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Tagliaboschi e segantini di Condino dovranno rinunciare alla festa di Santa Caterina: un evento che si teneva da quasi 75 anni

Borgo Chiese
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BORGO CHIESE. In prossimità del giorno di Santa Caterina, 25 novembre, o del sabato precedente, segantini e tagliaboschi a Condino sono soliti riunirsi per festeggiare la loro patrona.

Quest'anno, però, causa l’epidemia e le restrizioni legate a coronavirus, la rimpatriata – che aveva luogo nei vari alberghi a rotazione - è stata annullata. Ad anticiparlo sia i fratelli Serafino e Mirco Lombardi, con la loro azienda al di là della zona di Ciùdrin, che Luca e Silvio Butterini, nei pressi del Giùlis. “Questa decisione - avvertono i Lombardi - per ora è ufficiosa, ma l’intendimento che prevale è quello di rimandare il tutto al 2021”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Roberto Pizzini, comproprietario della Compi Legno nella zona di Condino.

Alla festa prendono parte anche operatori ledrensi tra cui il popolare Ribaga (Cimino) che produce bancali. “Sono solito partecipare all'evento, anche perché con la segheria Pizzini & Sartori ci lavoro spesso” avverte il contitolare della 2 Erre Legnami.

Negli anni passati alla 'Santa Caterina' partecipavano anche boscaioli che nell’arco dell’estate, per conto delle varie segherie, erano alle prese nel tagliare alberi. Ad espletare quel lavoro gente conosciuta: Tullio e Bruno Pizzini, Mario Sartori o Tullio Quarta.

 

Una tradizione veramente importante quindi a Condino, dove i partecipanti coinvolti nel comparto legno (travi, tetti, tavolame e auto trasportatori) sono oltre un centinaio. Una tradizione quasi secolare: la ricorrenza settembrina si svolgeva ormai da quasi 75 anni.

Per il passato l’allora geometra Narciso Galante (che più tardi sarebbe deceduto in Alto Adige travolto proprio dai tronchi che stava misurando) aveva organizzato presso il centro scolastico di Condino – con i colleghi di Storo – un convegno inerente al settore; anche la Provincia rappresentata dall’assessore e vicepresidente Walter Micheli aveva aderito.

Negli anni 50’, invece, a onorare il comparto c'erano stati Vittorino Dapreda, Silvio Butterini, Giuseppe e Franco Gualdi (Giò) e la famiglia dei Galante (Elia, Sandro, Giacomo ed Enrico). Nel giorno della patrona davano vita alla ricorrenza organizzando pranzo, discussioni ma anche una partecipata santa messa.

Erano i tempi in cui a gestire l’arcipretale Santa Maria c'era il decano don Modesto Lunelli e cappellani don Alessandro Tasin prima e don Carmelo Francesconi poi. Nella circostanza i preti indossavano paramenti solenni mentre dalla cantoria uno dei fratelli Dapreda (Celestino,Ottavio o Guido) erano soliti accompagnare la messa all’organo. “ Era una cerimonia partecipata dove si ricordavano i colleghi defunti; la festa, poi, avvicinava datori e dipendenti. Ci si confrontava apertamente, almeno per un giorno, dicendo cose che nel corso del resto dell’anno erano impossibili affrontare e dibattere”.