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Mon, May

Collezione Antonio Scozzafava. A Roncone una testimonianza preziosa della Prima e Seconda Guerra mondiale

Sella Giudicarie
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In questo periodo di difficoltà, in cui stiamo vivendo una situazione quasi irreale, con le vie dei paesi percorse solo da pochissime persone solo per estreme necessità, con i vigili del fuoco che passano con gli altoparlanti lanciando il messaggio "rimanete  a casa" il pensiero va ad altri momenti in cui siamo stati travolti da eventi che ci hanno lasciato dolore e privato delle libertà più comuni.  Il pensiero va alle Grandi guerre. E se qualcuno ha avuto le confidenze dei nonni di come si viveva ai tempi della Prima e  della Seconda guerra mondiale, per altri rimangono solo le testimonianze raccolte nei musei e nei cimeli rimasti a ricordo di quell'atroce esperienza. Accanto ai musei "ufficiali" troviamo in Trentino una miriade di collezioni che cittadini appassionati di militaria, hanno realizzato nelle proprie abitazioni.

La maggior parte delle quali sono legittime. Nel senso che i collezionisti si sono dotati di regolare licenza di Pubblica Sicurezza, così come previsto dalla legge. 

Una di queste collezioni la tiene Antonio Scozzafava, nato a Gimiliano in provincia di Catanzaro il 25 marzo del 1947, ma residente a Roncone da molti anni. Primo di otto fratelli, fino all’età di dieci anni ha vissuto nel paesino di Gimigliano sul versante meridionale della Sila Piccola, sul Monte San Salvatore che si affaccia nella valle del Corace. Poi la madre di Antonio decise raggiungere la sorella che abitava a Tione con la famiglia, così si trasferirono tutti al Nord. Giunto all’età di vent’anni, Antonio - dotato di uno spirito da leader e molto orgoglioso - divenne caporeparto di una fabbrica. Proprio lì conobbe Renata che sposò dopo due anni. Con il matrimonio iniziarono gli interessi in comune e l’idea di costruire sotto casa, a Roncone, una prima piccola lavanderia lavasecco. Le cose andarono bene e col passare del tempo Antonio portò la lavanderia a Tione con i suoi fratelli. Che c’entra la lavanderia coi cimeli di guerra? 

Chiusa la lavanderia, i locali divennero il posto ideale per coltivare la propria passione: raccogliere cimeli di guerra. La sua collezione ha continuato a crescere negli anni anche grazie al coinvolgimento del figlio Alessandro. È diventata così grande e ricca da suscitare l’interesse di alcuni musei e forti che gli hanno chiesto in prestito i suoi reperti più rari. Si tratta di cinque sale dove si trovano fucili, baionette, elmetti, brandine da campo, scudi da trincea, pipe austriache, stufette da campo, lanterne da trincea, sci, pistole, bombe, ramponi, ciaspole, scatolette per il cibo, perfino una brandina da campo per i feriti di guerra.Ed ancora varie divise, da quelle paramilitari dei bambini «figli della lupa» a quelle dei soldati veri e propri. Antonio se ne è occupato con passione e amore per tanti anni, e oggi è contento di mostrarla anche ai visitatori ai quali spiegherà per filo e per segno la storia di ognuno dei suoi cimeli.

 

 

  

manichino a destra Alpino julia 1938 

manichino a sinistra Maggiore Italiano ww1

 

 

UNA PARTE DELLA COLLEZIONE PIPE AUSTRUNGARICHE 

  

 

MITRAGLIATRICE SCHWARTZLOSE 1916 

  

PANORAMICA DIVISE PRIMA GUERRA E SECONDA GUERRA MONDIALE

  

SCIATORE TRENTINO  ANNI 30 

  

GIOCATTOLI BALILLA REGALATI ALLA FESTA DELLA BEFANA 

  

PICCOLA ITALIANA COLONIALE ANNI 30 

 

In questo periodo come tutti i musei non può essere visitata, ma appena usciremo dalla attuali restrizioni la collezione privata potrà essere visitata su appuntamento telefonando allo 0465 901153.