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E' iniziata la raccolta fondi per la “Falesia Dimenticata 2.0” di San Lorenzo: verso l'ampliamento e l'inclusività

San Lorenzo Dorsino
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Simone Elmi: “L’obiettivo è d’ingrandire - aprendo 30 nuove vie d’arrampicata- e rendere ancora più inclusiva la falesia, offrendo alla collettività un luogo d’incontro immerso nella natura, dove praticare l’arrampicata e promuovere ulteriormente la cultura della sostenibilità”. Alberto Benchimol: “La campagna durerà circa sei mesi, con l’obiettivo di raggiungere la partecipazione di almeno 1.000 persone” Per partecipare alla nuova raccolta fondi basterà collegarsi al sito

 

 

SAN LORENZO – DORSINO. Domenica 1 maggio è partito sul sito eppela una nuova campagna di crowdfunding per la “Falesia Dimenticata 2.0” di San Lorenzo Dorsino, la straordinaria area naturale trentina, ai piedi delle Dolomiti di Brenta, dedicata all’arrampicata inclusiva e a iniziative culturali che in pochissimi anni dall’inaugurazione (avvenuta nel giugno del 2018) ha raggiunto una notorietà, con oltre 5.000 accessi medi annui, al di sopra delle stesse aspettative dei fondatori, l’associazione “Dolomiti Open” e la fondazione per lo sport inclusivo “Sportfund”, con il contributo dell’Apt Dolomiti Paganella.

 

Con questa nuova operazione di raccolta fondi i promotori si pongono gli obiettivi di acquistare nuovi terreni privati per ingrandire l’area della falesia, portando le attuali vie di arrampicata da 30 a 60, di aumentare gli spazi prativi a disposizione delle persone e, soprattutto, di promuovere ulteriormente la cultura per una montagna inclusiva e l’adozione di comportamenti attenti alla sostenibilità e alla cura dell’ambiente.

 

«La nostra prima operazione di crowdfunding del 2017, alla quale hanno partecipato oltre 400 persone – ha spiegato il presidente di Dolomiti Open, Simone Elmi – è stata per noi un grande successo, non solo per la cifra raccolta (oltre 20 mila euro), ma soprattutto per la carica d’entusiasmo che ci ha trasmesso, spronandoci ad andare avanti in questo vero e proprio progetto partecipativo.

 

Grazie a tutti gli appassionati e non di arrampicata che hanno creduto sin dall’inizio nell’iniziativa, siamo riusciti, infatti, ad acquistare e restituire all’utilizzo della collettività l’area, per lo più in stato di abbandono, dove negli anni Ottanta e fino agli inizi degli anni Novanta del secolo scorso i più forti alpinisti e arrampicatori del tempo avevano dato vita a una delle falesie più famose del Trentino. Falesia che adesso è ritornata al suo antico splendore e che in pochi anni ha registrato un successo forse senza precedenti, con la frequentazione di tantissime persone, più di 5.000 l’anno, la cui presenza ci ha incentivato ad andare avanti nel progetto, acquistando una nuova area, adiacente a quella attuale, da valorizzare e restituire all’uso comune.

 

Con questa nuova campagna di raccolta fondi che partirà domenica 1 maggio auspichiamo di coinvolgere ancora più persone rispetto alla precedente, almeno 1.000, chiamandole a partecipare a un progetto che va oltre l’arrampicata: beni privati a disposizione del pubblico che diventano, in una visione di montagna inclusiva, “un luogo di tutti e per tutti”, valorizzando per il bene comune zone dal grande valore naturalistico, sportivo e storico. Più sarà partecipato il crowdfunding, più aumenteranno evidentemente le possibilità di acquistare i terreni, ma la cosa più importante è lo spirito che ha animato e animerà sempre l’iniziativa e cioè che con un piccolo contributo di tanti si possono fare grandi cose a beneficio di tutti».

 

Il progetto della Falesia Dimenticata si caratterizza per la sua ottica d’inclusività (per la quale ha ricevuto, collocandosi al primo posto in Italia, anche un finanziamento dal Dipartimento delle Pari opportunità del Consiglio dei Ministri) che si estrinseca sia per la particolare chiodatura delle varie vie di arrampicata, ma soprattutto per le modalità di accoglienza e di fruizione del sito, con la creazione di un ambiente inclusivo dove le guide alpine e le persone che lavorano nella falesia siano dei facilitatori per persone con disabilità.

 

Inoltre il progetto si caratterizza per l’attenzione all’ambiente, legandosi in questo senso a un altro progetto partecipativo, il “Dolomiti Future Lab”, condotto da un pool internazionale di esperti e coordinato dall’Apt Dolomiti Paganella. In particolare in questi anni nell’area della Falesia Dimenticata sono state realizzate diverse iniziative, tra le quali, un’opera di recupero di muri a secco che, a sua volta, ha stimolato la cura dei terreni limitrofi al sito; la realizzazione di servizi igienici con materiali ecologici e a risparmio energetico; attività culturali e teatrali legate alla montagna inclusiva; una serie di podcast per promuovere il rispetto dell’ambiente naturale quando si arrampica e si va in montagna. La falesia ha fatto inoltre da volano economico per la nascita di un’attività turistica ad opera di giovani del luogo con il recupero e la valorizzazione di un vecchio casolare disabitato.

 

La nuova campagna fondi, già prima della partenza, ha riscosso il favore di diverse istituzioni locali, tra le quali il Consorzio turistico “Borgo Vivo” che ha deciso di devolvere in favore del crowdfunding la cifra 1 euro per ogni esperienza in calendario acquistata dai turisti a San Lorenzo Dorsino: «Un gesto simbolico – ha evidenziato il presidente del Consorzio, Alberto Bosetti - ma che vuole sottolineare l’appoggio della nostra Comunità al progetto, rendendo partecipi anche i turisti».

 

«Anche per questa nuova campagna di crowdfunding – ha aggiunto il presidente della fondazione Sportfund, Alberto Benchimol – abbiamo deciso di continuare la positiva collaborazione con la piattaforma internet eppela.com, attraverso la quale sarà possibile visionare il progetto, i relativi obiettivi e dare, se si vuole, il proprio contributo. A differenza della precedente campagna, aperta 40 giorni, questa nuova operazione avrà una durata più lunga, almeno di 6 mesi, in modo che l’iniziativa possa essere conosciuta dal maggior numero possibile di persone, appassionati e non, per condividere l’idea di beneficiare tutti di un luogo bello, inclusivo, immerso nella natura, dove praticare l’arrampicata e promuovere la cultura e i valori della sostenibilità»