16
Tue, Jul

Orso M49, esemplare problematico da catturare. Lo chiede la Pat: da solo in Giudicarie nel 2018 per 49 volte ha fatto danni predando bovini, ovini, caprini e api

Giudicarie
Typography

 

Due lettere della provincia di Trento, a firma del presidente Fugatti, inviate al Ministero dell’Ambiente e all’Ispra – l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale - per chiedere la cattura dell’orso M49.

Secondo la giunta provinciale i comportamenti dell'orso in questione (un maschio di 3 anni catturato e radiocollarato lo scorso 27 agosto vicino a malga Rosa nel comune Porte di Rendena)  sono "dannosi e reiterati e le misure di dissuasione e prevenzione si sono rivelate inefficaci. Proprio ad M49 sono da attribuire nel 2018 circa un terzo di tutti i danni da orso riferiti al patrimonio zootecnico, mentre, nei primi mesi del 2019, sette sono stati i tentativi di intrusione in edifici come baite, stalle, fienili, nonché tre i danni ad apiari".

In un comunicato la provincia scrive che:

In base al rapporto tecnico e a quanto specificato nel PACOBACE, M49 è da considerarsi “orso problematico dannoso”, per il quale il Piano citato prevede la cattura per captivazione permanente o l’abbattimento. Si tratta dell’unica soluzione praticabile alla luce di quanto rilevato nel rapporto tecnico, azione che non pregiudica il mantenimento dello stato di conservazione della popolazione di plantigradi in Trentino

Le numerose predazioni di bovini, equini ovi-caprini, suini e avicunicoli e i tentativi di penetrazione in caseifici e stalle di malghe nell’area Rendena-Giudicarie, sono eventi verificatisi con particolare frequenza nel corso del 2018 e che rappresentano il 27% dei danni da orso complessivamente registrati in Provincia di Trento e il 34% di tutti i danni da orso riferiti al patrimonio zootecnico. I danni imputabili ad M49 sono stati indennizzati per oltre 31.200 euro. Si ricorda altresì che M49 è stato catturato e radiocollarato nell’agosto del 2018. Le azioni di dissuasione intraprese non hanno portato ad una diminuzione della tendenza a provocare danni, anzi, l’attività di monitoraggio intensivo ha evidenziato la grande difficoltà dell’intervenire in modo tempestivo ed efficace sul comportamento dell’animale.

Il 15 aprile è stata inviata un'ulteriore lettera al Ministro dell’Ambiente e per conoscenza all’Ispra (rapporto aggiornato al 2019) ribadendo la problematicità di M49 e aggiungendo che all'uscita letargo l'esemplare ha manifestato un comportamento particolarmente problematico visitando numerose baite di montagna o gli annessi edifici di stalla o fienile. Sette sono stati in particolare i tentativi di intrusione di cui almeno cinque in abitazioni frequentate stagionalmente (dieci in totale gli eventi dannosi). Circa il 50% dei danni da orso rilevati nel 2019 in Trentino sono riconducibili a M49. Inoltre non si è avuto modo di effettuare ulteriori azioni di dissuasione, data l’alta mobilità nonché la rapidità ed imprevedibilità che hanno caratterizzato gli spostamenti dell’animale in questa fase stagionale.

Foto Gloria Failoni

L'ENPA protesta con decisione:

Garanzie per la tutela dell’animale e del suo benessere, ma anche uno stop alla politica delle “catture facili”. E’ quanto chiede al Ministro Costa l’Ente Nazionale Protezione Animali, in seguito alla richiesta del Trentino di procedere con la cattura dell’orso M49, giudicato un esemplare “dannoso”.  «In questi anni – spiega Enpa - abbiamo spesso assistito alla “reclusione” ma anche all’uccisione di orsi, rese possibili da ordinanze last minute, chiaramente prive, a nostro avviso, di fondamento scientifico. Motivate invece da ragioni propagandistiche e di ricerca del consenso». Rispetto a questa situazione Enpa chiede una netta inversione di rotta. «Il Ministero dell'Ambiente può agire subito, coinvolgendo esperti e studiosi, anche a livello internazionale, per studiare e soprattutto applicare in modo sistematico i metodi ecologici di prevenzione e di dissuasione».

