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Sat, Apr

Ospedale di Tione, impossibile abortire. La lettera di Alessando Giacomini

Tione
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Dal 10 aprile presso l’ospedale pubblico di Tione, con un camion vela, sarà presente  la campagna pubblicitaria dell’Unione degli Atei e degli Agnostici  incentrata sull’aborto e in particolare sulla Ru486 e che vede come testimonial Alice Merlo, una giovane donna che nei mesi scorsi ha raccontato la propria esperienza denunciando che i maggiori problemi legati all’ivg sono le dinamiche colpevolizzanti, la riprovazione sociale per aver fatto quella scelta, l’imposizione del senso di colpa e del dolore.

 

 “Per questo abbiamo chiesto ad Alice di esserne il volto: perché il suo sguardo e le parole da lei scelte per raccontare la propria esperienza di aborto medico testimoniano proprio tutto ciò: la capacità di ogni donna di scegliere per se stessa, l’irrinunciabilità di decidere del proprio corpo e della propria vita, l’importanza della ricerca scientifica in materia di salute sessuale e riproduttiva.”

 

“Lo abbiamo voluto fare”, spiega Alessandro Giacomini responsabile Uaar Trentino Alto Adige, “in un luogo simbolo come l’ospedale pubblico di Tione perché proprio in questo presidio c’è chi gioca a fare Dio con la vita delle Donnetutti i medici ginecologi sono obiettori di coscienza sulla pratica legale dell'interruzione volontaria di gravidanza, suddette struttura pubblica ha svuotato la legge 194 e con essa il diritto di abortire, magari per una violenza subita. 
Il personale medico ha l’obbligo di essere predisposto all’interruzione volontaria di gravidanza, proprio perchè sono dipendenti pubblici, esercitano in una struttura pubblica, in una regione cosiddetta laica e retribuiti con i soldi di tutti i contribuenti Trentini.


E’ inaccettabile che in presenza di una legge che legalizza l’aborto da ben 43 anni, in un presidio ospedaliero pubblico non ci sia nessun medico non obiettore: 
 in questo caso, deve essere privilegiato il diritto della donna che chiede di abortire, oppure il diritto dell’obiettore ? .
Ma per quale motivo si obietta ?

l’obiezione è legata ai principi cattolici del medico e la stessa obiezione è tutelata dalla legge vigente.
Immaginiamo però, una persona che scelga di fare la carriera militare, che venga formata a spese dello stato, remunerata dallo stato come soldato dell’esercito, ma, quando si tratta di combattere , c’è il suo diniego in quanto obiettore di coscienza.
Non viene spontaneo domandarsi, ma non poteva pensarci prima ?
La legge sulla interruzione volontaria di gravidanza ha 43 anni, un ginecologo è dunque consapevole della vetusta legge, lo stesso avrebbe potuto specializzarsi, post legge del 1978, in qualche altro ramo della medicina, sarebbe cosi risolto il problema, restando fedeli alle loro coscienze e al contempo rispettare la legittima richiesta della paziente.
Ma allora non poteva pensarci prima ?
Va allora accettato anche un medico Musulmano che si rifiuta di curare una persona dell’altro sesso ?,
o un medico testimone di Geova che si rifiuta di fare una trasfusione urgente, sarebbe accettabile ?
che la stessa convinzione lascerebbe morire un paziente dissanguato , tutto per causa del suo credo, non sarebbe aberrante ?
Non è forse miracoloso vedere cattolici che da una parte urlano che gli immigrati devono piegarsi e forgiarsi con le nostre leggi e usanze e d’altra rivendicano per se stessi l’obiezione di coscienza ?
Forse, rimane una unica via percorribile, quella del reclutamento selettivo di medici non obiettori per integrare il vuoto, magari con bandi pubblici con la specifica di non obiettore.

Attendiamo una forte presa di posizione dall'assessora alla sanità Stefania Segnana , per risolvere quanto prima questo diritto negato, perchè nessun organo della provincia di Trento può incidere in maniera pregiudizievole e comprimere i diritti assoluti, ma soprattutto bisogna interrompere questa guerra di misogina , perché la decisione di avere un figlio è personale e libera, ogni donna deve poter scegliere liberamente se e quando diventare madre .
Continueremo a ribadire l’importanza di una legge, la 194 del 1978, senza la quale ripiomberemmo nel dramma, quello sì, sempre tale , dell’aborto clandestino.