Sono arrivate in redazione due lettere, per molti aspetti diverse, ma accomunate dallo stesso senso di disgusto per un decreto sostegni che, a loro dire, non riesce minimamente a ristorare le enormi perdite dovute alle chiusure imposte dal governo alle attività commerciali. Ristori che effettivamente appaiono dei palliativi che non tengono minimamente conto delle esigenze delle piccole attività che nell'ultimo anno hanno registrato perdite sostanziose mentre hanno continuato ad avere praticamente le stesse spese. La domanda che sorge spontanea è quindi: Come fa un governo ad obbligare a tenere chiusa un'attività promettendo ristori e poi a distanza di un anno non vengono proposte che briciole che non servono a niente?
La paura è che i piccoli imprenditori, le partite iva di piccole aziende e i liberi professionisti siano costretti a chiudere e che vengano spazzate via una moltitudine di persone che creavano ricchezza anche in Trentino. Di seguito le due lettere.

Ma stiamo scherzando? io lo spero proprio. E spero di non aver inteso bene la portata di questo decreto sostegni. Perché se è vero che vogliono liquidare imprese che sono ridotte allo stremo con questa elemosina è da partire con le forche. Stando a quello che scrivono i giornali questi potrebbero essere i ristori per un'impresa che ha registrato un totale di fatturato nel 2019 pari a 124.000 euro, ridotto a 40.000 euro nel 2020. La differenza complessiva di fatturato ammonta a 84.000 euro, superando quindi lo “scoglio” della perdita minima del 30 per cento prevista dal decreto Sostegni. Prima di applicare la percentuale di fondo perduto prevista per la propria classe di ricavi e compensi, bisognerà suddividere il dato della perdita totale di fatturato per i 12 mesi dell’anno. La perdita media mensile registrata nel 2020 rispetto al 2019 è pari in questa fattispecie a 5000 euro. Applicando la percentuale di fondo perduto spettante (50 per cento) alla perdita media mensile (7000 euro), l’importo spettante che ne risulta ammonta a 3.500 euro. Cioè, un'impresa che ha perso 84 mila euro, pari al 67% del fatturato, dovrebbe essere ristorata con 3500 euro. E cosa dovrebbe farci con 3500 euro? Se questa è la logica. Voi politici che non siete riusciti a contenere in nessun modo gli effetti della pandemia adottate lo stesso criterio sui vostri stipendi. Il vostro stipendio dovrebbe essere di 120 mila euro netti all'anno? Bene. Dividete per dodici mensilità e trovate che la mensilità media è di 10mila euro. Poi applicate il 50% e trovate che vi spettano in un anno 5 mila euro. incominciate a fare questo, poi potrete provare a proporre anche a noi questa porcata di ristori. Che vergogna! una presa in giro inaccettabile.
Roberto
Scrivo questa lettera perché ormai disgustato da quanto vedo ogni giorno in televisione e sui giornali non trovo altro sfogo che condividere con altri il mio stato di rabbia per una situazione che sto vivendo ma che non dipende da me, una situazione che ho subito e dalla quale difficilmente troverò una via d'uscita. Per mesi e mesi ho aspettato paziente che le promesse di ristori si materializzassero in aiuti concreti. Ed ecco finalmente il proclama del Presidente Draghi: “Questo decreto è una risposta significativa, molto consistente alla povertà, al bisogno che hanno imprese e lavoratori, una risposta parziale ma il massimo che abbiamo potuto fare all’interno di questo stanziamento” . Una presa in giro colossale. Altro che risposta significativa l bisogno delle imprese. La mia piccola azienda nel settore del turismo da marzo 2020 a febbraio 2021 ha perso il 65% del fatturato. Ma se calcoliamo solo il 2020 ha perso "solo" il 28%, mentre attualmente nel 2021 ha perso il 96%. Pur quindi avendo perso per le chiusure legate al coronavirus oltre il 65% del mio fatturato non avrò diritto a nessun ristoro. Ora a me si prospettano due possibilità. Perdere tutto e mandare all'aria i sacrifici fatti fino ad ora. Combattere fino all'ultimo per rivendicare il mio diritto ad essere risarcito per i danni che le chiusure imposte dal governo hanno provocato. Spero di avere la forza di prendere questa seconda strada.
Mario
