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Sun, May

A Bersone “Due Passi per la pace” quest'anno più che mai

Valle del Chiese
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VALDAONE. Il popolo della pace è sempre vitale, non si anima solo in particolari circostanze di pericolo. No. Lo dimostra il borgo di Bersone, costantemente attivo sul tema: da più di quindici anni, a maggio, promossa dal Gruppo Campeggio, vi si tiene una caratteristica marcia “Due passi per la pace” che traduce in questa piccola parola i valori della comunità di Valdaone, la sua armonica vita associativa e amministrativa. Così è stato anche domenica scorsa, 8 maggio.

 

I passi, a dire il vero, sono stati assai più di due, perché il percorso si snodava fra i borghi di Daone, Praso e Agrone, con partenza e arrivo a Bersone. Sette 7 km in totale, con tratti di strada sterrata e di sentiero, percorsi rapidamente dai più sportivi, giovani e ragazzi, con una lunga coda di famiglie, i molti passeggini e gli zaini porta-bimbo. Già di buon mattino i ragazzi erano in piazza ad decorare la partenza con disegni e installazioni vivaci, in attesa dei partecipanti che alla spicciolata sono arrivati per l’ora della partenza fissata alle 14:00. Meravigliosamente il cielo è stato clemente tutta la domenica, con la gradita frescura della pioggia del sabato.

 

 

Quest’anno – e non poteva essere diversamente – la marcia ha posto una speciale attenzione alla guerra che insanguina e umilia l’Ucraina da settimane. Ospiti d’onore sono state le persone di nazionalità ucraina da tempo presenti nella Valle del Chiese e promotrici in questi giorni di viaggi di solidarietà con quanti stanno vivendo da profughi ai confini del Paese, in grande pena e povertà a causa della guerra. La testimonianza di Olga Kost Totaj, con suo marito Sadat e i loro bambini, ha dato il “la” alla manifestazione e motivo di riflessione:

 

Voi sapete tante cose di ciò che succede in Ucraina da tanti punti di vista: politici, economici. Io invece vorrei portarvi la piccola testimonianza di come vive la mia famiglia: ho lì i genitori e il nonno, di novant’anni, che ha vissuto anche la seconda guerra mondiale. Spezza il cuore vederlo in lacrime ad assistere di nuovo nella vita ad una simile tragedia. I miei genitori vivono in un piccolo paese, sono contadini, coltivano la terra, hanno animali: per questa scelta non se ne vanno. Restano e cercano di dare una mano a chi ha meno fortuna. La mia città, di circa 300 mila abitanti, in questi mesi di guerra ha ospitato più di 100 mila persone che scappano dalle zone dove si combatte. Il primo giorno di guerra (24 febbraio) sono state chiuse tutte le scuole, gli asili, l’università, tutto. Nei giorni seguenti quegli edifici hanno riaperto le porte come punti di raccolta delle persone che scappavano dalle zone colpite. Arrivano di solito donne con i bambini. È molto triste, molto drammatico, vedere una mamma prendere per mano i figli piccoli, lasciando dietro le spalle tutta la vita, tutta la quotidianità: lavoro, casa, impegni, la scuola, il parco giochi. Oggi quella mamma deve prendere due cose e andarsene, senza futuro, senza sicurezze… guarda i bambini negli occhi e non sa se torneranno e cosa troveranno quando torneranno. La statistica dice che in Ucraina sono sette milioni le persone costrette a lasciare le proprie case. Anche se la mia provincia nella zona ad ovest è stata risparmiata dalla guerra, dai missili, ogni giorno si vive questo dolore delle persone che arrivano.

 

Voglio dire grazie alle persone che qua hanno aperto la casa, il cuore, per aiutare, per dare una mano a chi soffre. Purtroppo nel 2022 come umanità non abbiamo ancora imparato dagli errori. Non abbiamo ancora imparato a non fare la guerra, perché la guerra porta solo dolore, sofferenza, distruzione. Porta la fine di vite umane che è il bene più prezioso”.

 

 

Dopo Olga è il marito Sadat a ricordare che, con l’aiuto dei colleghi della ditta Bomè Carni in cui lavora, da quanto la guerra è iniziata ha fatto già tre viaggi umanitari. L’ultimo è stato organizzato dalla Pro Loco di Pieve di Bono, con una grande generosità di tutta la popolazione del Chiese. Anche nelle sue parole ritorna l’indicibile strazio di aver visto con i suoi occhi le colonne di famiglie che lasciano il Paese, di vedere i padri separarsi dai figli per tornare indietro a combattere.

Dopo queste parole la marcia ha preso il via, mestamente. Il paesaggio, i colori delle bandiere, i tanti bambini erano lo sfondo di speranza per non arrendersi, nemmeno davanti a questo Male.

E il ricavato della giornata ha già dato ulteriore concretezza all’opera di soccorso che collega ormai direttamente e affettivamente Valdaone e l’Ucraina.