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Con la demolizione di casa Cacàm se ne và quel cantón della vecchia Pinzolo

Pinzolo
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…a 6 anni (siamo nel 1887) sono andato a scuola  giù la casa dei Albi al secondo piano, perché al piano rialzato ghi stava don Valentino Collini bòrciol, Curato di Pinzolo, allora Casa del Comune fino al 1905; da anni 7 andai a scuola dal Maestro Lucchini, e ci dicevamo spazzacamìn…era bravo da dar le sardèle…” Dante Binelli, nonno materno dell’architetto Dante Donegani, autore del progetto di ristrutturazione di Casa Cacàm, ha lasciato un diario nel quale parla della sua vita, peraltro alquanto avventurosa, dove si trova nominato per la prima volta l’edificio in questione con le parole sopra riportate.

Casa Cacàm prende il nome dallo scotùm di una delle famiglie Bonapace di Pinzolo che vi abitò dopo la prima guerra mondiale. Prima era chiamata casa “dei Albi” e faceva parte di un complesso che ospitò il municipio fino al 1905, la canonica al piano rialzato e la scuola al secondo piano (nel 1888 vi insegnava il maestro Giambattista Luchini, originario di Cunevo in Val di Non che da spazzacamino frequentò delle scuole a Trento fino a ottenere la patente di maestro).

Lo scotùm era il soprannome dato a un gruppo di famiglie per distinguerle da altre dello stesso cognome. Dante fra i Bonapace distingue i Giandepaol, gli Albi e i Cacàm. Vi ebbe sede anche il Magazzino Sociale Pinzolo e Dintorni (la cooperativa dei bacàn di tendenza confessionale) dopo che nel 1904 venne liquidata da don Napoleone Cavalieri la Famiglia cooperativa di Pinzolo fondata nel 1895 e che contava circa 400 soci, per dar luogo a due nuove società con 200 iscritti ciascuna. La seconda sarà il Consorzio Economico Cooperativo (la cooperativa dei villarói di ispirazione laica) con sede dove oggi sta la Cassa rurale, alla quale fu ceduta dopo che il governo fascista nel 1928 impose la fusione delle due cooperative in un’unica realtà: l’attuale Famiglia cooperativa di Pinzolo.

Casa Cacàm fu l’unico edificio del centro di Pinzolo che si salvò dall’incendio del 26 giugno del 1913, mentre quello del Consorzio economico andò completamente distrutto. Subì scarsi danni risarciti dalla Tiroler Landes Versicherung con 990,88 corone, mentre al Consorzio economico quell’assicurazione versò ben 10.000 corone per la sua ricostruzione. L’edificio portava il numero civico 39 (allora le case nel paese erano identificate dal solo numero civico) e al tempo dell’incendio ospitava anche la signora Elisabetta Pedri e la vedova Antonia Ferrari. Con la demolizione (e successiva ricostruzione) di casa Cacàm, iniziata in questi giorni, e dopo quella del vecchio municipio avvenuta nel giugno del 2016, quell’angolo (cantón) della vecchia Pinzolo avrà cambiato completamente faccia e rimarrà (forse) solo nei ricordi di qualche persona anziana e (speriamo) nei repertori fotografici.