L’approvazione da parte dell’Europa, di una spesa a favore del settore della difesa militare pari a 800 mld, di cui 650 mld derivanti da una deroga al patto di stabilità e 150 mld a debito comune garantito da Eurobond, la seconda emissione dopo quella riservata alla crisi del Covid, ha diviso l’intera classe politica su come uscire dai costi sopportati dall’Europa a causa della guerra tre Russia e Ucraina.
Dopo il vertiginoso rialzo delle bollette dell’energia con l’aumento di prezzi di petrolio e gas riesce l’Europa ad affrontare la difficile situazione economica, che si dibatte tra bassi tassi di crescita, elevati livelli del debito, accumulandone di nuovo investendo in un settore che dopo il dramma della seconda guerra mondiale, dal 1945, è stato utilizzato solo come forza di peacekeeping, interponendosi nelle zone di conflitto? E’ il settore giusto per superare il pesante carico di costi che si è scaricato negli ultimi tre anni sulle imprese, i bilanci familiari e i salari, che dal settembre 2021, sulla scia dell’inflazione alimentata delle quotazioni di petrolio WTI e gas naturale?
Sono domande che in queste ore ogni cittadino europeo si pone dopo la crescita dei prezzi medi del petrolio che dai 70$/bl alla fine del 2021 sono saliti a 94$/bl di dicembre 2022, segnando un aumento del 25%, e del gas naturale che nello stesso periodo è passato dai 3.98$ ai 7,1$ con un rialzo del 44%, con picchi a 130 $/bl per il petrolio e a 9,5$ per il gas.
Investire ancora nel settore militare non avrà invece come effetto quello di mantenere una tensione non solo politica, ma anche sociale, alimentando il pessimismo calando i consumi e un ulteriore rallentamento nella crescita economica?
Ricordiamo come dopo la crescita del 2022, mentre il prezzo del petrolio è rimasto mediamente elevato, a 77$/bl nel 2023 e a 75$ nel 2024, il gas era crollato rispettivamente a 2.64$ e 2.50$ con un ribasso del 64%, grazie al progressivo cambio delle forniture dalla Russia ad altri paesi produttori come l’Algeria e gli Stati Uniti, che lo trasportano in Italia via nave come gas liquido. Nei primi mesi del 2025 il petrolio sta positivamente scendendo a 67$/bl mentre la media del gas si sta posizionando intorno ai 2.89$.
La popolazione italiana, che paga le tariffe più alte in Europa, si chiede come mai a questo arretramento dei prezzi non è seguito un analogo ribasso nelle bollette, che con il passaggio al mercato libero, sono addirittura aumentate? Perché le bollette sono collegate ai prezzi puntuali invece di quelli medi semestrali? Se è vero che è stata l’Europa a imporci il mercato libero dell’energia (la Francia ha nazionalizzato EDF mentre noi dobbiamo mettere in gara le centrali idroelettriche) perché siamo stati gli unici ad applicarlo così male?
Di fronte alla nuova spesa di 800 mld europeo l’idea che la politica sia occupata solo ad appaltare nuove spese senza preoccuparsi della regolamentazione del settore energia illusoriamente abbandonato al liberismo del mercato, sembra confermare l’idea che i costi della guerra in Ucraina e Russia siano effettivamente stati sopportati dagli strati delle classi sociali. Di fatto la guerra decisa dalla politica è stata pagata da tutti noi quando accendiamo la luce alla mattina e ci facciamo un buon caffè. Speriamo che quell’amaro caffè risvegli le coscienze.
