO LIMITI IMPOSTI SUGLI INQUINANTI
Nel 2016, in sede di riesame (che ha la funzione di riallineamento con le migliori tecniche disponibili BAT) per alcuni parametri (polveri, SOx, NH3, NOx), potevano essere adottati valori più restrittivi in riferimento ai relativi BAT AEL, la qual cosa ci lascia alquanto perplessi. In particolar modo appare molto elevato il limite sulle polveri, in considerazione di quanto ottenibile tecnologicamente. Si chiede all’Autorità Competente di valutare attentamente gli effetti dei limiti imposti alla luce di quanto disposto dal D. Lgs.vo 152/2006 art. 29 octies, comma 4, lettera a.

5.PROCEDURA VIA POSTUMA (verifica di assoggettabilità)
Chiediamo che la Provincia di Trento si allinei all’orientamento amministrativo odierno di alcune Regioni (ad es. Toscana e Lombardia), prevedendo che, se nel corso della vita del sito sia mai stata effettuata una procedura di VIA o di verifica di assoggettabilità (nel nostro caso), questa gli venga richiesta alla prima occasione di Riesame /Modifica degli impianti. Tutto ciò anche se la modifica stessa di per sé dal punto di vista normativo non richiederebbe tale procedura. Da qui nasce anche il termina di VIA postuma, come qualcuno la definisce. Uno studio legale di Milano, interpellato dal dott. Ubezio, riferisce che se l’azienda si trova in tali condizioni e l’autorità competente la richiede, difficilmente ci si può opporre. Nel caso specifico, seppur effettuata una procedura di screening relativa all’utilizzo di combustibili alternativi di recupero istruita nel corso del 2013 e conclusasi con esclusione dalla VIA con Determinazione del Dirigente n. 81 del 30/09/2013, si chiede che possa essere preso in considerazione l’orientamento della Corte di giustizia europea che con sentenze congiunte del 26 luglio 2017 (C-196/16, C-197/16) ha ritenuto tra l’altro che: «La VIA postuma non deve valutare solo gli impatti futuri, ma anche quelli pregressi».
La regione Toscana dispone di normativa specifica molto avanzata. In particolare si faccia riferimento alla DGR 931 del 22 luglio 2019, nella quale si dettano le linee guida per l’effettuazione della VIA postuma, il cui scopo è fare in modo che per impianti esistenti realizzati all’epoca in cui non era presente tale disciplina, vengano disposte tutte le azioni mitigatrici necessarie.
Una sentenza del Consiglio di Stato (4327, IV Sez. del 13 settembre 2017) si esprime in relazione ad un ricorso presentato da una associazione ambientalista, ribadendo che la Vinca si applica per tutti i piani ed i progetti che ricadono all’interno di aree naturali protette, all’interno della Rete Natura 2000 (SIC, ZPS, ZSC) ovvero ricadano all’esterno ma possono avere effetti significativi su di esse. In sostanza si applica il principio di precauzione ed il concetto di “postumo” crediamo abbia trovato applicazione già anche per la Vinca.

 

6. ISTITUZIONE DI UN TAVOLO PERMANENTE
Riteniamo fondamentale che venga istituito un tavolo permanente sulla questione Cementificio di Sarche, composto dal nostro Comitato, la Provincia Autonoma di Trento, il Comune di Madruzzo. Tavolo incentrato sul controllo delle garanzie richieste e sullo studio multi criteriale con finanziamento concesso dalla Provincia nella finanziaria di fine anno.

25 gennaio 2022

 

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