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Pelugo, perché diciamo no ad un altro allevamento zootecnico di tipo industriale. La minoranza del consiglio comunale torna sull’argomento del progetto della nuova stalla

Val Rendena
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In merito all’articolo intitolato “La nuova stalla, un irrimediabile deturpamento del paesaggio” pubblicato sul sito giudicarie.com e su “l’ADIGE”, la minoranza consiliare del Comune di Pelugo che ha promosso un’iniziativa di raccolta firme* ritiene necessario sottoporre le seguenti riflessioni. Riflessioni che non vogliono essere una critica alla singola azienda agricola ma vogliono offrire una serie di elementi su cui riflettere per cercare di trovare una soluzione condivisa a problematiche che coinvolgono equilibrio ambientale ed economico di un’intera valle.

 

● L’azienda agricola in questione ha nel suo fascicolo aziendale una superficie di circa 69 ettari (vedasi sito SIAN https://www.sian.it/titoli/pac20152020/ricercaAzienda/switch.do), una superficie molto elevata se rapportata alla consistenza della mandria dell’Azienda Agricola Scarazzini che si stima attorno ai 85 UBA (unità bovino adulto). Per i non addetti si ricorda che il limite imposto della PAT per l’accesso pagamenti agro-ambientali e per finanziare nuove costruzioni è di circa 2,5 UBA a ettaro. Con la sola superficie a sfalcio l’Azienda potrebbe allevare più di 170 UBA senza incorrere in sanzioni. Ciononostante è notizia recente che l’azienda agricola si è aggiudicata la malga Val Germenega per una cifra di 16.600 euro (poco meno di 4 volte oltre la base d’asta) nonché la malga Casinela Carnac https://www.ladige.it/territori/giudicarierendena/2020/03/08/spiazzo-rendena-malghe-offerte-stratosferiche-assegnate. A questo punto è lecito domandarsi come mai un’azienda agricola che non ha problemi di superficie (ha un rapporto UBA/ettaro poco piu’ di 1,1 quando il limite è 2,5) offre una cifra così spropositata per una malga? Pare evidente che l’Azienda abbia in progetto di aumentare enormemente la sua mandria e per questo necessiti anche della superficie delle malghe

● Il progetto d'altronde è quello di aumentare la mandria a circa 300 animali prevedendo nel nuovo allevamento circa 180 animali in lattazione e nell’ edificio esistente circa 100 capi giovani destinati alla rimonta. Ciò trova fondamento se viene valutata nel dettaglio la planimetria 

● Nella planimetria infatti sono previste solo cuccette e se ne contano quasi 180. La larghezza delle cuccette è di circa 1,30 metri che è la larghezza idonea per una vacca da latte non di certo per gli animali giovani. Quindi la teoria per cui la stalla debba servire anche per gli animali giovani pare non trovare fondamento.

●La normativa sul benessere degli animali prevede una superficie minima per vacca adulta (per gli animali giovani ovviamente è inferiore) di 7-8 metri quadrati. La superficie destinata al ricovero del bestiame è di 75 metri lineari x 20metri quindi 1500 metri quadrati. In questa superficie l’Azienda potrebbe allevare quasi 190 vacche da latte!!!

● Nella planimetria (all’interno del polo tecnologico) sembra siano previsti due robot di mungitura. Un robot può mungere solo 60-70 vacche da latte, due robot circa 140. Anche questo fa presupporre che l’obiettivo possa appunto quello di raggiungere le 170-180 vacche da latte: 140 in lattazione che si alternano con le 30-40 in asciutta.

● Pare dunque che il progetto sia destinato ad una stalla per l’allevamento esclusivo di vacche e non sia comprensiva degli animali giovani. Pertanto occorre interrogarsi sui seguenti punti.

● Una vacca produce circa 15-20 metri cubi di letame all’anno (dai 15000 ai 20000 kg) anche ipotizzando “solo” 250 capi si possono superare i 4 milioni di chili di letame. La Val Rendena necessita di tutto questo letame?

●Perché rincorrere un modello di zootecnia decisamente “padano” con alimentazione ad insilato quando si potrebbe invertire rotta e dirigersi verso un’alimentazione a fieno più sana che non necessità di diserbanti (mentre il mais si) più sostenibile e sicuramente con maggiori prospettive di sviluppo futuro?

●Anche alla luce dei recenti accadimenti che evidenziano possibili correlazioni tra il modello di sviluppo seguito e la diffusione del COVID e gli allevamenti intensivi. Siamo davvero sicuri che sia il momento di costruirne uno che, se confermati i sospetti, diverrebbe il più grande della valle? ●Perché non investire cercando di risparmiare suolo agricolo costruendo una struttura moderna per circa 70 animali in lattazione e una rimonta di 40 ed innovare inserendo pratiche agricole meno impattanti e che meglio si sposano con l’ambiente e il turismo (allevamento a fieno, fattoria didattica etc…?

●I cambiamenti climatici, le politiche agricole internazionali e le nuove linee guida europee spingono verso la conversione massiva ad una zootecnia estensiva con maggior utilizzo del pascolo e la riduzione dei carichi di azoto per ettaro. La sostenibilità di un’azienda sarà determinata anche dalla capacità di portare un beneficio all’ambiente. Una stalla di dimensioni così spropositate potrebbe trovarsi anche in difficoltà economiche per dinamiche legate all’oscillazione dei prezzi del latte e alle possibili decurtazione dei contributi comunitari per le aziende zootecniche intensive, e allora cosa accadrebbe?.

●Se parte dei 69 ettari che ha in affitto l’Azienda dovesse essere destinata dal proprietario ad altra destinazione (vigneto, campi da calcio, sfalcio ad altri contadini) dove saranno smaltite le deiezioni zootecniche eccedenti? Ci si trova dunque di fronte ad una scelta che rischia di alterare negativamente lo sviluppo agricolo, ambientale, sociale e turistico di un’intera valle!

 

*E’ possibile aderire all’iniziativa di raccolta firme, promossa dalla minoranza consiliare del Comune di Pelugo contro la realizzazione di un allevamento zootecnico di tipo industriale con il semplice invio di una mail all’indirizzo: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. scrivendo “Aderisco all’iniziativa promossa dalla minoranza consiliare del Comune di Pelugo contro la realizzazione di un allevamento zootecnico di tipo industriale” indicando nome cognome, data e luogo di nascita, e indirizzo di residenza.