Il prossimo 16 aprile dovrò comparire davanti al Giudice di pace perché querelato dal Sindaco di Borgo Lares e dal Presidente della Pro loco di Bolbeno (padre e figlio) in quanto, in un mio scritto indirizzato all'avvocatura dello Stato, avrei offeso la loro reputazione. Nessun problema a chiedere scusa, se si sono sentiti offesi in quanto "persona". Nessuna intenzione da parte mia di offendere o diffamare. Se fossero stati presenti alla scorsa udienza avrei avuto modo, in un tentativo di conciliazione, di dirglielo. Spero che questa volta si presentino.
Ma la cosa cambia se parliamo dei ruoli rivestiti.
In quello scritto, sostenevo, che la partecipazione del Sindaco alla delibera che approvava l'accordo quadro per l'ampliamento dell'area sciabile di Borgo Lares era incompatibile. E lo era perché la Pro loco e il suo Presidente, figlio del sindaco, erano direttamente interessati a questa decisione, dato che proprio alla Pro Loco Bolbeno veniva affidato il compito di gestire il nuovo impianto e la nuova skiarea fino al termine dell'attuale concessione. Incompatibilità che ritengo sussista tutt'ora. Peraltro la volontà della PAT di investire una cospicua somma di denaro per il suo ampliamento ha suscitato numerosissime polemiche, da parte di esponenti politici e associazioni ambientaliste.

Il problema non è quindi la reputazione personale di nessuno che non ho mai messo in dubbio. Il problema è la sostanza della democrazia partecipativa, il senso civico che unitamente al diritto di esprimere le proprie opinioni anche critiche per la integrità morale del bene pubblico è il sale della democrazia: anche e soprattutto se si tratta di ambiente e paesaggio del Trentino, con particolare riferimento all'impatto ambientale delle grandi opere pubbliche.
Proprio per tale ragione, ritengo che la querela sporta dal sindaco di Borgo Lares e dal presidente della Pro-Loco di Bolbeno nei miei confronti costituisca solo un tentativo di reprimere un'opinione politica dissenziente, e che dunque il procedimento penale costituisca una "vertenza SLAPP". L'acronimo, che richiama il termine inglese "slap", cioè prendere a ceffoni, sta per "Strategic Lawsuit Against Public Participation", espressione che letteralmente significa "causa strategica contro partecipazione pubblica". Infatti, una causa SLAPP è una causa intesa a censurare, intimidire e mettere a tacere voci critiche mediante azioni giudiziarie fino a quando non abbandonano le loro critiche o opposizioni. Cosa che, per dovere civico, non intendo fare.
l'imputato
