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Wed, Feb

L'an apéna vegnù... Il benvenuto all'anno nuovo di Mario Antolini

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CAPODANNO / ANNO NUOVO: vocabolo ripetuto annualmente. - «Voglio che ogni mattino sia per me un CAPODANNO. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. (Gramsci). / Ogni giorno per me è l’inizio di un NUOVO ANNO, e io cerco di propiziarmelo con buoni pensieri che liberano l’animo dalle meschinità. ( Seneca). / E ora diamo il benvenuto al NUOVO ANNO pieno di cose che non ci sono mai state. (R. M. Rilke). / Nessuno ha mai considerato il PRIMO GENNNAIO con indifferenza. È ciò da cui ognuno data il proprio tempo e su cui conta ciò che rimane. (C. Lamb). / La cosa migliore del FUTURO è che arriva solo un giorno alla volta. (A. Lincoln)».

*

1° gennaio 2021. – Ci si sveglia e si usa cambiare calendario perché l’altro non serve più. Tutt’intorno ti fanno sentire che i giorni non sono più datati 2020, ma bisogna datarli col 2021 come se tutto fosse nuovo e diverso. Ci si fanno gli auguri come ci si dovesse trovare in un nuovo periodo di vita, anche se in realtà nulla è cambiato, e tutto intorno è rimasto come era, e tanto meno si è cambiato se stesso o cambiata se stessa. Eterni illusi? Certamente sì, ma resi forti di un’illusione (quasi una convinzione) che sollecita “dentro” a spingersi oltre la piatta quotidianità, nella costante ricerca del NUOVO che si va alacremente cercando nel MEGLIO: quel MEGLIO che ansiosamente lo si cerca di vedere nei cambiamenti che si succedono senza fermarsi mai; ed il NUOVO ANNO viene visto, appunto, in un cambiamento che almeno è desiderato, che è agognato ad ogni trapasso di anno in anno.

Quindi ANNO NUOVO carico più di sospirate speranze che di certezze, ANNO NUOVO carico di desideri di quanto fino ad oggi non si è avuto; ANNO NUOVO nel quale ci si sente impegnati a proiettarsi verso un “bene” che finora non si è avuto, ma che ci si impegna di cercare e di realizzare nei dodici mesi che si hanno in prospettiva di percorrere.

«Buon Anno!» ci si ripete a viva voce a vicenda, anche se oggi, forse, non con lo stesso entusiasmo degli anni precedenti, dato che non ci è stato dato di festeggiarlo a mezzanotte (al suo arrivo) con balli e brindisi in allegria ed in compagnia come si è sempre fatto. Tuttavia, almeno in cuore, si vive l’atmosfera di un NUOVO, nel quale si accumulano speranze e desideri, specie in questo periodo in cui un male quasi incurabile sta mietendo vittime a non finire. Perciò un ANNO NUOVO al quale è stato affidato l’intimo desiderio che porti con sé la possibilità di debellare il virus che ha intristito tutto il suo predecessore. E che realmente sia così.

Con le lacrime agli occhi e l’amaro in bocca: «Benvenuto, ANNO NUOVO!»… con infinite speranze al di là della mezzanotte..

 

 

Pensieri a sorpresa. [100]. – Venerdì 1° gennaio 2021

 

 

L’àn apéna vegnù…

 

L’àn nóf che stadomà è vegnù

nó l’à fàt él sòlit gazèr de sémpro;

i gà ’mpedì de fàr le sòlite fèste

e perfìn de béver én bicér tùç ensèma

dopo avér balà tùta la nòt én compagnìa.

Ne gatóm chì a tentàr de fàrghe fèsta

come óm sempro fàt tùç i àgn pasàdi

come ’l fudèse vergót de bèl e de grànt;

vergót de ’mportànte e da saludàr

con tànç de guànç e de prosopopèa.

Ma vàl la péna de pèrderse dré a saludàrlo

quàn che no sóm e no cognosóm gnamò

tùt quèl che ’l se porterà dré én dódes més?

Sóm stàdi scotàdi l’àn pasà có’ l’àn bisestile:

góm fàt tante de quèle fèste da fàr pòra

e po’ óm vìst quèl che ’l n’à portà!

Me sà che stàn vergóta ’l sìa cambià;

góm le rèce sbasàde e le gàmbe taiàde;

dént de noàltre ghè vergót che bói

e che ’l no ne làsa saltàr dal contént

parché vorìen che almén ’l fudèse rivà

cól maledéto bisól mòrt e copà e sepelì;

e, ’nvézi, sóm amó chì che ne svoltolóm

senza savér amó có fàr e ’ndó voltàrne.

 

«Àn nóf apéna rivà; tè vorìen saludàr

ma senza fàrte fèsta grànda e sbandieràda;

capìsene; sóm stàdi màsa bastonàdi

da l’an che ’l n’à apéna lasà lì.

Da tì spetóm vergót de bèl e de grànt

come la fìn de la pòra có’ la mòrt

del bisól che ’l n’à rovinà la vita.

Se te né farè dalbó’ stó gràn regàl

té faróm na fèsta che no finirà pù».

 

*

 

L’anno appena giunto. – L’anno che stamattina è giunto / non ha fatto il solito chiasso di sempre; /gli hanno impedito di fare i tradizionali festeggiamenti /e perfino di poter bere un bicchiere tutti insieme / dopo aver ballato tutta la notte in compagnia. / Ci troviamo qui a tentare di fargli festa / come abbiamo fatto negli anni trascorsi / come fosse qualcosa di bello e di grande; / qualcosa di importante e da salutare con tanto di guanti e di prosopopea. / Ma val la pensa di soffermarsi a salutarlo / quando non sappiamo e non conosciamo ancora / tutto quello che porterà con sé in dodici mesi? / Siamo stati scottati l’anno scorso con l’anno bisestile; / gli abbiamo fatto tante di quelle feste alla grande /e poi abbiamo visto quello che ci ha portato. / Mi sa, tuttavia, che quest’anno qualcosa sia cambiato; / abbiamo le orecchie abbassate e le gambe spezzate; / dentro di noi vi è qualcosa che ribolle / e che non ci permette di saltare dalla gioia / perché vorremmo che almeno fosse giunto / con il maledetto virus morto e ammazzato e seppellito; / e, invece, siamo ancora qui che ci avvoltoliamo / senza sapere ancora cosa fare e dove andare. / «Anno nuovo appena giunto; ti vorremmo salutare, / ma senza farti festa con grandezze e bandiere; / comprendici; siamo stati troppo bastonati / dall’anno che se ne è appena andato; / da te attendiamo qualcosa di bello e di grande / come la fine della paura mediante la morte / del virus che ci ha rovinato la vita. / Se ci farai davvero questo grande regalo / ti faremo una festa che non finirà più».

 

--- Mario Antolini Musón