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Mon, Jul

Rivàr ai zènt. La poesia di Mario Antolini Muson nel giorno del suo centesimo compleanno

Giudicarie
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«COMPLEANNO: vocabolo sempre in uso. - «Un compleanno speciale? Amici con i quali condividerlo, una famiglia al fianco, e molti istanti da vivere per godere delle due cose. (S. Littleword). / Un uomo ha gli anni che si sente. (M. Collins). / La gioventù è il dono della natura, ma l’età adulta è l’opera d’arte. (Garson). / Il mio compleanno! Che un suono diverso aveva questa parola nel mio orecchio giovanile. (M. Forbes). / Non sono gli anni che contano nella vita, è la vita che metti in quegli anni. (A. Lincoln). / È il tuo compleanno? Trai il meglio dai giorni passati e godi i giorni avvenire, trasforma la tua vita in un capolavoro. (S. Littleword). / Ci sono anni che pongono domande e anni che rispondono. (Z. N. Hurston)».

Poco dopo lo scoccare della mezzanotte fra il 18 e il 19 giugno, che segna il giorno del mio fatidico compleanno dei 100 anni, regalatomi gratuitamente dal Signore, sono lieto e commosso di condividere questo insolito “dono” con le Amiche e gli Amici che da tempo camminano con me in questo fantastico facebook sostenendomi, confortandomi e incoraggiandomi e perfino volendomi bene. Con animo grato e commosso non posso che ricorrere al sempre incoraggiante dialetto». Questo il post di Mario Antolini Muson sulla sua bacheca facebook per condividere con tutti le sue emozioni per i 100 anni. Ancora una "lezione" dal grande maestro delle Giudicarie. Auguri Mario e grazie per quello che ci regali ogni giorno.

 

Rivàr ai zènt!

I m’à lasà rivàr ai zènt!
Nó ’l me pàr gnà vìra.
So chì ’ncantà come ’n mèrlo
gnànca bó de zifolàr…
Có dìr e che podér dìr
quàn che i m’à làsa córer
dapertùt per él mondo
per così màsa tànt témp?
Ò ciapà tànt de quèl bèl
da le mà’ del Signór
che nó pódo ’ngropàrme de gnént
e lasàrme morìr contént e beàto.
Vardàrse ’ndré a vardàr él tànt caminàr
e avérghe amó na gràn vóia
de vardàr enànč se per caso
ghe fudèse amó vergót da trigàr
’l sarìa vergót che no se pól dir.
I m’à volést én gràn bé’
tuč quèi che ò ’ncontrà dapertùt
e mi gò volèst bé’ a tùč.
I “Mé” i m’è stàdi pù che arént
i e i m’à dàt él bèl del vìver.
Me pàr de èser già ’ndromenzà
portà sa le nùgole che cór éntà ’l cél
e che le mé porterà có’ èle…
ànca sé sèito a sentìrme arént
a tùč quèi che i stà amó chì có’ mi
adès… ancó…
’ntà ’l dì che compìso pù che contént
i mé prìm zènt àgn…

 

Arrivare ai cento. - Mi hanno lasciato arrivare ai cento. / Non mi sembra neppure vero. / Sono qui incantato come un merlo / neppure capace di zuffolare… / Cosa dire e che poter dire / quando mi hanno lasciato correre così / dappertutto per il mondo / per troppo tempo? / Ho ricevuto tanto di quel “bello” / dalle mani del Signore / che non posso lamentarmi di niente / e mi lascio morire contento e soddisfatto. / Guardarsi indietro e osservare il tanto camminare / ed avere ancora una gran voglia / di guardare avanti se per caso / ci fosse ancora qualcosa da mettere insieme / sarebbe qualcosa che non si può dire. / Mi hanno voluto un gran bene / tutti coloro che ho incontrato ovunque / ed io ho voluto bene a tutti. / I Miei mi sono stati più che vicini / e mi hanno dato il “bello” del vivere. / Mi sembra d’essermi addormentato / portato sulle nuvole che corrono in cielo / e che mi porteranno con loro… / anche se continuo a sentirmi accanto / a tutti quelli che stanno tuttora con me / adesso… oggi / nel giorno in cui più che contento compio / i miei… primi cento anni. - - - Mario Antolini Musón. 

 

https://www.facebook.com/mario.antolini.108/posts/577385293185811