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Mon, Apr

“Quando la solidarietà corre più veloce della burocrazia” parla il Comitato Giudicarie Esteriori per l'Ucraina

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ESTERIORI. La solidarietà al tempo di questa guerra moderna ed atroce corre sulle ali del volontariato e della fattiva collaborazione di persone che credono profondamente nel benessere degli altri, dei più deboli ed indifesi, ma può bastare?

 

Al momento dello scoppio della Guerra in Ucraina nelle zone del Bleggio, Lomaso e Banale alcune persone si ritrovano insieme ai Parroci della zona don Gianni Poli e don Sergio Nicolli e decidono che non possono rimanere indifferenti ed inermi davanti a quella che si profila essere la più grave emergenza umanitaria degli ultimi trent'anni. Decidono di interpellare associazioni di volontariato, rappresentanti di varie istituzioni e le persone sensibili per istituire il Comitato "Emergenza Ucraina Giudicarie Esteriori". Lo scopo è quello di coordinarsi anche con le Amministrazioni dei cinque Comuni, le Parrocchie e gli enti istituzionalmente preposti alle emergenze. Snello dev'essere però questo comitato, agile nel rapportarsi con tutti coloro che possono dare una mano, pressante nei confronti della burocrazia per sveltire gli iter procedurali per favorire una buona accoglienza e l'integrazione.

 

 

In brevissimo tempo si accolgono i primi cittadini ucraini che scappano dalle bombe, si trova un alloggio, viveri e indumenti e tant'altro: anche qualche giocattolo ed un sorriso per i bimbi spaventati dalla guerra.

 

Tra gli altri arriva Aliaksandr, Sasha come lo chiamano in Ucraina. Con la sua macchina è fuggito da Kherson raccogliendo poche cose, le più importanti: la moglie e tre figlioletti, la più piccola di 11 mesi. Un viaggio di otto giorni, tanti stop and go estenuanti.

 

Da Trento arriva al nostro Comitato la richiesta di aiuto: si cerca urgentemente un alloggio. E allora corre, corre veloce il cuore della solidarietà e dopo un caloroso benvenuto ci si preoccupa subito di seguire l'iter sanitario previsto, la segnalazione alle autorità competenti, l'Amministrazione Comunale mette a disposizione un alloggio, i volontari lo preparano, vengono forniti viveri ed indumenti adatti ad una famiglia con tre bambini. Una macchina dell'accoglienza perfetta.

 

E' necessario richiedere il codice fiscale e il permesso di soggiorno per motivi umanitari, essenziale per poter vivere sul territorio e potersi definire nuovamente "un cittadino" che inizia con trepidazione e speranza una nuova vita. C'è anche la preoccupazione e la speranza di un lavoro, uno qualsiasi per ricominciare, perché Sasha ha il senso della dignità, non vuole pesare a lungo sulla comunità.

 

Ma l'imprevisto che ferma questa catena perfetta della solidarietà è proprio l'ottenimento dell'appuntamento in Questura: è garantito ma ci vuole tempo, troppo tempo per chi spera. Un mese e mezzo perché gli uffici sono subissati dalle richieste. Ma l'urgenza è tanta perché subito si fa avanti anche un imprenditore generoso che ha bisogno urgente di manodopera e prepara una promessa di lavoro. Riparte una nuova corsa contro il tempo: contatti con le autorità, solleciti, preghiere di poter accelerare l'iter. È troppo importante essere veloci, è determinante il lavoro per questa famiglia alla ricerca di una nuova dignità sottratta loro all'improvviso un brutto giorno di febbraio.

 

Shasha alla fine ce la fa e va a lavorare, ma questa storia giunta al lieto fine grazie alla forte volontà di scavalcare i tempi della burocrazia, la trasforma in un'eccezione che rende ancora più evidente la pesantezza delle regole. Le trafile per Sasha sono superate, ma per tutti gli altri Sasha in attesa, quali saranno i tempi di accesso alla Questura? È pressante la necessità di lavorare concretamente e con una maggiore sensibilità per ridurre i tempi per l'ottenimento dei permessi di soggiorno da parte delle autorità competenti e di quelle preposte all'accoglienza. Lungaggini burocratiche e lunghe attese confinano queste persone in una terra di nessuno che apre facilmente le porta ad una condizione di irregolarità, di sfruttamento lavorativo e ad altre forme di discriminazione indegne di un mondo moderno.

 

Facciamo un accorato appello alle autorità provinciali perché si facciano promotrici di una pressione sui propri organismi (ad esempio il potenziamento del “Cinformi” che ritorni alla preziosa efficienza dei suoi primi anni) e sugli organismi statali della Questura e delle forze dell’ordine, affinché la buona volontà e l’efficienza del volontariato nei confronti dell’accoglienza in questa emergenza, ma anche della quotidianità del sostegno alle persone, sia facilitato e reso efficacie da iter burocratici celeri.

 

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Comitato Emergenza Ucraina Giudicarie Esteriori