SGOMENTO / DOLORE: purtroppo… vocaboli d’attualità. - «Il dolore se condiviso si dimezza. (San Tommaso). / L’uomo è nato per soffrire. (R. Gervaso). / Non abbiamo il diritto di chiederci, quando il dolore arriva… (Anonimo). / Il dolore mentale è meno drammatico del dolore fisico, ma è più comune e anche più difficile da sopportare. (CS. Lewis)».
Ci sono giornate ed eventi che non posso affatto schivare lasciandomi portare da elucubrazioni fuori dalla quotidianità; ed oggi è proprio una di quelle giornate che con la frusta dell’imprevisto mi ha colpito in pieno volto, attraversando anche i muri e i vetri della mia appartata mansarda. Vi sono eventi esterni che sembrano lontani e che, invece, colpiscono quasi a tradimento e che obbligano a tenere i piedi per terra ed a dovere e saper camminare specialmente con coloro che stanno trascinandosi nella sofferenza più acuta, unitamente a quanti si rendono compartecipi di tanto SGOMENTO, poiché davvero è questa la sensazione che si prova quando, proprio quasi accanto, viene stroncata nel pieno dell’adolescenza una Fanciulla di appena sedici anni. Pur uso alla penna, quanto mi è difficile trovare parole adatte ad evidenziare ciò che lo SGOMENTO sia in sé stesso, e come sia considerato nel manifestarsi in ciascuna ed in ciascuno; un vocabolo che si può soltanto pronunciare, poiché si rimane incapaci di esprimere come ci colpisca dentro ma che, nello steso tempo, rende impotenti a trovare dei mezzi idonei per essere concretizzato o almeno in qualche parola da mormorare a fior di labbra od a trovare i gesti idonei a lenire dolori che si vorrebbero consolare. Ci si sente incapaci di esprimersi; gli occhi si inumidiscono di tacite lacrime; il cuore si rinserra nella sofferenza che si nutre di silenzio, mentre la mente vorrebbe trovare e inventare modalità impensabili per far sentire la propria partecipazione a coloro che certamente si sentono inconsolabili.

- Nella mia incapacità di andar oltre, provo a tentare di esprimermi in dialetto, con l’intimo desiderio di trovare parole di conforto…
A sól sédes àgn…
A sól sédes àgn i t’à portàda vìa
sénza lasàrte dìrne gnént
come tè fudèse na pàia de fén
entà ’n prà da segàr de giùgn…
o, amó mèi, én botó’ d’òro
che stéva mèi tra le èrbe del prà
amó da segàr e da lasàr lì
có’ tùt él só bèl da godér da tùç.
Tè saltéve come ’n cavriól
conténta tì e conténç quèi àltri
e tè sére bóna de tór su la vìta
mèi che Tè podéve e come tè voléve
Tè è vivèst conténta de èser tì
ma ànca per fàr conténç quèi àltri
én quèl èser bóna de capìr
che sé è vìf quàn che quèi àltri
i sentigóm come vergót che vàl de pù.
Tè sére na gràn bràva putèla
bèla e conténta e che vardéva fò bé’;
e no’ sóm bóni de capìr
perché pròpri Ti - a sói sédes àgn -
i t’àbia ciapàda su de prèsa e malamént
e portàda vìa come te fudèse ’n niént…
Ma per i Tó e per tùç noàltri
te sére vergót del bèl e de bón’:
te sére e tè rèste…TUT.
A soltanto sedici anni. – A soltanto sedici anni ti hanno portata via / senza lasciarti dirci niente / come tu fossi una paglia di fieno / in un prato da falciare a giugno… / o, meglio ancora, un ranuncolo / che stava meglio tra le erbe del prato / ancora da falciare e da lasciare lì / con tutto il suo bello da godere da tutti. / Saltavi come un capriolo / contenta tu e rendendo contenti gli altri / ed eri capace di prendere la vita / meglio che potevi e come volevi. / Sei vissuta contenta di essere tu / ma anche per far contenti gli altri / in quell’essere capace di comprendere / che si è vivi quado gli altri / li sentiamo qualcosa che valgono di più. / Eri una gran brava ragazza / bella e contenta e solare / e non ci rendiamo conto / perché proprio tu - a soli sedici anni - / ti abbiano strappata di fretta ed in malo modo / e carpita come fossi un niente… / Ma per i Tuoi e per tutti noi / tu eri qualcosa di bello e di buono: / eri e resti… TUTTO. -------
Mario Antolini Musón
