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Sun, May

Il Castello di Santa Barbara a Lodrone è oggetto di incuria e abbandono: si interroga la Provincia

Storo
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Si riporta la recentissima interrogazione alla Provincia del Consigliere Alex Marini (M5S) – firmata 28 settembre – circa "i tempi di realizzazione degli interventi programmati dalla Soprintendenza per i Beni Culturali per la conservazione della struttura e delle opere murarie del Castello di Santa Barbara a Lodrone e per favorire l’utilizzazione degli spazi interni per eventi e manifestazioni". Si chiede inoltre "quali iniziative si intendano mettere in campo per la valorizzazione del Castello di Santa Barbara a Lodrone, anche in una logica di sviluppo turistico dell’area con particolare riferimento all’ambito storico-culturale della valle del Chiese e dell’area vasta Lago d’Idro".

 

 

 

Il Castello di Santa Barbara è una struttura storica risalente almeno al XII secolo d.C. sita sulle alture che dominano la frazione storese di Lodrone. Esso fu con ogni probabilità la prima dimora fortificata dell’antica famiglia nobiliare dei Lodron, che da questo iniziale feudo espansero i loro domini alle terre circostanti, nei secoli successivi divenendo elettori del Sacro Romano Impero. Assieme a Castel Romano (Pieve di Bono) e a Castel S. Giovanni (Bondone) nel Castello di Santa Barbara le caratteristiche militari prevalgono su quelle residenziali e in effetti esso venne concepito come roccaforte atta a garantire l’estrema difesa dei feudatari Lodron;

data la sua storia quasi millenaria (il Castello risulta menzionato in documenti storici a partire dal 1185 d.C. quale dimora di Calapino di Lodrone, la sua edificazione è quindi precedente a tale anno, esso fu inoltre teatro di battaglie importanti, ad esempio lo scontro avvenuto nel 1439 fra Paride Lodron e il capitano di ventura Niccolò Piccinino nell’ambito del conflitto fra la Repubblica di Venezia e il ducato di Milano), il fatto di essere una delle tappe centrali delle manifestazioni legate al gemellaggio che intercorre fra il “Gruppo Lanzi Lodron Lebrac” e gli organizzatori delle “Frudsbergfeste” di Mindelheim in Baviera, (il Castello funge anche da sfondo per alcune delle numerose rievocazioni realizzate in Valle del Chiese allo scopo di ricordare il passaggio dei lanzichenecchi di Georg Frundsberg nel 1526), e per la qualità delle strutture che ancor oggi resistono al trascorrere del tempo e alla scarsissima manutenzione (ad esempio, le difese esterne in granito lavorato in molti punti superano i 2 metri di spessore e i 6 di altezza) il Castello di Santa Barbara in Lodrone rappresenta un bene di indubbio valore storico, culturale e architettonico;

come è facile osservare recandosi in loco e come riportato dalla documentazione fotografica fornita in allegato al presente atto, la struttura del Castello di Santa Barbara appare oggetto di incuria e abbandono. L’accesso all’ingresso risulta preculso da alcune transenne che si suppongono prodromiche a futuri, non meglio specificati, lavori di manutenzione (sul posto non si trova però traccia di ordinanze in tal senso). Quanto alla corte interna, essa, come del resto gli esterni e le mura stesse, risulta colonizzata da vegetazione e rampicanti vari, mentre le parti in legno delle strutture erette per dar luogo a manutenzioni e restauri conservativi risultano consunte dalle intemperie e dal passaggio del tempo. Da decenni ormai il Castello riporta segnali di “pericolo caduta pietre” in prossimità delle mura esterne, a testimonianza della mancata messa in sicurezza del manufatto storico;

 

 

 

quanto ai lavori di manutenzione, restauro conservativo e messa in sicurezza del Castello non è chiaro quanti e quali interventi siano effettivamente stati ad oggi realizzati. In data 12 luglio 2018 la stampa locale riportava che il Castello di Santa Barbara sarebbe stato sottoposto “a breve” a lavori di consolidamento e restauro per una cifra compresa fra i 350 e i 400 mila euro. In particolare l’allora assessore alla cultura del Comune di Storo dichiarava:«Sono felice di poter confermare la notizia, da tempo discutevamo con la Provincia dell'opportunità di intervenire in maniera sostanziale sul castello, e finalmente le nostre ragioni hanno trovato conforto. La questione era stata sollevata anche l'anno scorso con il Soprintendente Marzatico ed il presidente Ugo Rossi, ma c'erano valutazioni di priorità da stabilire. L'altro ieri ci è giunta conferma che il progetto di consolidamento delle mura ha ricevuto il via libera e potrà quindi essere eseguito. Siamo ovviamente molto soddisfatti di ciò. Se ad oggi il Castello può apparire come un rudere, in realtà esso rappresenta una grande opportunità di sviluppo turistico e di crescita culturale per la nostra valle, anche nell'ottica dei gemellaggi con l'estero che abbiamo in essere. Parliamo del luogo in cui ebbe inizio la dinasta dei Lodron che sarebbe arrivata ad estendersi ben oltre la Valle del Chiese. Un monumento dotato quindi di grande valore storico, a cui si inizia a metter mano seriamente dopo anni. Si tratta di un risultato venuto anche grazie all'impegno del Patt di Storo e delle Giudicarie, che proprio su questo tema hanno intessuto un proficuo dialogo col presidente Rossi». Tali considerazioni venivano avvalorate dall’architetto Giorgio Bellotti della Soprintendenza ai Beni Artistici e Culturali, il quale precisava che «la Soprintendenza aveva in animo da tempo questo intervento, e il via libera dei giorni scorsi è solo stato l'ultimo tassello di un lungo iter. La gestione dei lavori è stata delegata al Comune di Storo ma noi siamo i primi ad essere contenti di un intervento che contribuirà a preservare un bene importante come la Rocca di Santa Barbara» (Il castello di Santa Barbara torna ad antichi splendori - Trentino - 12 luglio 2018)

quanto affermato al paragrafo precedente trova altresì riscontro tra gli impegni strategici del report “La soprintendenza per i beni culturali: prospettive e stato dell’arte 2015-2018”, laddove si può leggere “Tra gli interventi che devono essere portati a termine nel quinquennio (solo in parte finanziati) si annoverano: la realizzazione del Parco delle palafitte di Fiavè, il recupero della Casa degli affreschi di Ossana, il recupero (almeno parziale) dei ruderi del Castello di Santa Barbara a Lodrone, il consolidamento del setto murario ruderale del Castello di S. Pietro a Torcegno, il sostegno alla reintegrazione della cinta del Castello di Drena” (La soprintendenza per i beni culturali: prospettive e stato dell’arte 2015-2018);

a fronte dei fatti riportati sono numerosi i cittadini che trovano inspiegabile il disdicevole stato di incuria ed abbandono nel quale versa il Castello di Santa Barbara e l’apparente ritardo nello svolgimento dei lavori di messa in sicurezza dello stesso, ritenendo che il maniero non meriti un trattamento così irrispettoso, anche alla luce del notevole potenziale di sviluppo turistico/culturale che l’opera storica potrebbe rappresentare per il territorio della Valle del Chiese e del Trentino. A tal riguardo si considera opportuno che la Provincia di Trento, di concerto con l’amministrazione comunale, provveda non solo a garantire la manutenzione del Castello ma anche a valorizzarlo come merita.