Per un animale abituato alla vita libera, la cattura e la reclusione non rappresentano certo una soluzione accettabile. Tanto meno lo sono considerando la campagna elettorale in atto e il tentativo – da parte dei soliti “noti” – di strumentalizzare gli animali selvatici a fini propagandistici. Una realtà alla quale siamo purtroppo abituati, ma che non porta da nessuna parte. Come insegna la triste storia di Daniza e di KJ9.

Il Rapporto grandi carnivori 2018 della Provincia di Trento dedica una sezione proprio all'orso M49. Riportiamo di seguito il testo del rapporto:

Particolare rilevanza hanno avuto le problematiche create dal giovane orso (nato nel 2016) denominato M49, individuo dal comportamento solitamente elusivo ma protagonista, nel 2018, di numerose predazioni a carico di bovini ed equini (i patrimoni più difficilmente difendibili), di penetrazioni nel caseificio di una malga e di altri tentativi di penetrazione in stalle/ricoveri per il bestiame domestico. Ciò per lo più tra le valli di Breguzzo e S. Valentino, nelle Giudicarie.

Nel 2018 possono essere in particolare ricondotti a M49 ben 49 eventi di danno, il 27% dei danni da orso complessivamente registrati in provincia. Di questi, 31 sono certamente imputabili al soggetto (63%), 12 probabili (24%) e 6 possibili (12%). In particolare M49 si è reso protagonista in 29 eventi di danno su patrimonio zootecnico, vale a dire il 42% di tutti i danni da orso di quel tipo registrati in provincia. Ancora M49 è stato stato protagonista di 7 danni su danni a patrimoni apistici, 4 danni a patrimoni agricoli e 9 danni ad altro patrimonio.

Per i danni imputabili a M49 sono stati indennizzati € 31.285,29. Essi rappresentano ben il 33% della somma complessiva indennizzata nel 2018 per danni da orso. A seguito delle ripetute predazioni a carico di bovini si è ritenuto opportuno procedere alla cattura e alla radiocollarizzazione del soggetto in questione, per migliorarne il monitoraggio, la prevenzione dei danni e l’attuazione di misure di dissuasione; a questo scopo si è proceduto al posizionamento di trappole a tubo nelle zone frequentate dal plantigrado. In data 27 agosto è stato catturato un giovane maschio che, dalle successive analisi genetiche, è risultato essere proprio M49. A seguito della cattura e radiocollarizzazione di M49 si è provveduto all’organizzazione di una intensa attività di monitoraggio, funzionale ai tentativi di intercettare il plantigrado per effettuare azioni di dissuasione. Tale attività era finalizzata anche alla prevenzione dei danni attraverso la segnalazione in tempo “reale” agli allevatori della presenza in zona del plantigrado. I tentativi di intercettare il plantigrado hanno portato gli operatori in 4 occasioni nelle condizioni di intervenire direttamente con dissuasione (pallettoni in gomma, cani da orso e/o luci e rumori). Lo sforzo di monitoraggio intensivo dell’orso e di presidio dell’area interessata dalla sua presenza si è protratto fino ad oltre la metà di novembre, periodo in cui si è registrato un progressivo rallentamento delle attività dell’animale che peraltro ha continuato ad essere attivo fino alla fine dell’anno. L’attività svolta ha evidenziato l’estrema difficoltà nell’intervenire efficacemente con azioni dirette sull’animale che possano effettivamente condizionarne i comportamenti più problematici. In questa fattispecie (predazione di animali di grossa taglia al pascolo) è infatti assai difficile riuscire ad intervenire con la dissuasione nel momento esatto in cui l’orso effettua la predazione, condizione indispensabile per trasmettere il messaggio negativo al plantigrado. Di fatto gli interventi realizzati non si sono rivelati efficaci. Ci si è mossi anche sul fronte della prevenzione, realizzando, nel mese di luglio, 4 recinzioni sperimentali, indirizzate alla protezione notturna dei bovini in asciutta (animali di diverse età) alpeggiati a malga Maggiasone e malga Arnò, site nel comune di Sella Giudicarie. Tali onerose opere di prevenzione non sono applicabili su larga scala, vale a dire su tutto il territorio provinciale. Nel mese di agosto si è reso necessario anche un intervento urgente per la messa in sicurezza di un caseificio a malga Rosa (comune Porte di Rendena), dove il plantigrado era entrato per cibarsi di latte e panna.