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Wed, Feb

Don Marcello Mengarda: i ricordi di un ragazzo di sessant'anni fa

Tione
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Don Marcello Mengarda era nato a Samone, in Bassa Valsugana, nel 1933, aveva proprio quest’anno festeggiato il 60° anniversario di ordinazione sacerdotale. Dopo l’ordinazione, nel 1960, fu dapprima vicario parrocchiale a Roverè della Luna (1960-1963), a Tione (1963-1967) e Cles (1967-1968). Divenne quindi parroco a Saone e Preore (1968-1977), parroco e decano a Spiazzo Rendena (1977-1993), parroco ad Avio e Mama d’Avio (1993-2005) e da ultimo era parroco a Villa Rendena e Javrè dal 2005 e anche di Vigo Rendena e Darè dal 2007.

 

 

 

TIONE. L'improvvisa scomparsa, qualche settimana fa di don Marcello Mengarda nella sua parrocchia di Villa Rendena e Javrè, dove esercitava la sua missione dal 2005, ha commosso anche altre comunità delle Giudicarie, dove il prete nativo di Samone in Valsugana, era stato pastore fedele e amato per gran parte della sua vita sacerdotale. E dove ha lasciato il segno forte della sua presenza e della sua azione in mezzo alle diverse comunità. Qui, ha detto di lui l'Arcivescovo Mons. Lauro Tisi - nel giorno del suo funerale domenica 15 novembre - “ha recato una lezione di fede” e di amore per il prossimo, svelando insieme il presule, come “tutti i suoi risparmi sono andati ai poveri”.

Ecco allora, in questi giorni di tristezza, che uno dei suoi parrocchiani, riandando ai suoi ricordi dei lontani anni Sessanta, ci manifesta una testimonianza d'affetto e di riconoscenza per questo prete, allora giovanissimo vicario nella parrocchia di Tione.

Così scrive Udalrico Gottardi, uno dei tanti giovani frequentatori dell'Oratorio di Tione, rammentando in particolare quei primi anni Sessanta.

 

 

Negli anni della mia giovinezza, don Marcello fu anche cappellano nella mia parrocchia a Tione dal 1963 al ’67, quei mitici anni sessanta di cui oggi vanno fieri quelli che come me hanno i capelli bianchi. Eravamo in molti giovani a frequentare l’Oratorio, si giocava al calcetto, a ping pong, poi al cosiddetto tam tam: erano i nostri svaghi preferiti. Nelle diverse sale dell'Oratorio c’era anche la possibilità di leggere qualche giornalino, tra cui il mitico “Vittorioso”, rivista a fumetti che ebbe un ruolo importante nella nostra formazione, della quale andava a ruba tra di noi il numero appena uscito; solo più tardi ci fu il momento de “Il Giornalino”.

 

Ebbene nelle sale stracolme di bambini e ragazzi, nella bella confusione di voci e rumori, era piacevole intrattenersi anche con lui: con don Marcello.

 

Non cerano solo le sale da gioco, ma lì vicino anche una grande sala per la visione di film, realizzata nei primi anni '50: ricordo in particolare i tre grandi fornelli a “segatura” che garantivano il riscaldamento durante la visione dei film, perlopiù d’avventura. Don Marcello è stato una figura di rilievo per noi ragazzi, un punto di riferimento indubbiamente molto importante sia nei momenti di svago e di gioco che in quelli più prettamente legati alle funzioni religiose. Era lui infatti che ci coordinava nel servizio da chierichetti per la S. Messa, anzi – ricordo con nostalgia – che per incentivare la presenza a ‘servire’ la Messa c’era un vero e proprio rituale, che prevedeva di 'segnare' le presenze in “servizio” soprattutto quelle della Messa prima che veniva celebrata alle ore 6. Si trattava, per noi, di una autentica 'alzataccia': andare a servire la S. Messa e poi subito a scuola. Ma lo facevamo con orgoglio e senso del dovere: oltretutto alla fine dell’anno arrivava un 'premio': di solito consisteva in un libro di preghiere e qualche dolce. Erano gli anni della nostra formazione religiosa e non solo e la presenza di don Marcello sarebbe stata fondamentale.

 

Negli stessi anni l’attività ricreativa e spirituale avveniva nelle sale dell'Oratorio certo, ma anche in un altro ambito luogo: ebbe inizio infatti nel 1961 il cosiddetto “Campeggio alla Madòna del Mónt” che sorgeva a fianco della chiesetta intitolata all’Addolorata, eretta nel 1924, quale voto dei tionesi, scampati ai bombardamenti della prima guerra mondiale. Qui i ragazzi trascorrevano un paio di settimane in allegra compagnia. Alla guida di questa gioiosa e spensierata “brigata” c’era sempre don Marcello che si prese carico per anni della cura spirituale ma anche della crescita umana e sociale di noi giovani.

 

Una testimonianza fra tante non espresse, ma certamente presenti nella memoria collettiva di tante comunità delle Giudicarie e del Trentino per questi operatori di fede e di amore che ci sono vissuti accanto.