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Stalla a Pelugo: «Ho dato la disponibilità a mio fratello a vendergli la mia quota. Non c'è ragione di andare in deroga, ristrutturi o ricostruisca quella». La lettera di Marcello Scarazzini

Val Rendena
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«Sono Marcello Scarazzini: ho fatto il contadino e l’allevatore per una vita! Ho letto su Campane di Pinzolo l’intervista di Marco Salvaterra a mio fratello Luca Scarazzini in merito alla polemica per la realizzazione di un allevamento zootecnico di tipo industriale a Pelugo in deroga alla pianificazione urbanistica perché in area agricola di pregio. A tal proposito faccio notare che sia il Comune di Pelugo che il Servizio Urbanistica e Tutela del Paesaggio hanno concesso l’autorizzazione all’Azienda Agricola Scarazzini di Luca Scarazzini sulla base di una mendace e pretestuosa dichiarazione unilaterale del richiedente (senza alcun approfondimento in merito) che asseriva di trovarsi nella necessità di costruire un nuovo allevamento zootecnico perché la stalla esistente in comproprietà avrebbe dovuto essere divisa con il fratello. Circostanza questa non vera! Infatti dopo avergli gratuitamente prestato la mia parte di stalla per 17 anni ho dato la mia disponibilità anche a vendergli la mia quota di 1/2 per un prezzo congruo e periziato.

L’Azienda Agricola Luca Scarazzini, piuttosto che acquistare l’altra metà della stalla ad un prezzo equo (per poi ristrutturare o ricostruire ex novo in quel sito il nuovo allevamento zootecnico) ha invece preferito insistere nel voler costruire un mega allevamento in area agricola di pregio in deroga alla pianificazione urbanistica; con ciò raddoppiando la presenza di strutture zootecniche in una zona ancora integra interrotta sola dalla presenza dell’attuale stalla e da qualche raro episodio edilizio sparso di tipo rurale a carattere puntuale e di piccole dimensioni. Osservo che per concedere in deroga alla pianificazione, perché in contrasto con la destinazione di zona prevista dal P.R.G. di Pelugo (area agricola di pregio), un’autorizzazione occorre che l’opera sia riconducibile a quelle di interesse pubblico che possono beneficiare dell’istituto della deroga urbanistica. Ma nel caso in questione non sussistono le condizioni per beneficiare di detta deroga in quanto l’attività economica di interesse generale ben poteva essere esercitata nell’attuale stalla che tutt’al più poteva essere oggetto di adeguata ristrutturazione o ricostruzione senza dover violare l’area agricola di pregio costituita proprio al fine di preservare l’ambiente ed il paesaggio.

Purtroppo la richiesta ha trovato accoglimento, prima nella delibera del Comune di Pelugo e poi in quella del Servizio Urbanistica e Tutela del Paesaggio della P.A.T., malgrado ciò causerà un irrimediabile deturpamento del paesaggio in palese contrasto con quanto prevede il documento di Programmazione Generale della Provincia in tema di vocazione e custodia territoriale: territorio quale motore di sviluppo e bene inalienabile nonché quale elemento fondante dello spirito di appartenenza del trentino. Principi generali del P.S.P. (XVI legislatura d.d. 16.07.2019) che sanciscono la necessità che ogni intervento debba essere valutato sulla base delle ricadute che avrà sul territorio dovendo preservare la vivibilità ed attrattività dello stesso con uno sviluppo paesaggistico di qualità. Il territorio va dunque salvaguardato contenendo “il consumo di suolo” e valorizzando il paesaggio e migliorando l’integrazione con l’agricoltura e il turismo per uno sviluppo sostenibile soprattutto con la rivalutazione, tutela e sviluppo dei paesaggi rurali tradizionali. Comune di Pelugo e Servizio Urbanistica, in violazione dei suddetti principi generali, hanno invece autorizzato la realizzazione di un allevamento zootecnico di tipo industriale in area agricola di pregio e dunque consistente in un evidente quanto devastante deturpamento per il territorio e il paesaggio, contrariamente a quanto va dicendo Luca Scarazzini.

Purtroppo nessuno della P.A. ha avuto nulla da ridire, nonostante sia poi la P.A che in seguito sarà chiamata ad elargire contributi milionari per sostenere la costruzione del nuovo allevamento industriale Ma vi è di più! Perché oltre al deturpamento del paesaggio si profila un ulteriore gravissimo danno sotto il profilo ambientale! Infatti la presenza di aziende agricole nelle zone di montagna perché possano divenire risorse per la manutenzione e la conservazione del territorio devono essere proporzionate al medesimo territorio altrimenti si trasformano un danno per il paesaggio e per l’ambiente. Ed è quest’ultimo l’ulteriore e vero “bubbone” degli allevamenti zootecnici in Val Rendena: il rapporto carico uba/superficie ettari. Il territorio a disposizione infatti è troppo limitato per consentire di soddisfare le esigenze degli gli allevamenti zootecnici di tipo industriale che sono stati realizzati negli ultimi 15/20 anni: non vi è sufficiente territorio per il regolare smaltimento delle deiezioni di così tanti bovini: in particolare dei loro liquami. Tant’è che è abituale (anche cinque volte al giorno) che allevatori dell’alta Val Rendena utilizzino con la complicità di qualche allevatore della bassa Val Rendena i fondi da questi ultimi gestiti per scaricare i liquami in eccesso soprattutto nei campi coltivati a granoturco cosi da nascondere meglio il misfatto con l’aratura.

Il fatto è noto a tutti gli operatori del settore ma ha trovato la compiacenza di molti di coloro che sarebbero deputati al controllo. Non sembra sia stato compiuto alcun accertamento in tal senso... In questo modo le nostre falde e i nostri torrenti si inquinano… non è certo così che si tutela l’ambiente, che si preserva il paesaggio e che si garantisce l’armonioso e compatibile sviluppo agro-turistico della nostra Val Rendena … la val dala trisa come qualcuno ben ricorda!

Marcello Scarazzini»